Maschi e femmine: così lontani così vicini

maschi e femmineIn occasione del 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza delle donne riproponiamo l’intervista a Emidio Celiani, sui maschi e le femmine.

I maschi imparano di solito ciò che non devono essere per essere maschi, prima di imparare ciò che possono essere (Ruth Hartley).

Io di solito inizio i miei corsi con questa frase: “Chi sei?. A parlare è Emidio Celani, Counselor Professionista Avanzato, esperto in Master di Identità di Genere presso la  scuola Aspic Roma, che da anni si occupa delle relazioni tra uomo e donna in un’ottica di consapevolezza del proprio essere. I percorsi di counselling che Celani svolge in diversi contesti: scuola, azienda, studio professionale, sono rivolti alla conoscenza dell’universo maschile e femminile e al loro incontro . “La natura dell’uomo diverge dalla donna da un punto di vista fisiologico, ma le emozioni sono le stesse: i nostri bisogni, la necessità d infinito. Nella quotidianità, tuttavia i ruoli si stabiliscono a priori e così si inaspriscono le differenze e si inibisce il dialogo e la comprensione.

“Lo sai che in un corso con 9 uomini di formazione universitaria, quanti conoscevano il processo del ciclo mestruale di una donna? Nessuno, evidenzia, Celani. Solo un esempio per evidenziare come sia radicata la scarsa conoscenza tra i due sessi. Quanti sono consapevoli del fatto che dopo un atto sessuale, l’uomo secerne una sostanza che lo fa dormire, mentre nella donna l’organismo si attiva e, di conseguenza, il desiderio di parlare o di semplici coccole si intensifica. Ed ecco, che inizia la “rumba della relazione”.

Fin da bambino, l’uomo vive i condizionamenti di ciò che i dettami socio-culturali gli impongono di essere un “uomo”, ossia di non mostrare le proprie emozioni, di essere un conquistatore di donne. Ricordiamo che solo nel 1981 avvenne la cancellazione del “delitto d’onore e del matrimonio riparatore dal codice penale. Una tradizione storico-giuridica che pesa come un macigno nell’evoluzione emozionale, cognitiva e sociale maschile. Gli stereotipi dell’infanzia, sono la condanna dell’adulto se non si hanno gli strumenti per decodificarli.

Formare alla “non violenza”

Nessuno ha il diritto di toccare nessuno. Tutti hanno il diritto, oserei dire “divino” di scegliere la propria vita. Io, come counselor, non ho potere di intervenire dopo che l’atto di violenza è stato commesso, ma posso focalizzare il mio lavoro nella fase di prevenzione. Lo stalking, il bullismo non è solo un fenomeno maschile. Si parla molto poco del bullismo femminile, ma è in continua crescita, cosi come lo stalking femminile. In un progetto all’interno di una scuola media, situata nella periferia di Roma, affrontai il tema del bullismo in una dimensione scenica e paradossale: gli studenti misero in scena un processo in cui l’accusato era la vittima del bullismo. Un gioco di ruolo che scatenò la forza creativa dei ragazzi e di conseguenza la capacità di riflessione. Un atto di genuina creatività dunque che ha portato alla rielaborazione di comportamenti e atteggiamenti in linea con il potenziale benefico dell’uomo che non punta il dito, che non deride il prossimo, ma si pone in una condizione di ascolto, di confronto e di condivisone.

Ruolo della famiglia e della società politica

I ragazzi di oggi, gli uomini adulti di domani sembrano vivere senza reti sociali. Le famiglie sono poco strutturate, spesso, crescono con i nonni e si sentono privi di un contenitore emotivo, qualcuno che li abbracci. Qualcuno che gli dia un limite. La stessa depenalizzazione dei reati, a livello politico, facilità il messaggio in cui tutto è lecito: rubare, violentare, guidare ubriachi o drogati a prescindere dalle conseguenze; priva l’uomo del senso del limite, dell’empatia con l’altro. Gesto estremo l’omicidio a Roma di Luca Varani, per vedere come “si muore” e l’apertura del salotto televisivo di Bruno Vespa al padre di uno dei due criminali. Una sorta di depenalizzazione socio-culturale. Una legge fondamentale come il delitto colposo per l’omicidio stradale, può cambiare la fisionomia in cerca di una maggioranza di governo. Dove è il diritto civile delle persone?

