Hai dormito bene? Questione social

C’è una nuova frontiera nello studio che gli scienziati (sociali e non solo) fanno delle nostre abitudini: quella di usare i nostri smartphone come cavalli di Troia nel nostro vivere quotidiano.

Female student sleeping on sofa

Una lampante dimostrazione di quanto questo possa essere produttivo è la “Mappa di come dorme il mondo” stilata alcune settimane fa, pubblicandola su Science Advances, da un gruppo internazionale di ricercatori che si sono basati su dati raccolti dall’app Entrain, che in realtà era stata progettata e realizzata dalla Università del Michigan per qualcosa di diverso, ovvero: dare supporto medico e morale alle persone in preda al Jet Lag, ovvero ai disturbi del sonno derivanti dal cambio di fuso orario.

Quella app conteneva al suo interno, però, un ammennicolo in più, messo lì dai programmatori come abbellimento e nulla più: la possibilità di condividere socialmente i dati del proprio sonno, delle proprie abitudini di sonno/veglia.

Eccolo lì, il cavallo di Troia. Che è piaciuto talmente tanto agli utilizzatori di questa app piuttosto popolare (la sola versione in italiano ha quasi subito superato i 10mila download) da mettere a disposizione dei ricercatori una ridda di dati statisticamente significativi.

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Anche perché il sonno è ovviamente oggetto di studio da sempre. Sapere come, quando e quanto ci lasciamo abbracciare da Morfeo è importantissimo per chi studia i nostri comportamenti sociali, così come la nostra salute: anche solo la differenza di una mezz’ora di sonno è capace infatti di scatenare nel nostro organismo conseguenze evidenti, per non parlare della soddisfazione che il sonno stesso ci dà. Tutto questo è di solito messo sotto la lente di ingrandimento di laboratori attrezzati allo scopo. Che, però, rendono l’oggetto dello studio – noi stessi – piuttosto asettico. Quindi, tendenzialmente non completamente attendibile.

Sicuramente, i dati raccolti tramite la app sono meno scientificamente dimostrabili, ma forse proprio per questo quasi più interessanti di quelli messi nero su bianco da macchinette collegate al nostro encefalo in un laboratorio. A dirlo, ad esempio, è Akhilesh Reddy, professore dell’Università di Cambridge, che commentando lo studio basato sulla App alla BBC ha infatti affermato: «Sono dati interessanti, perché ci permettono di scoprire correlazioni che non avremmo potuto trovare facendo semplicemente esperimenti in laboratorio».

TET

Dopo aver parlato del metodo, è tempo di raccontarvi i risultati dello studio. Ebbene: noi italiani siamo nella top ten dei più dormiglioni del mondo (con 7 ore e 53 minuti di media di sonno notturno) e tra quelli che si coricano più tardi (intorno alle 23:45). Tanto per dare qualche termine di paragone: i “poveri” abitanti di Singapore, ovvero le persone che dormono meno al mondo, stanno a letto soltanto 7 ore e 24 minuti. Mentre i più dormiglioni, ovvero gli olandesi, stanno tra le lenzuola quasi 8 ore e mezzo.

Per quanto riguarda invece l’ora alla quale ci corichiamo, lo studio dimostra quanto su questa influisca tantissimo la vita sociale compiuta dalla persona in esame: ci sono, quindi, differenze evidenti anche tra persone dello stesso Paese. Tra l’altro, l’analisi dei dati forniti dalla app hanno anche dimostrato che le differenze tra i diversi Paesi osservati diventano più marcate al calare dell’età del soggetto preso in esame, ovvero: le persone più adulte dormono in maniera più simile tra le diverse parti del mondo rispetto ai loro figli e nipoti, tra i quali le differenze geografiche e sociali si fanno sentire di più.

Ci sono poi anche differenze legate al genere: le donne tra i 30 e i 60 anni tendono infatti a dormire più dei loro coetanei maschi, andando a letto un poco prima e svegliandosi discretamente dopo. A dormire meno in assoluto sono i maschi di mezza età, che molto spesso dormono molto meno delle 7/8 ore medicalmente prescritte per la loro salute.

Comunque, aldilà dei dati – per altro, molto curiosi – quello che rende questo studio interessante è – come abbiamo detto – la sua dimensione e la metodologia di analisi. Che, promettono gli esperti, sarà ripetuta molto spesso: già in questo preciso momento studi simili vengono basati sui dati di facebook e Twitter. Facendo diventare tutto il nostro mondo sociale un gigantesco, interessantissimo laboratorio inconsapevole.

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