Tre donne: il loro mondo ed il loro dramma portato sul palcoscenico
Chi sono? Santa Caterina d’Alessandria, egiziana, Artemisia Gentileschi, italiana, Ipazia, greca. Tutte e tre forti quanto basta per non cambiare opinione, mai, davanti a minacce, soprusi, dolori, ed accettando persino il martirio in difesa delle proprie idee.
Così Artemisia, subìto a 18 anni lo stupro da parte di un amico del padre, non cede a nessun ricatto e a distanza di un anno denuncia il fatto, accetta il processo, che l’umilia e moralmente la distrugge, ma che si conclude con la condanna del colpevole.
La sua vita non sarà più quella di una fanciulla, il peso di quello che le è successo lo porterà fino alla fine dei suoi giorni ed il solo modo di scaricarsi di quel fardello sarà dipingere la crudeltà subita ponendo sulla tela il suo dramma e provando in tal modo un senso di rivincita nei confronti dell’uomo che usando la propria forza aveva ottenuto, ed ancor oggi è all’ordine del giorno, sempre ciò che vuole.
Ipazia, grande matematica, astronoma, filosofa, rappresentante della filosofia neoplatonica, seppe stare al passo di quei tempi, portò alla conoscenza di materie astruse per le donne persone dedite alle scoperte dei corpi celesti, arrivando a discuterne persino davanti ad eccellenti studiosi greci. Applicava così le sue scelte sulla libertà di pensiero, e per questo fu accusata di poteri ultraterreni e martirizzata da un gruppo di fanatici cristiani che non accettavano le sue profezie e i suoi studi sulla certezza di una vita dopo la morte.
Santa Caterina D’Alessandria, o della Ruota, venerata in molte chiese, non era assetata di potere, ma era molto colta, conosceva le origini della scienza e dell’arte, studiosa di lingue e letteratura, è considerata patrona degli studenti, ed ha sempre approfondito la sua voglia di vedere il vangelo e penetrare in esso come un modo per trarne forza e coraggio.
Dotata di una grande dialettica e persuasione seppe conquistare molti scettici e tutto l’apparato di corte convertendolo alla fede cristiana. Il solo che non riuscì a convincere fu l’imperatore Massenzio, e ciò le costò il martirio. Si narra che gli angeli portarono il suo corpo sul monte Sinari. E quando si osserva la cassa processionale in legno del Maragliano non può fare a meno di pensare che ciò sia avvenuto veramente visti i putti dorati che sembrano sollevarla ed accompagnarla in alto.
Dall’arte al teatro
Perché dunque queste tre figure sono state portate sul palcoscenico? Il tutto nasce da un’indagine fatta dall’Opificio del restauro di Firenze dove a marzo viene scoperto un quadro di Artemisia che rappresenta S. Caterina. Dalle radiografie effettuate quest’ opera è risultata un’anamnesi del passato perché si è scoperto che, come spesso accadeva, le figure si sovrapponevano le une alle altre. Gli studi fatti hanno posto in rilievo come la Gentileschi, probabilmente sollecitata dai Medici, abbia posto una corona medicea sul capo della santa.
Da ciò è nata l’idea di fare un parallelo sull’eccellenza femminile e aprire un orizzonte tra arte e teatro. Il laboratorio In nome di Santa Caterina ha così pensato di “gettare” in prosa una scrittura collettiva Testo collettivo a cura del Gruppo Raggi X, condotta da Patrizia Monaco, con la regia di Consuelo Barilari e darne a Laura Curino l’interpretazione.
Il testo: “Caterina, Artemisia Ipazia e …le altre” fa da apripista ad una nuova drammaturgia e sceglie come luogo per l’anteprima, l’ex convento dell’Annunziata dei padri Domenicani, alle spalle delle rovine della Chiesa di S. Caterina di Sestri Levante, una scelta giusta ed ideale.
In principio vi è stata la presentazione dei drammi vissuti dalle tre protagoniste fatte dalla studiosa Roberta Bartoli, dalla storica Cecilia Frosini e dalla restauratrice M. Luisa Reginella sulla terrazza all’aperto, poi la rappresentazione vera e propria vi è svolta all’interno del complesso.
Questa prosa è stata accompagnata da “quadri” ed immagini video di Sara Monteverde che raffiguravano spezzoni di dipinti, e dove la forte interpretazione della Curino ha riempito il silenzio quasi assordante che aleggiava nel salone assiepato da molti incuriositi ascoltatori.
La commedia verrà riproposta in altri teatri e fa parte del festival dell’eccellenza al femminile. Il dipinto della Gentileschi, di cui si parlato, è esposto alla Galleria degli Uffizi a Firenze assieme alla Medusa di Caravaggio.
Fotografie dall’alto: 1) Ritratto di Santa Caterina ai raggi X, dipinto da Artemisia Gentileschi (1620 circa); 2 frame dal film ‘Agorà’ di Alejandro Amenábar (2009) che narra la storia di Ipazia di Alessandria


