Goldman Prize 2022. Persone comuni, risultati straordinari

Eccoli i campioni dell’ambiente, i 7 vincitori del  Goldman Environmental Prize 2022 assegnato a persone comuni ma che hanno compiuto azioni straordinarie per la protezione dell’ambiente.

Vediamoli da vicino.

La caposcuola europea. In tribunale l’inazione dei governi

La sentenza dell’Alta Corte dei Paesi Bassi è stata la prima ha ritenere un Governo nazionale responsabile di inazione climatica e sta facendo scuola. Sul suo esempio nel 2021  ha agito la Francia e l’Italia.

Il merito va a Marjan Minnesma,  dal 2007 ambientalista a tempo pieno con la Fondazione Urgenda della quale è co-fondatrice. Con il coinvolgimento della cittadinanza ha portato in tribunale il Governo del suo Paese e ottenere che agisse nel contrasto degli effetti del cambiamento climatico. Nel 2019 la Corte Suprema olandese ha stabilito che il Governo ha l’obbligo legale di proteggere i propri cittadini, ordinandogli entro la fine del 2020 la riduzione delle emissioni di gas serra del 25%% rispetto ali livelli del 1990.

I Paesi Bassi sono fortemente dipendenti dai combustibili fossili: l’89% dell’energia che consuma proviene dal carbone e dal gas naturale. Ma è particolarmente a rischio per i cambiamenti climatici e le sue cause come l’innalzamento del livello del mare e fiumi con un 1/3 del Paese sotto il livello del mare. Indimenticabile, l’inondazione del 1952 che uccise quasi 2.000 persone

Nel 2016, l’Agenzia per l’ambiente olandese ha riferito che i danni causati dalle inondazioni agli edifici e alle infrastrutture potrebbero costare al paese oltre 22 miliardi di dollari entro il 2050. Nel giugno 2021, le inondazioni hanno causato danni per 470 milioni di dollari.

Asia – L’uomo che ha fermato la Cina

Il thailandese Niwat Roykaew ha vinto contro il gigante cinese. Sembra incredibile ma nel febbraio 2020 ha salvato il fiume Mekong, secondo solo al Rio dell’Amazzoni per biodiversità d’acqua dolce, che attraversando la  Cina, Vietnam, Laos, Thailandia e Cambogia, fornisce gli elementi essenziali per vivere a circa 65 milioni di persone.

Numeri che non hanno fermato i tanti progetti di costruzioni di dighe in tutta la regione minacciano il delicato ecosistema del fiume. Agli inizi del secolo in corso la Cina, in accordo con la Tailandia, aveva annunciato il progetto per far esplodere sezioni rocciose e aprire il cammino alle navi cinesi. Si trattava del piano  Mekong Navigation Channel Improvement Project  che si proponeva di rendere il fiume un canale navigabile industriale.

Niwat Roykaew, di Chiang Kong, avendo insegnato il thailandese nelle zone più remote al confine del suo Paese con il Laos, ha assistito da subito all’impatto ambientale del progetto.

Lasciato l’insegnamento ha creato il Chiang Kong Conservation Group, una rete di 30 villaggi thailandesi del quale Niwat Roykaew è stato subito riconosciuto, per la sua professione e, quindi, cultura, leader naturale.

Soprannominato infatti Kru Thi (insegnate di thailandese) non ha perso tempo e, richiamando l’attenzione della stampa e coinvolgendo anche i pescatori del Laos con le sue manifestazioni in barca sul Mekong che hanno sottoscritto la petizione consegnata all’ambasciata cinese a Bangkok per fermare il progetto, ha dimostrato, con il supporto di scienziati e accademici, l’importanza del fiume e il disastro socio-ambiante che avrebbe provocato la conversione del fiume in “un’autostrada” fluviale.

Nel febbraio 2020 – dopo varie battaglie con il governo che sospendeva e riprendeva le esplosioni (realizzate nel frattempo per 124 miglia) – il Governo della Thailandia –  pressato dalle richieste della società civile, scientifica e accademica sempre accanto a Kru Thi, ha abbandonato il progetto di esplosione delle rapide del Mekong.

Kru Thi, protagonista di una rara vittoria per quelle zone, continua a difendere i diritti del fiume e delle persone che ci e ne vivono ed educa la nuova generazione di guardiani del fiume.

Africa – La Corte d’Appello del Aja contro il petrolio

L’avvocato ambientalista Chima Williams collaborando con due comunità ha portato alla Corte d’Appello dell’Aia la filiale nigeriana la Royal Dutch Shell, per le fuoriuscite di petrolio e il conseguente danno ambientale diffuso in Nigeria.

Il tribunale il 29 gennaio 2021 ha ritenuto  responsabile non solo la filiale ma anche la casa madre della Dutch Shell perché aveva l’obbligo di prevenire i danni.

Per il Goldmanprize si  tratta “della prima volta che una società transnazionale olandese è stata ritenuta responsabile per le violazioni della sua controllata in un altro paese, aprendo Shell ad azioni legali da parte delle comunità di tutta la Nigeria devastate dal disprezzo dell’azienda per la sicurezza ambientale”.

