Non basta un cromosoma a determinare il sesso

La World Athletics,  la Federazione internazionale dell’atletica leggera,  per l’ammissione delle sportive ai Campionati mondiali di atletica leggera – che si svolgeranno a Tokyo dal 13 al 21 settembre 2025 – richiede un’analisti genetica per stabilire se sono “biologicamente femmine”.

Il test è basato sulla ricerca del gene SRY (da Sex determining region Y protein – Proteina della regione determinante il sesso Y). 

Per la World  Athletics

Come abbanews.eu riportava nel marzo scorso,  la Federazione Internazionale, attraverso il suo presidente Sebastian Coe, annunciava di aver approvato l’introduzione dei temponi e/o del test Dried Blood Spot per le atlete, al fine di verificarne il sesso biologico e affrontare, risolutivamente la controversa questione dell’idoneità di genere. Un modo per “proteggere lo sport femminile” e mantenere “l’integrità della competizione” secondo Coe, ed evitare quanto accaduto negli ultimi anni (ma non alle ultime Olimpiadi e Paralimpiadi), ossia l’esclusione delle atlete transgender o con differenze di sviluppo sessuale (Dsd), dagli eventi femminili.

Per la World Para Athletic

La World Para Athletics, invece, dopo anni di ricerche condotte da un gruppo di esperti guidato dalla studiosa canadese Joanna Harper, nel 2018 aveva accettato i criteri CIO (che ha aperto ai transgender fin dal 2003 e rivedendo le linee guida periodicamente), fissando il parametro dell’eleggibilità per atleti trans he to she (da uomo a donna) in 12 mesi continuativi con una concentrazione certificata di testosterone inferiore a 5 nmol/L.

Ritorno al passato

Il test odierno, in realtà, ripristina il cromosomico in vigore fino agli anni Novanta del Novecento e indica se l’atleta ha il cromosoma maschile Y, responsabile in coppia con il cromosoma X allo sviluppo di cellule dell’apparato genitale maschile, mentre la coppia XX lo è di quello femminile.

La spiegazione del genetista

Ma negli ultimi trent’anni gli studi hanno fatto emergere quanto sia molto più complicato determinare il sesso di un essere umano, poiché nella sua dinamica intervengono altri fattori genetici.

Giuseppe Novelli, genetista al Policlinico Tor Vergata di Roma, in un video pubblicato da Youtube, ribadisce che “non basta un cromosoma a determinare il sesso”.  Se “una volta si faceva la ‘cromatina sessuale’, un banale test per vedere la presenza del cromosoma Y […]. Oggi la Medicina e la Genetica sono cambiate e sappiamo che sono diversi gli attori attivi in questo processo, come le combinazioni di geni e ormoni”

Inoltre, prosegue il genetista “ci sono delle condizioni rare che in ambito genetico vengono definite differenze nello sviluppo sessuale o Dsd. Parliamo di circa 40 condizioni diverse con una prevalenza nella popolazione di 1 caso ogni 5-6mila nati”.

Quanto siamo lontani dall’ uniformità sportiva? 

Andrew Parsons, presidente del Comitato Paralimpico Internazionale (IPC) in occasione di questa manifestazione nell’edizione del 2024, dichiarava alla BBC, il proprio auspicio di vedere presto uniformità di politiche transgender nel mondo dello sport, attraverso una risposta certa della scienza.

Invece, ora abbiamo,  oltre all’obbligo di sottoporre al test tutte le sportive (anche se una tantum),a un test che non considera la complessità biologica evidente dall’approfondimento scientifico e, quindi,  insufficiente per l’ uniformità sportiva delle atlete.

Inevitabile chiedersi  quale validità e quali giustizia e rispetto etico può esserci nel ripristino di un antico e superato esame.

 

 

Immagine by Andrea Piacquadio – pexels.com

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.