Corsa al litio

Il litio è tra gli elementi fondamentali per le batterie delle auto elettriche, degli smartphone e dei computer, oltre ad essere usato nelle industrie più tradizionali del vetro e della ceramica.

Inserito tra i metalli strategici per la transizione ecologica la sua domanda supera l’offerta. In dieci anni, dal 2008 al 2018, la produzione annua complessiva è più che triplicata, passando da 25.400 a 85.000 tonnellate. La richiesta maggiore proviene soprattutto dell’industria della mobilità, essendo i veicoli, auto, biciclette e monopattini elettrici considerati, ad oggi, la prima frontiera per il superamento dell’uso del petrolio.

Ma paradossalmente se da un lato asseconda la transizione ecologia dall’altra i modi di estrazione di questo metallo alcalino sono dannosi per l’ambiente, e dunque, fortemente discussi.

L’estrazione dalle saline genera siccità?

Il Sud America con il Cile, l’Argentina e la Bolivia occupano i primi posti della classifica delle riserve mondiali, con l’Australia e Cina, Ma se in questi ultimi due paesi si estrae dalla roccia, nei Paesi latinoamericani il litio si ricava dai laghi salati sotterranei con il seguente procedimento: viene portata in superficie l’acqua, raccolta in grandi vasche viene fatta evaporare e quindi processata fino a raggiungere il litio pronto all’uso.

Si tratta del procedimento più sostenibile sia per l’impatto con la natura sia economicamente. Ma in alcune aree gli abitanti nei pressi delle saline lamentano un aumento della siccità che mette a rischio gli allevamenti dei bestiami e fa seccare le colture. Di conseguenza l’estrazione del litio nelle saline è oggetto di numerosi studi. Gli esperti, però, non sono riusciti a stabilire se la siccità prolungata sia collegata (o fino a che punto lo sia) con l’estrazione del litio; si suppone però che a lungo andare possa provocare un afflusso di acqua dolce fino a impattare sulle falde acquifere che si trovano ai margini delle saline, ecosistemi dinamici e fragili.

C’è poi la questione socio-economica. La zona delle saline latinoamericane, dove si trova l’80% del 60% delle riserve mondiali di litio, sono abitate soprattutto da popolazioni autoctone che assistono all’ estrazione delle risorse delle loro terre che generano valore in un’altra parte del mondo.

Nell’Unione Europea

Il litio potrebbe cambiare il destino (spesso triste) delle economie sudamericane rispetto al resto del mondo. Ma servirebbero accordi adeguati ora perché la corsa al litio è in pieno svolgimento.

L’Unione Europea, impegnata com’è con il Green Deal, ha gran bisogno di questi metalli cruciali come il litio, il cobalto, il nichel o la graffite ma ne produce soltanto il 2% rispetto a quanto gliene servirebbero per realizzare il piano per la neutralità climatica entro il 2050.

Allora si scava e si cerca. Per il litio, ha confermato la Commissione europea a wired.it ci sono pronti 9 progetti pronti che vedono come capolista il Portogallo, dove già si estrae per la produzione di ceramica.

In Lusitania, come in Finlandia ci sono i depositi di spodumene, il minerale che contiene un’alta percentuali di litio. Progetti anche per la Spagna, l’Austria, la Repubblica Ceca e la Germania dove si studia per estrarlo dalle acque geotermiche.

E in Italia?

E in Italia? Il ricercatore del Cnr Andrea Dini, intervenendo nel corso degli ultimi Stati generali della geotermia è stato ottimista. Se sono intoccabili per motivi naturalistici i depositi lungo le Alpi e l’Isola d’Elba, ci sono siti che promettono buone soprese. Dini, riporta greenreport.it si riferisce al litio geotermico i cui livelli superano di circa “il doppio di quelli riscontrati nelle salamoie del campo geotermico californiano di Salton Sea, considerato dagli statunitensi come la fonte che permetterà agli Usa di raggiungere l’indipendenza dai mercati esteri del litio”.

Facendo le dovute proporzioni l’Italia potrebbe diventare una buona esportatrice, ma bisogna sbrigarsi perché la filiera è tutta da sviluppare.

Smaltimento o riuso. La second life battery

Rimane aperta la questione dello smaltimento delle batterie litio. Si considera che la produzione delle batterie per i trasporti aumenta del 25% annuo. Nell’arco di 10 anni saranno tante da smaltire.

Una volta “esausta” generalmente dopo circa 10 anni, ogni batteria deve essere appositamente smaltita onde evitare la contaminazione dei suoi elementi inquinanti come il nichel, il cobalto e il manganese, ma il procedimento ha un costo elevato.

Si mettono a punto allora progetti di riciclo ( second life battery o batterie di seconda vita) che ridurrebbero le estrazioni. Inoltre, informa enelx.com, una “batteria esausta” avrebbe ancora una energia residua di circa il 75%, insufficiente per alimentare un veicolo ma più che buona per prestarsi al “sistema di accumulo” per gli impianti fotovoltaici domestici o per “formare impianti di stoccaggio industriale”.

Servono sia direttive precise in ambito europeo che porti i produttori delle e-car a garantire il riciclo delle batterie, sia stabilimenti specializzati nel trattamento delle stesse, recuperando i metalli al loro interno e/o rigenerandola per garantirle la second life, in altre applicazioni energetiche.

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