L’Europa festeggia Mamma Erasmus

Nell’esperienza di formazione transculturale che ha luogo nell’ambito di un’iniziativa quale Erasmus, lo studente universitario si colloca non solo in una posizione di discente ma anche in una posizione di protagonista e di leader (Sofia Corradi)

Prof. ssa Sofia CorradiSofia Corradi, Professore ordinario di Scienze dell’Educazione dell’Università Roma Tre, fino a qualche anno fa,  riceve il 9 maggio 2016,in occasione della Festa dell’Europa, il premio Carlo V della Fundación Academia Europea de Yuste con sede nella regione di Extremadura (Spagna) alla sua decima edizione.

La Professoressa Corradi  viene affettuosamente chiamata “Mamma Erasmus” in quanto fu proprio lei a dare i natali al programma europeo più diffuso e riuscito. Il premio Carlo V che le sarà consegnato dal re Felipe IV di Spagna, riconosce a pieno titolo, la sua genitorialità verso lo studio trans-nazionale per antonomasia che l’anno prossimo compirà 30 anni. Il suo contributo alla formazione di una coscienza europea è stato ed è, di enorme portata.

In Erasmus ed Erasmus plus, la mobilità internazionale degli studenti universitari, la Corradi ripercorre la  lunga e travagliata gestazione di suo figlio “Erasmus”. Sembra quasi un paradosso che l’Italia, tante volte ri-chiamata dall’Europa per violazioni ai dettami europei sia la patria di colei che ha permesso a più di 3 milioni di studenti di formarsi in Europa e anche di innamorarsi e creare autentiche generazioni Erasmus. Un programma che concepì alla fine degli anni cinquanta e che si concretizzò nel 1987.

Erasmus– European (Region) Action (Scheme) for the Mobility of University Students-  un acronimo che si fa nome latinizzato del filosofo Erasmo da Rotterdam. Un anno prima della formalizzazione del programma,  il Prof Jan Sperna Veiland, all’epoca Rettore dell’Università Erasmus di Rotterdam, venne interpellato da un funzionario di Bruxelles sull’opportunità di chiamare un programma di scambi studenteschi con il nome latinizzato di Erasmo. Fu proprio in linea a questa analogia semantica, che nel tempo derivò l’uso di indicare i programmi comunitari educativi con il nome di personaggi delle varie culture europee: Socrates, Leonardo e Comenius.

Alla luce dell’intitolazione “casuale” al filosofo olandese, ci appaiano quanto mai emblematiche le considerazioni di Erasmo in occasione del suo viaggio in Italia, come tutore dei due figli di Enrico VII che il re mandò a studiare all’Università di Bologna: “Il viaggio in Italia fu l’unico viaggio che feci interamente di mia volontà. Andai in parte per vedere per la prima volta in vita mia i luoghi santi , in parte per poter visitare le biblioteche e godere la compagnia dei dotti“.

Il seme dell’Erasmus

ErasmusCome leggiamo nel suo libro, l’interesse per gli scambi internazionali e il relativo riconoscimento dei percorsi di studi compiuti all’estero, nasce in Sofia Corradi alla fine degli anni cinquanta, alla luce di un Master in Comparative law nell’ambito del programma Fulbright (prestigioso programma statunitense che eroga borse di studio agli studenti stranieri) presso la Columbia University di New York.

Al ritorno in Italia, non le fu riconosciuto lo studio effettuato negli Stati Uniti. Inoltre, un funzionario le disse che i giovani italiani non dovrebbero andare all’estero a studiare perché successivamente contaminano “la nostra cultura”. La sua richiesta fu considerata pazzesca. “La riflessione sul problema e la consapevolezza di quanto il periodo di vita e studio all’estero incisero sulla sua formazione in senso lato, la convinsero sulla necessità che tutti gli studenti potessero avere questa opportunità.

Nel 1962 quale unico vincitore del IX Concorso Mondiale della International Federation of Business and Professional Women, Sofia Corradi partecipa all’intera sessione della Commissione per i Diritti Umani all’Onu, dedicandosi all’approfondimento dei temi relativi al diritto all’educazione come diritto umano fondamentale. L’anno dopo pubblica un breve studio “Educare all’internazionalismo” in collaborazione con al sorella Gemma in cui si evidenzia l’efficacia formativa di un periodo di vita e di studio all’estero, la parola “vita” viene intenzionalmente collocata prima della parola “studio” proprio per ri-marcare la valenza formativa in senso lato.

Si iniziano a gettare così le fondamenta per la costruzione del programma Erasmus, anche in virtù dell’autonomia universitaria, in cui al concetto di equivalenza viene sostituito il termine riconoscimento che ogni università opera nell’ambito della propria autonomia. Anni di dibattiti e di incontri bilaterali (le prime convenzioni di scambio studentesco nacquero con la Germania e la Francia) e multilaterali portarono alla costituzione del programma Erasmus. A titolo emblematico riportiamo un intervento della professoressa Corradi del 1970.

La Conferenza dei rettori è favorevole ad un ulteriore allargamento della libertà concessa agli studenti permettendo di svolgere parte del loro piano di studio in università stranierei, chiedendo il previo assenso del Consiglio di Facoltà per averne assicurata l’equivalenza. Ciò porterebbe ad inserire meglio gli studenti italiani in un contesto europeo, contribuendo ad abbattere le barriere linguistiche che l’inadeguato insegnamento delle nella scuola italiana pone come gravissimo ostacolo alla quasi totalità dei nostri studenti.

Diritto all’educazione nazionale ed internazionale dunque come diritto umano fondamentale e come collante per la pace dei popoli. La conoscenza porta a comprensione e ad accettazione dell’altro. Il programma Erasmus ne è la prova.

Auguri Professoressa Corradi.

 

Per maggiori informazioni

Erasmus ed Erasmus plus, la mobilità internazionale degli studenti universitari

Fondazione Yuste

 

 

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