La fiaccola olimpionica in viaggio verso Rio

Torcia nella sua interezza Il 27 aprile 2016, ad Atene è stata consegnata la fiaccola olimpica, agli emissari brasiliani dei Giochi di Rio 2016.
La fiaccola parte, quindi, in aereo per il Sud-America, verso Brasilia da dove attraverserà le  città del Brasile, comprese le capitali dei 26 Stati federati, prima di accendere il braciere olimpico a Rio il 5 agosto 2016.

La torcia dei Giochi olimpici di Rio 2016 è stata progettata dallo studio di design Chelles – Hayashi di San Paolo (Brasile), spenta è bianca, ma una volta accesa con il calore della fiamma e grazie agli inserti in resina, prende i colori della bandiera brasiliana. Il fusto, in alluminio riciclato, è lungo 63,5 centimetri di lunghezza e pesa 1500 grammi.

La fiamma dei giochi olimpici è stata accesa il 21 aprile 2016 ad Olimpia, davanti alle rovine del tempio di Era,  dando così il via   alla staffetta della fiaccola che arriverà a Rio de Janeiro, sede delle Olimpiadi dal 5 al 21 agosto 2016. La fiamma è stata accesa dall’attrice greca, Katerina Lehou, che per l’occasione ha vestito i panni della Grande Sacerdotessa. Il primo tedoforo è stato il campione greco di ginnastica artistica, Lefteris Petrounias. Percorsi i primi 450 chilometri previsti dalla tappa greca del viaggio, il rifugiato siriano, Ibrahim al Hussein ha ricevuto la fiaccola nel campo profughi di Eleonas, vicino ad Atene, portandola alla capitale .

 

Il tedoforo Ibrahim Al-Hussein

Ibrahim Al-Hussein, giunto in Grecia nel 2014, dopo aver attraversato il mar Egeo con un gommone, è un ventisettenne ex campione di nuoto, i cui sogniPassaggio torcia di competere alle Olimpiadi, si sono infranti, il giorno in cui, nel suo paese in guerra, la Siria, è stato colpito da una bomba perdendo la gamba destra, ora sostituita da una protesi, donatale da un amico medico greco.

Ibrahim è riuscito a costruirsi una nuova vita ad Atene, dove oltre a lavorare, continua a coltivare la sua passione: il nuoto. Grazie all’ong Alma che si occupa di sport per disabili, segue un programma di allenamento per 3 volte la settimana, oltre a far parte della squadra di  basket in carrozzina di Maroussi, quartiere periferico di Atene.

Ibrahim al Hussein ha dichiarato che portare la fiaccola è stato “come un sogno diventato realtà”.  Un gesto simbolico di solidarietà nei confronti dei rifugiati di tutto il mondo, che scappano dalla guerra, dalle persecuzioni  e dalla miseria.

Al termine del suo viaggio a Rio de Janeiro, la fiaccola  avrà percorso complessivamente  19.700 chilometri nei 95 giorni previsti, grazie alla staffetta di 12.000 tedofori.

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