Patto per i diritti umani siglato dai candidati alla presidenza della Colombia

Dopo lo storico Accordo di Pace tra il Governo e le FARC del settembre 2016, il 27 maggio 2018 la Colombia va alle urne per votare al primo turno delle elezioni presidenziali.

Per la prima volta tutti i candidati in corsa alla presidenza hanno siglato un Patto formale, chiaro e inequivoco per mantenere il rispetto dei diritti umani. L’ha comunicato Zeid Ra’ad Al Hussein, l’Alto Commissario per i Diritti Umani.

Nel patto i 5 candidati s’impegnano a “rispettare, proteggere e garantire” il diritto internazionale. Un avvenimento “senza precedenti e incoraggiante”, un “soffio di aria fresca” ha commentato Al Hussein in tempi in cui alcuni leader politici “hanno minimizzato o volutamente disobbedito ai loro obblighi di rispettare il diritto internazionale”.

Il Patto, redatto su iniziativa dell’Onu e che reca le firme di ogni candidato, recita: “Io, in quanto candidato alla Presidenza della Repubblica della Colombia prometto pubblicamente che il mio programma di Governo ponga un’enfasi particolare nel rispetto, nella protezione e nella garanzia dei diritti umani. Al tempo stesso m’impegno a che tutte le azioni del mio governo siano tese a favorire in tutto il Paese e, in particolare, nelle zone più colpite dai conflitti e dalle violenze, l’inclusione politica, economica e sociale delle persone, rendendo reale l’esercizio dei diritti civili, politici, economici, sociali e culturali”.

Con questo impegno formale i leader colombiani oltre a prendere consapevolezza  dei problemi più seri e persistenti che affliggono il Paese, hanno accettato il Patto che include l’analisi compiuta dall’Agenzia delle Nazioni Unite: un’inclusione importante “per evitare, l’assassinio di leader, leader rurali e dei difensori dei diritti umani: una inclusione politica, economica e sociale del Paese”.

L’Ufficio dell’Onu per i diritti umani in Colombia è stato aperto nel 1997 e rappresenta una dei tavoli più antichi e proficui dei 56 aperti nelle zone di crisi nel mondo. Ha svolto un ruolo importante nei negoziati per lo storico Accordo di pace (nella foto a lato) a cui è approdato il Governo attuale colombiano del presidente Juan Manuel Santos  e Rodrigo Londoño Echeverri delle FARC nel settembre 2016, dopo 50 anni di guerriglia che ha provocato 220mila vittime e 7 milioni di sfollati.

L’annuncio della firma del Patto Sociale per i Diritti Umani è avvenuto a Bogotà il 24 maggio 2018. Presente, tra gli altri Alberto Brunori, rappresentate Onu per i diritti umani in Colombia, il quale ha esplicitato i 4 punti fondamentali  (autentiche sfide per il prossimo Presidente colombiano):
il primo: combattere l’impunità, incluso le forme di femminicidio e la violenza contro le donne;
il secondo: fornire le garanzie per l’esercizio della difesa dei diritti umani.  “Gli attacchi letali contro le persone che difendono i diritti – ha detto Brunori – sono i sintomi più visibili di un problema più profondo… e la paura della violenza porta all’autocensura e alla paralisi dell’azione collettiva che è, invece necessaria in una società democratica”.
il terzo: approfittare delle opportunità offerte dal processo di pace per consolidare un potere statale che rispetti i diritti umani, attraverso il consolidamento dello stato di diritto e il rafforzamento delle istituzioni pubbliche a livello locale, compresa la lotta alla corruzione e la garanzia di realizzare una riforma rurale globale, come concordato nell’Accordo di Pace;
il quarto: fornire la sicurezza e protezione ai diritti, inclusa la ferma risposta alle diverse manifestazione della criminalità: ferma ma nel pieno rispetto dei diritti umani.

Fare una promessa per quanto solenne, è una cosa, mantenerla è un’altra. Ma come ha detto  Zeid Ra’ad Al Hussein,  oltre al fatto che il popolo colombiano e la stessa Onu terranno ben in mente l’impegno preso dal prossimo presidente e dai suoi successori, con il Patto si è stabilito un criterio chiaro nel solco del quale si dovranno misurare le prestazioni del candidato vincente, quando assumerà il ruolo di Presidente della Repubblica”.

Juan Manuel Santos, presidente colombiano uscente, per il ruolo svolto nell’Accordo di Pace, ha ricevuto il premio Nobel per la Pace del 2016.

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