Kamloops. Il peccato originale che va oltre l’evidenza

La fotografa canadese Amber Bracken ha vinto il World Press Photo 2022, il premio più importante per il fotogiornalismo, con il suo scatto intitolato Kamloops, dall’omonimo istituto canadese che, parte della stampa, a livello internazionale, considera colpevole della sparizione dei bambini delle comunità locali per sordidi motivi.

Dalla primavera scorsa del 2021, infatti  la Kamloops Indian Residential School  è al centro di un macabro episodio, dato per certo e condannato da tutte le istituzioni nazionali e dagli organi e organismi internazionali  ma in realtà non ancora acclarato.  Un fenomeno di isteria collettiva?  La reazione così virulenta rispetto a una situazione ancora priva di evidenze è probabili che affondi le sue radici nella denuncia del 2015 della Commissione della verità e della riconciliazione il TRC (per  Truth and Reconciliation Commission of Canada  o CVR per Commission de vérité et réconciliation ) della sparizione di 3.200 bambini morti nelle scuole residenziali per bambini indiani.

Ricordiamo, in merito alla Commissione per la verità e la riconciliazione, l’Indian Residential Schools Settlement Agreement, il più grande accordo collettivo nella storia del Canada che ha iniziato ad essere attuato nel 2007. Uno degli elementi dell’accordo è stata proprio l’istituzione della Truth and Reconciliation Commission of Canada per facilitare la riconciliazione tra gli ex studenti delle scuole residenziali indiane, le loro famiglie, le loro comunità e tutti i canadesi.

L’11 giugno 2008, in nome del governo del Canada e di tutti i canadesi, il primo ministro Stephen Harper si è presentato alla Camera dei Comuni per riconoscere il danno intergenerazionale causato dalla politica canadese agli ex studenti delle scuole residenziali indiane, alle loro famiglie e comunità, scusandosi e chiedendo perdono ai popoli indigeni del paese, per averli così profondamente delusi. Le scuse hanno sottolineato la determinazione dei canadesi ad imparare da questi tragici eventi per assicurarsi che non si ripetano mai più.

Il Kamloops, quale scuola residenziale, è stato l’istituto più grande  del Canadian Indian residential school system, la rete di collegi finanziati dal Governo canadese e amministrate dalle chiese cristiane appositamente creata per i bambini dei popoli indigeni per i quali dal 1894 al 1947 la frequenza era obbligatoria. Fondato nel  1890, nella Colombia britannica, collegio fino al 1968 e residenza scolastica diurna fino al 1978, anno della sua chiusura, negli anni 50 l’istituto aveva raggiunto i 500 iscritti.

La scoperta non scoperta

L’edificio è ancora in piedi e negli anni Novanta, nei suoi  paraggi,  venne trovato un dente di bambino: dopo pochi anni un turista vi scoprì  una costola. Nel 2021 l’antropologa  Sarah Beaulieu, dell’Università della Fraser Valley dopo averne scansionato una parte del terreno  con un georadar, che penetra nel terreno, ha redatto una relazione nella quale asserisce la probabile presenza di circa 200 tombe  non contrassegnate, aggiungendo però che “solo un’indagine forense con scavo” potrebbe confermare che si tratta di resti umani”. Per le istituzioni e per la stampa, le parole dell’antropologa sono state tradotte come la scoperta di una fossa comune con i resti di 215 bambini.

Nel gennaio 2022,  Jacques Rouillard, professore del Dipartimento di Storia presso l’Università di Montreal, nell’articolo In Kamloops, Not One Body Has Been Found ripercorre l’intero accaduto dal maggio 2021, sottolineando come gli scavi invocati dalla stessa antropologa  non sono neanche iniziati. E si chiede “Dopo 7 mesi di recriminazioni e denunce, dove sono i resti dei bambini sepolti alla Kamloops Indian Residential School?”

Nel maggio 2021 si scrive, a livello mediatico, di una fossa comune con i resti di 215 bambini che venivano sottratti ai genitori nativi americani perché crescessero in queste scuole e assimilassero la cultura bianca. cancellando quella familiare  e che tali bambini erano spesso al centro di abusi sessuali e violenze. Vittime che pagavano con la vita la loro origine, dichiara la CNN.  La minoranza nativa Tk’emlúps te Secwépemc, residente nella provincia della Columbia Britannica, commentò che la fossa comune era una conferma di quanto si sospettava da tempo.

