Perfetti s-conosciuti

Perfetti sconosciutiNegli ultimi tempi si fa sempre più acceso il dibattito socio-giuridico: unioni civili, adozioni per famiglie omogenitoriali. Chi è a favore chi contro. Al solito nel Bel Paese le scuole di pensiero si  pongono su due fronti contrastanti, senza la ricerca di mediazioni che sembrerebbero necessarie quando si parla di sentimenti. L’amore, i rapporti fra padri e figli, fra coniugi hanno una natura particolare che prescinde dalle caratteristiche storico sociali di una determinata epoca. A tal proposito mi sembra esplicativo il film Perfetti sconosciuti, del regista Paolo Genovesi, di recente uscito sugli schermi.

Il film dal ritmo incalzante che fin dal titolo evoca l’autenticità che messa sul banco degli imputati finisce per essere un’ineffabile chimera. Non sempre, però. Andiamo al dunque. Durante una cena sette amici, cari amici mettono in tavola, accanto a vettovaglie e ottimo vino, un perfido gioco della verità: dare voce al proprio cellulare condividendo messaggi, telefonate, email. Inizia, così, la partita, un gioco d’azzardo per scoprire e scoprirsi; via via la finzione lascia spazio alla verità.

Giallini, un chirurgo di bassa estrazione sociale, sposato con Kasia Smutniak, Eva, una affermata psicoanalista che, nonostante la sua professione, vive un rapporto dicotomico con la figlia adolescente; Edoardo Leo, Cosimo, bello brillante, eternamente adolescente è sposato con Alba Rohrwacher, Bianca, una veterinaria felice ed innamorata; Valerio Mastandrea, Lele coniugato con Anna Foglietta, Carlotta, una coppia, la loro, che presenta segni indelebili di un malessere riconducibile alla stanchezza tipica di chi sta insieme da tanto tempo; infine, Battiston, Peppe, professore come tanti precario, non fissato, però, con il posto fisso, forse perchè stanco di inseguire la  normalità.

Fin dalle prime scene su di lui incalzano le battutte dei cari amici che in quell’occasione avrebbero voluto conoscere la sua nuova fidanzata, rimasta a casa. L’ilarità e il gioco premono sul primo mistero, tuttavia intuibile dall’occhio attento dello spettatore. Chi è questa donna? Che aspetto ha? Perchè non è venuta? Dunque, nessuno crede a quella banale scusa, c’è un lato oscuro che piano piano finirà per invadere i confini e colpire tutti i commensali. Non a caso,  fa da sfondo alla cena  un’ eclissi lunare che gli amici si apprestano ad osservare, suggellando l’attimo con un classico selfie che li ritrae tutti insieme.

Amici dai tempi di scuola, eppure perfetti sconosciuti! Il gioco continua e a turno, il cellulare dirime lo spazio, dà i suoi dettami e chiama in causa il rispettivo proprietario con  i suoi segreti. Amaro, tagliente, veritiero, ci ricorda che la realtà ha spesso bisogno di piccole e grandi menzogne che riabilitano la possibilità stessa di vivere e convivere. Ma l’amore è un legame che non accetta convenzioni, né  quelle imposte dalla necessità di essere sinceri, né tantomeno quelle codificate dalla Legge.

Un esempio eccellente, la telefonata di Giallini con la figlia che mostra un rapporto tra padre e figlia fatto di fragilità e segreti che va oltre le convenzioni del nostro tempo e si solidifica in nome della famiglia, che talvolta vive e deve vivere di menzogne bonarie. Ed una Famiglia si nutre di sentimenti veri non approvazioni esterne. Di contro, Peppe rivela dopo tanti fraintendimenti la natura del suo piccolo segreto: un amore omosessuale che tiene nascosto, non per la vergogna, bensì per i pregiudizi che feriscono e minano la sua Famiglia. Ed i suoi amici, quarantenni eccentrici, un tempo rivoluzionari, non mancheranno di acclamare un anacronistico stupore per la scoperta. Ma un amore, un rapporto di qualunque natura esso sia va comunque protetto anche con il segreto, esclama Battiston prima di congedarsi dagli amici sconvolti.

Un amore va costruito e protetto, eppure la povera Bianca non è stata difesa da nessuno ed ora vede il suo matrimonio frantumarsi dalla notizia dell’infedeltà del consorte, un infedeltà su più fronti. Lei che neanche voleva sposarsi. La vita stessa finisce per prendersi gioco di noi. Di Lele, Mastrandrea, che dopo aver ha protetto la moglie, assumendosi la colpa di un incidente stradale causato dalla donna ubriaca, si dimentica della consorte, di proteggerla dalle piccole afflizioni quotidiane come la presenza imposta di sua madre, una suocera come tante.

Una pennellata di realismo su noi quarant’enni, tacciati dal malessere di voler rinnovare il mondo e sconvolti dalla fatica di accettare il nuovo. Con i suoi personaggi positivi e negativi, “Perfetti sconosciuti” lascia giudizi e riflessioni allo spettatore che prende coscienza di mutamenti e consuetudini dei rapporti umani, e magari impara ad accettare nuove accezioni di famiglia.

Nota di lode agli attori che riescono in maniera magistrale a svelare qualcosa di loro nei tratti dei propri personaggi.

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