Sud America – Difesa delle terre ancestrali dall’estrazione dell’oro

Alex  Lucitante e Alexandra Narvaez  guidano il movimento indigeno per proteggere il proprio territorio ancestrale,  Cofán  nell’Ecuador settentrionale) dai irreversibili  danni ambientali  provocati dall’estrazione dell’oro.

La loro leadership ha portato a una storica vittoria legale nell’ottobre 2018, quando i tribunali dell’Ecuador hanno annullato 52 concessioni illegali di estrazione dell’oro, concesse senza il consenso della loro comunità di Cofán . I

l successo legale della comunità protegge 79.000 acri di foresta pluviale incontaminata e ricca di biodiversità nelle sorgenti del fiume Aguarico dell’Ecuador, sacro alla comunità. Inoltre, la regione è tra le sacche più dense di carbonio dell’Amazzonia.

Alex ha 29 anni, Alexandra 30.  Il primo è membro di una coalizione indigene la Ceibo Alliance, all’interno della quale varie comunità tentano di proteggere oltre i loro territori, la loro cultura. Spera di diventare avvocato per continuare a difendere i loro diritti.

Alexandra nel 2017 ha formato una pattuglia forestale chiamata La Guardia per monitorare le attività illegali che sfruttano le loro terre.  Nell 2018 lungo il fiume Aguarico ha scoperto i macchinari pesanti per realizzare scavi su larga scala. Dalle indagini emerse che il Governo ecuadoriano aveva rilasciato 20 concessioni minerarie, mentre 32 erano in sospeso. Alcune riguardavano il territorio di Cofán di nascosto alla comunità. È stato allora che Alex a Alexandra oltre a intensificare le pattuglie hanno pianificato una strategia per raccogliere le prove. Sono riusciti a creare un dettagliato archivio formato da filmati, mappe e fotografie, dimostratosi sostanziale per l’azione legale.

Alexandra fa anche parte dell’Associazione Shamec’co per i diritti delle donne.

Stati Uniti -Nalleli Cobo può salvare la California

Da Los Angeles (California – Stati Uniti)  Nalleli Cobo, che da quando aveva 19 anni nel 2020  è a capo di una coalizione formata da persone della sua comunità i quali, come lei, hanno problemi di salute a causa delle continue trivellazioni del sito petrolifero a sud della città, gestito dalla AllenCo Energy, dove vivono.

L’attivissimo del movimento guidato dalla Cobo ha ottenuto il divieto di nuove esplorazioni petrolifere e l’eliminazione graduale degli altri esistenti, con il voto unanime sia del Consiglio comunale di Los Angeles sia del Consiglio dei supervisori della contea.

I giacimenti di petrolio a Los Angeles sono stati scoperti negli anni Novanta dell’Ottocento; dopo circa 40 anni la California produceva quasi un quarto della produzione mondiale di petrolio, con una popolazione che da 50mila abitanti era cresciuta fino a 1,2 milioni.

Ad oggi, Los Angeles rimane il più grande giacimento petrolifero urbano degli Stati Uniti.

Australia – L’esemplare strategia del definanziamento del carbone

Esemplare l’azione e la vittoria di Julien Vincent  in Australia che è riuscito ad impegnare 4 delle maggiori banche del Paese a porre fine ai finanziamenti per i progetti di carbone entro il 2030, mentre le principali compagnie assicurative hanno accettato di cessarne la sottoscrizione.

L’Australia è, infatti, un importante esportatore di carbone. Contiene la terza più grande riserva di carbone al mondo, rappresentando il 29% delle esportazioni mondiali di carbone. Newcastle, nel Nuovo Galles del Sud, è il più grande porto di esportazione di carbone del mondo.

Ma è un Paese già colpito dagli effetti del mutamento climatico con sempre più frequenti ondate di calore che provocano siccità e incendi: quelli del 2019 e del 2020 hanno bruciato più di 24 milioni di ettari, ucciso o costretti a spostarsi più di 3 miliardi di animali e rilasciato circa 800 milioni di tonnellate di anidride carbonica, superando le emissioni medie annue dell’intero continente. La Grande Barriera Corallina è minacciata dalle temperature dell’oceano e dall’aumento dei livelli di acidità del mare.

Julien Vincent, 41 anni, da sempre appassionato difensore dell’ambiente, ha studiato climatologia e lavorato con Oxfam e GreenPeace. Nel 2013 ha fondato Market Forces specializzata a fare leva sulle fonti finanziare per contrastare l’industria del carbone e di altri combustibili fossili.

Nel 2016, in collaborazione con 350 org, Julien  con la sua  MF ha organizzato le “giornate di disinvestimento” in tutta l’Australia, durante i quali tanti clienti bancari chiudevano i propri conti correnti e annullavano le carte bancarie.

Tra il 2019 e il 2021 le banche, Commonwealth, Westpac, ANZ e NAB che controllano l’80% del mercato totale dei prestiti del Paese hanno sottoscritto l’impegno di definanziare entro il 2030 il settore del carbone.

I premi ai 7 campioni sono stati assegnati il 25 maggio 2022.

 

Immagini: i vincitori del Goldman Environmental Prize 2022 ; foto tratte dal sito ufficiale del premio 

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