“Lo sai quale è il primo nemico della donna abusata? Spesso risiede nella famiglia. Con i genitori e fratelli che l’accusano di essere esagerata, di avere ingigantito una situazione che non presenta motivi di allarme. Un circolo vizioso che ingabbia la donna e fa esplodere la rabbia dell’uomo.

L’uomo spesso vive uno stato di rabbia inconsapevole in quanto si sente abusato nell’infanzia con l’imposizione di comportamenti e sentimenti. Un’alterazione emozionale che va gestita. È necessario creare un tavolo per risanare la situazione a livello sociale, politico, religioso.

Chiedere scusa e dire stop

Come si può vincere la violenza di genere, se non si parte dagli uomini? Siamo noi che dobbiamo dire STOP. Iniziando proprio dai politici, dai capi di stato che si alzino in piedi e chiedano scusa a nome degli uomini. Ma l’uomo, ne è consapevole, vive sulla sua pelle il dramma dei femminicidi, delle violenze perpretate alle donne? Alle donne, non sembra. Secondo Celani, sì, ma il senso di disagio è così forte che non gli permette di parlarne. Quanti uomini hanno il coraggio di ritrarsi di fronte ad una conversione tipicamente maschilista in cui si deride o si apostrofa positivamente l’aspetto di una donna? Basti pensare alla summa di volgarità e batttute becere sull’universo femminile, concentrate nei “tradizionali” cinepanettoni. Dove è la risposta maschile?

Il problema è tuo

In famiglie rispettabili ed inserite socialmente, ancora si pensa che siano i genitori delle femmine a preoccuparsi se la figlia rimane incinta. Ma chi responsabilizza l’uomo? Chi esercita una vera educazione sessuale-emotiva? Siamo noi uomini che possiamo intervenire nell’universo maschile per riequilibrare pulsioni e tendenze. Non si può pensare di sanare la violenza contro le donne, senza l’intervento dell’uomo.

Dove è finito Giuseppe: raccontarsi la chiave della relazione

Bisogna mostrare alle donne dove è finito l’archetipo di Giuseppe: un uomo che ha accolto una donna incinta, ha cresciuto il figlio di un “altro” che poi una volta cresciuto, se ne è andato. Io voglio mostrare alle donne che esiste anche questo uomo. Gli uomini diventano uomini attraverso l’evoluzione delle donne, da una mamma in grado di passare da ruolo di colei che accudisce al ruolo di liberatrice, consegnandolo alla donna che verrà affinché le donne possano smettere di dire: “Ho un figlio di 7 anni e uno di 40. L’uomo e la donna devono imparare a raccontarsi, ad ascoltarsi e qualora i cammini siano divergenti, affrontare un percorso di separazione senza ambiguità. Ricordiamo che la sincerità non è verità, ma sana le relazioni. Se una coppia non ha i mezzi economici o per altri motivi non può separarsi è meglio che viva onestamente la loro divisione; non far crescere i figli nell’ambiguità che è la peggior condizione per l’uomo di crescere in modo alterato, anche se non è consapevole.

La comprensione di genere facilita le relazioni lavorative

Anni fa, all’interno di sindacato, organizzai il seguente corso di formazione “Comunicazione più efficace tra maschile e femminile”. Formai -due gruppi di genere, affrontando gli stessi argomenti e poi li ho uniti. È emerso un mondo ai loro occhi sconosciuto; reciprocamente sono venuti a conoscenza di idee ed emozioni che non avrebbero immaginato. Non ci si conosce. Bisogna intervenire in questa direzione. Forme di prevenzione, non di emergenza.

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