Cina. Il prossimo divieto di commercio dell’avorio salverà l’elefante africano?

In Cina, a fine dicembre 2017, diventerà effettivo il divieto di vendita e trasformazione, nel mercato interno, dell’avorio.

Il divieto è stato salutato dalla comunità internazionale come un momento storico, posto che il 70% delle zanne, frutto di bracconaggio – gli elefanti africani sono una specie protetta a rischio estinzione –  viene assorbito dal mercato del grande Paese asiatico.

Se il bando sarà applicato efficacemente, quindi, potrebbe cambiare la sorte dell’ elefante africano.

Ma quanti cinesi sanno del bando e come reagiranno i cinesi al divieto?  Interromperanno quella che per loro è una lunga tradizione che vede l’avorio impiegato nei campi più svariati dall’arte ai rimedi naturali? Come percepiscono i messaggi della campagna a favore del bando? Sulla scia di queste domande e per identificare i motivi che determinano il consumo dell’avorio e la sua stessa natura, il Wwf e il suo ufficio Traffic hanno commissionato un’indagine all’agenzia di consulenza GlobeScan condotta nelle 15 città cinesi dove è attivo il mercato dell’ avorio. Il Wwf, ricordiamo, è l’organizzazione internazionale impegnata nella conservazione della natura, con l’apposito ufficio Traffic, rete di monitoraggio della flora e fauna selvatiche, che contrasta il commercio illegale di tali risorse.

I risultati dell’indagine

I risultati dell’indagine mostrano un quadro non rassicurante.  Al di là di un apparente consenso dei consumatori nei confronti del bando, il mercato cinese è attualmente caratterizzato, più che dal calo delle vendite, da un fenomeno di trasferimento locale. Infatti se nelle città di Pechino e Chengdu l’acquisto di avorio è sensibilmente diminuito, anche con l’aiuto delle misure adottate dal Governo  (misure condivise dai commercianti del ramo), il mercato dell’avorio si è trasferito in centri più piccoli, i quali, secondo la ricerca, potrebbero causarne la sopravvivenza futura.

Nelle intervistcondotte dalla GlobeScan è risultato che solo il 19% ricorda spontaneamente le regole sul commercio d’avorio; il 46% le ricorda soltanto se sollecitato. Il 50% delle persone che acquistavano prodotti in avorio hanno smesso di farlo, ma la richiesta dell’oro bianco rimane e, secondo l’indagine, rimarrà per alcune categorie di persone: non a caso chi viaggia all’estero ha comprato in forma significativa più avorio di chi non viaggia.

Conclusioni

I risultati dell’indagine, dunque, non sono incoraggianti. La stessa Wwf scrive sul proprio sito che nel corso delle interveste molti consumatori hanno dimostrato “scarsa conoscenza della legalità nell’ambito del mercato dell’avorio”ed è evidente che “i prossimi mesi saranno assolutamente critici per l’applicazione effettiva del bando ”.  Per l’organizzazione è fondamentale migliorare la comunicazione e diffusione del bando del commercio dell’avorio, corredandola di dati concreti per cambiare l’atteggiamento dei cinesi nei confronti dell’avorio.

Tuttavia, conclude la stessa organizzazione, la scelta della Cina è un grande passo in avanti e un “grande impegno per assicurare un futuro all’elefante africano”.

Di fatto nel 2018 il più grande mercato legale d’avorio chiuderà i battenti.

I risultati dell’indagine sono racchiusi nel report Demand under the Ban: China ivory consumption research 2017 (‘La domanda ai tempi del bando: indagine 2017 sul consumo di avorio in Cina’).

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