Alfredo Sadun. L’italiano mancato che salvò i cubani dalla cecità

Sono trascorsi esattamente, 30 anni, da quando nel 1993 a Cuba, l’oftalmologo Alfredo Sadun e il suo team riuscirono a identificare la causa dell’epidemia di neuropatia ottica che arrivò a colpire fino a 50mila persone.

Da principio le autorità sanitarie locali e gli esperti dell’OMS  (Organizzazione Mondiale della Sanità), ai quali i primi avevano chiesto supporto, ritenevano che la causa della sconcertante epidemia fosse un virus.

Poi il ritmo allarmante con il quale le persone perdevano la vista indusse il rappresentante dell’OMS a rivolgersi a Sadun, medico statunitense specializzato in malattie del nervo ottico, chiedendogli di imbarcarsi subito per Cuba.

Alfredo Sadun si prese del tempo per formare il team adeguato e, a metà maggio, con altri 11 dottori, partì per l’Avana.

In quel tempo tra gli Stati Uniti e Cuba c’era una profonda ostilità tanto che ai cittadini americani non era permesso di recarsi nell’isola. Ma la preoccupazione che un’epidemia virale, dall’esito irrimediabile, potesse superare facilmente la costa cubana così vicina, portò i funzionari statunitensi ad acconsentire, senza indugi, alla partenza della squadra medica.

Da parte sua Fidel Castro, lo storico presidente cubano (dal 1958 al 2008) non disse mai che Sadun fosse statunitense: approfittando del nome Alfredo, ‘specificava’ che si trattava di uno scienziato italiano. Il leader mentì soltanto in parte, perché a essere italiani erano i genitori dell’oftalmologo, il livornese Elvio, parassitologo e Lina Ottolenghi genetista, entrambi scappati negli Usa a causa del feroce antisemitismo del regime nazi-fascista. Alfred è nato a New Orleans (Louisiana) nel 1950.

All’inizio degli anni Novanta, Cuba stava attraversando una severa crisi economica sia per l’embargo statunitense, sia per la fine dell’Unione Sovietica che aveva provocato l’interruzione del commercio tra l’isola e l’Europa dell’Est.  Tale premessa è essenziale per comprendere lo scetticismo di Sadun di fronte alla convinzione delle autorità sanitarie locali, nonostante già allora godessero di ottima fama, che l’epidemia fosse causata da un virus.

L’oculista e la sua équipe iniziarono ad analizzare campioni di liquido cerebrospinale prelevati da pazienti che avevano perso la vita e non trovarono tracce di globuli bianchi o proteine che avrebbero indicato l’infezione virale. Constatarono anche che non si erano verificati focolai nelle grandi comunità come scuole, case di cura, caserme, dove, come ben sappiamo, per mancanza dell’opportuna distanza, un virus si diffonde rapidamente.

Esclusa l’origine virale, bisognava cercare la causa e, per farlo, era necessario trovare delle caratteristiche comuni tra i pazienti. Sadun ne  trovò una tra le 20 persone selezionate per la ricerca: tutti avevano subito una grave perdita di peso: dai 9 ai 13 chili ciascuno. Da cui la prima certezza: l’epidemia poteva avere origine nutrizionale.  O, per meglio dire, di scarsa e cattiva alimentazione.

La concausa che completò la diagnosi invece fu scoperta per caso. Quando Sadun seppe del rum fatto in casa, molto diffuso tra le persone, contenente metanolo: una tossina che un organismo sano smaltisce, ma che, in un corpo mancante di acido folico per malnutrizione, viene metabolizzata in acido formico che, a sua volta può provocare danni irreparabili al nervo ottico.

Scoperta la combinazione di carenza nutrizionale e grave intossicazione da formiato, fu trovata la cura. I medici cubani rimasero freddi di fronte alla diagnosi di Sadun ma non Fidel Castro che gli chiese che cosa si potesse fare: una massiccia distribuzione di integratori di Vitamina B e di acido folico, fu la risposta dell’oftalmologo statunitense.

Nel settembre 1993, l’epidemia cubana di neuropatia ottica (CEON, come è stata denominata), iniziata nel 1992, era sotto già controllo.  Molti i pazienti miglioravano dopo alcune settimane, recuperando, parzialmente la vista; altri purtroppo non ebbero il tempo di riprendersi, le loro fibre nervose erano state completamente danneggiate, e in 50mila rimasero ciechi.

I ricercatori hanno continuato a monitorare la malattia, recandosi regolarmente a Cuba fino al 2001, quanto i rapporti di tutte le province cubane registrarono l’assenza di casi di CEON.  E l’anno successivo al dottor Sadun venne consegnata la Medaglia d’Onore dell’Accademia Nazionale Cubana.

Il medico  riconobbe il merito dell’intuizione dei medici cubani di capire che non si trattasse di un virus.

Oggi Alfred Sadun, che vanta numerose ricerche che hanno portato a nuovi progressi e nuove conoscenze, è professore di Oftalmologia e Neurochirurgia presso la Facoltà di Medicina dell’Università della California meridionale.

 

 

Immagini: 1) Alfredo Sadun, ricercatore e professore di oftalmologia e neurochirurgia; 2) Fidel Castro, storico presidente di Cuba dal 1958 al 2008 

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