La Mercedes si tinge di nero. Contro il razzismo e le discriminazioni

Il 5 luglio 2020 torna in pista la Formula 1. A Spielberg in Austria, prenderà il via il Gran Premio, campionato automobilistico mondiale, con 3 mesi di ritardo a causa del coronavirus, (sarebbe dovuto iniziare il 15 marzo) e in una versione ridotta. Campione in carica il britannico Lewis Hamilton con la Mercedes, primo pilota nero della Formula 1, colui che  ha portato tutta la competizione ad allinearsi con la causa del movimento Bkack lives matter, dopo il caso di George Floyd, l’afroamericano morto il 25 maggio scorso, mentre era in custodia della polizia di Minneapolis (Usa).

Per questo la Mercedes ha cambiato colore: abbandonato il tradizionale argento, i bolidi 2020 saranno neri, colore con il quale gareggeranno per la stagione 2020, per “mostrare l’impegno del team nella lotta contro il razzismo e la discriminazione in tutte le sue forme”, come ha scritto il celebre marchio tedesco in una nota ufficiale, il quale marchio, a sostegno dell’attivismo di Hamilton, si ripromette di “migliorare la diversità all’interno della nostra squadra e del nostro sport”.

Ma le iniziative della Mercedes non si fermano qui: entro la fine della stagione lancerà il programma Diversity and Inclusion, con il quale intende “usare la nostra voce e la nostra piattaforma globale per parlare di rispetto e uguaglianza” e come aggiunge Hamilton per “costruire un’eredità che vada oltre lo sport.

Jean Todt, già amministratore delegato della Ferrari e direttore generale della Scuderia e oggi presidente della FIA (Federazione Internazionale dell’Automobile) con il suo account personale ha rilanciato il tweet “Black lives matter”. Con lui il gruppo americano Liberty, attuale proprietario della Formula 1, a sua volta promotore della campagna We race as one (Corriamo insieme), ideata per solidarietà alle vittime del Covid-19, poi, scrive il Corriere della Sera, dopo il caso Floyd, estesa per favorire “il rispetto di ogni diversità”.

Ancora il Corriere scrive che già si immagina la foto al Gran Premio d’Austria, quando Lewis Hamilton all’inizio o alla fine della corsa, “in tuta e casco s’inginocchierà di fianco alla sua Mercedes, con il pugno alzato”, come fece per la prima volta il campione di football americano, lo statunitense Colin Kaepernick nel 2016, non alzandosi in piedi durante l’esecuzione dell’inno per “protesta contro il sistemico razzismo del Paese” e per questo dal 2017 è senza contratto.

Negli anni successivi è stato imitato da molti altri atleti. Dalla la morte di Floyd, il gesto di Kaepernick è ripetuto anche dai politici. Domenica prossima sarà la volta della Formula 1, il primo atto politico, di tutta la storia del Gran Premio.

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