Nel luglio 2021, continua Jacques Rouillard,  dopo un’ulteriore esame del terreno rivelato nel corso di una conferenza stampa, l’antropologa  Sarah Beaulieu,  specificò che poteva trattarsi di 200 (e non 215) “probabili sepolture”,  supposte dopo aver “graffiato la superficie” e riscontrato molti, troppi “disturbi nel terreno come radici di alberi, metallo e pietre” tutte “interruzioni rilevate nel radar” che rendevano impossibile qualsiasi certezza  e ribadì che soltanto uno scavo del sito avrebbe potuto rivelare se si trattasse di sepolture oppure no.

Alla rivelazione di maggio, il primo ministro canadese Justin Trudeau aveva scritto su Twitter: “La notizia  mi spezza il cuore, è un doloroso ricordo di quel capitolo oscuro e vergognoso della storia del nostro Paese. Penso a tutti coloro che sono stati colpiti da questa angosciante notizia. Siamo qui per voi”.

ll premier della Columbia Britannica John Horgan si diceva “inorridito e con il cuore spezzato” nell’apprendere di un luogo di sepoltura con 215 bambini che metteva in evidenza la violenza e le conseguenze del sistema scolastico residenziale.  Diverse altre comunità aborigene e organi di stampa  proseguirono con riferimenti a tombe anonime.

Isteria collettiva. E il ragionevole dubbio

Dopo di che, prosegue il professor Rouillard “il governo federale ha abbassato a mezz’asta le bandiere di tutti i suoi edifici e ha istituito una giornata  per commemorare i bambini ‘scomparsi’ e i sopravvissuti delle scuole residenziali. Spontaneamente, grappoli di scarpe e magliette arancioni e altri accessori sono stati collocati sui gradini delle chiese in molte città o sui gradini delle legislature in memoria delle piccole vittime.

In tutto il paese, le chiese sono state bruciate o vandalizzate. Le statue sono state dipinte con lo spray e abbattute in apparente rappresaglia per il destino dei bambini. La statua della regina Vittoria davanti alla legislatura di Manitoba è stata deturpata e abbattuta. La statua di Montreal di Sir John A. Macdonald, il primo ministro canadese, è stata abbattuta, con la testa di bronzo staccata che rotolava simbolicamente a terra.  Sulla scia di affermazioni infondate da parte dei leader aborigeni, diversi media hanno amplificato e pubblicizzato la storia affermando che i corpi di 215 bambini erano stati trovati.

Secondo il professor dell’Università di Montreal questi “falsi rapporti” hanno coinvolto l’Agenzia per di Diritti Umani dell’Onu che ha chiesto al Canada “indagini approfondite sulla fossa comune”, Amnesty International che ha chiesto che le persone  e le istituzioni responsabili dei resti ‘trovati’ a Kampoops siano perseguitati. Sono seguite le scuse dei governi (centrale e locali), delle comunità religiose, della Conferenza episcopale cattolica e di papa Francesco. Mentre gli aborigeni, compresa Rosanne Casimir, capo di Tk’emlúps te Secwépemc, chiedevano che la Chiesa provvedesse ad aumentare il risarcimento per i sopravvissuti. Il Governo centrale ha messo a disposizione la cifra di 27 milioni di dollari per “identificare e delineare i luoghi delle sepolture”.

E se si trattasse soltanto di anomalie del suolo?

Tutto questo, evidenzia Jacques Rouillard  senza che nessuno notasse che si trattava, e al momento si tratta solo di speculazione o di potenzialità:“ I resti non sono stati ancora trovati e i  governi e media stanno semplicemente dando credito a quella che in realtà è una tesi: la tesi della “scomparsa” dei bambini dalle residenze scolastiche”.

“Da un’accusa di ‘genocidio culturale’ avallata dalla Commissione per la verità e la riconciliazione (TRC) siamo passati al ‘genocidio fisico’.  E tutto questo si basa solo su anomalie del suolo che potrebbero essere facilmente causate da movimenti delle radici, come ha avvertito la stessa antropologa nella conferenza stampa del 15 luglio”.

La foto vincitrice del World Press Photo 2022 tuttavia, evoca/ritrae una situazione tragica, di cui, ad oggi, non si hanno prove. Solo l’esecuzione degli scavi potrà decretare e restituire la verità.

 

 

 

Immagini: Columbia Britannica – Canada1 -1) Lo scatto ‘Kamloops’, della fotografa canadese Amber Bracken, vincitore del World Press Photo 2022; 2) Kamloops Indian Residential Schools; 3) Vancouver, luglio 2021, una chiesa cattolica data alla fiamme, immagine tratta dal thepostmillennial.com. 

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