Rosa Luxemburg. Calma e serena come sempre

Il 5 marzo del 1871 – 150 anni fa- nasceva a Zamość, (Polonia orientale), Rosa Luxemburg, filosofa, economista, giornalista ma, soprattutto, una delle figure di spicco della storia del socialismo.

Nata in una agita famiglia ebraica, ultimogenita di 5 cinque figli, aveva 2 anni quando fu colpita da una malattia che le procurò una deformazione all’anca e definitivi disturbi della deambulazione che non avvilirono né la sua brillantezza mentale né la determinazione caratteriale. Imparò, infatti, a leggere e a scrivere da sola e a 13 fu pronta per essere iscritta al Secondo Liceo Femminile di Varsavia, dove si distinse per la sua bravura che sarebbe stata premiata con la medaglia d’ora se, nel frattempo, non fosse stata conquistata dalla politica. Aveva aderito a Proletariat, movimento rivoluzionario clandestino, ed, evidentemente, non celava le sue idee se, nel 1887, al termine del suo percorso accademico, il consiglio d’istituto le negò il dovuto riconoscimento “per il suo atteggiamento ribelle nei confronti delle autorità”.

Per 2 anni Rosa Luxemburg studiò le opere di Karl Marx e di Friedrich Engels, continuando a occuparsi di politica concitata dagli scioperi e dalle manifestazioni operaie organizzate da Proletariat e dall’Unione dei Lavoratori Polacchi, repressi dal Governo.

Il carcere la lambì fino a quando nel 1889 riuscì a lasciare Varsavia e, nascosta, a superare la frontiera austro-ungarica per raggiungere la Svizzera.

A Zurigo, nel 1890, Rosa Luxemburg s’iscrisse alla Facoltà di Filosofia, due anni dopo a Giurisprudenza, materia nella quale si laureò nel 1897 con la tesi intitolata, Lo sviluppo industriale della Polonia, pubblicata a Lipsia l’anno seguente.

Nel frattempo si era innamorata, contraccambiata, del politico lituano Leo Jogiches. Condividevano sentimento e politica. Legati per sempre ma mai come una coppia convenzionale, nel 1893 lavorarono alla rivista Sprawa Robotnicza (La Causa operaia), coofondata da Jogiches e della quale, sotto pseudonimo, la Luxemburg ne assunse la direzione e parteciparono alla costituzione del Partito Socialdemocratico del regno di Polonia, in contrapposizione del Partito Socialista Polacco (PPS).

A dividere i 2 partiti, la questione dell’indipendenza della Polonia, in quel tempo sotto il giogo della Russia zarista. Se per il PPS la libertà della Polonia era fondamentale, per il gruppo di Sprawa Robotnicza era “un’illusione destinata a distogliere i lavoratori dalla lotta di classe”. Luxemburg e Jogiches puntavano all’autonomia del proprio Paese e alla costituzione democratica per l’intero impero russo, raggiunta con la lotta delle classi operare unite (polacca e russa) contro il capitalismo, ma erano contrari al nazionalismo.

Idee che Rosa Luxemburg riunì nell’opuscolo La Polonia indipendente e la causa operaia, pubblicato a Parigi nel 1895, e rielaborate poi in vari articoli apparsi su varie testate socialiste europee fra le quali, Critica Sociale, il mensile fondato dal leader socialista italiano Filippo Turati.

Nel 1897 Luxemburg decise di trasferirsi in Germania ed entrare nel partito socialista locale, il più organizzato di Europa. Ci riuscì con uno stratagemma. Posto che le autorità tedesche mai avrebbero concesso la residenza a una socialista, Rosa sposò Gustav il figlio della sua amica Olympia Lübeck. Il matrimonio apparente le permise di stabilirsi a Berlino. Qui intensificò il suo attivismo politico senza trascurare la riflessione e l’elaborazione intellettuale sulla lotta di classe, il capitalismo, il mercato, le condizioni socio-economiche dei lavoratori e la democrazia.

Nel 1915 insieme al politico tedesco Karl Liebknecht, creò il Gruppo Internazionale, che sarebbe poi diventato la Lega di Spartaco, il nucleo di quello che sarà poi il Partito Comunista di Germania.

Nel giugno 1916, dopo il fallimento di uno sciopero, fu arrestata e condannata a 2 anni di reclusione che trascorse scrivendo articoli e pamphlet contro la Grande Guerra in corso: era una convinta pacifista.

Così com’era una convinta socialista, famoso il suo opuscolo Juniusbroschüre del 1915 (firmato con lo pseudonimo Junius), dove, oltre a condannare la guerra, Luxemburg scrisse la nota espressione “socialismo o barbarie”, con la quale teorizzava per il futuro dell’umanità la transizione a una società socialista, altrimenti sarebbe stata destinata alla definitiva regressione alla barbarie.

Convinta ma critica, con un pensiero libero e originale si opponeva sia al moderatismo del Partito Socialdemocratico tedesco sia alla rivoluzione bolscevica di Lenin del 1917. Nel libro La Rivoluzione Russa, Luxemburg condannò la limitazione delle libertà democratiche e lo scioglimento dell’Assemblea costituente: In quelle prime decisioni dei bolscevichi scrutò la futura e rapida degenerazione nel totalitarismo, come poi avvenne.

Carattere indomito dal carcere di Breslavia scriveva all’amica Sonja Liebknecht (moglie di Karl): ”È il mio terzo Natale in gattabuia, ma non fatene una tragedia. Sono calma e serena, come sempre […].Quanto è strano che, senza alcun motivo particolare, io viva sempre in un’ebbrezza gioiosa […]. E cerco allora il motivo di tanta gioia, ma non ne trovo alcuno e non posso che sorridere di me. Credo che il segreto altro non sia che la vita stessa”.

Il 15 gennaio 1919, con la Lega di Spartaco Rosa Luxemburg partecipò a Berlino a un’insurrezione armata contro la neonata Repubblica di Weimar: fu sequestrata e in seguito trovò la morte per mano di corpi paramilitari che rispondevano al Governo. Uccisa mentre veniva trasportata in carcere, le sue spoglie furono gettate in un canale e sul loro ritrovamento avvenuto nel maggio successivo, ci sono state sempre dei dubbi.

L’ Epitaffio che Bertolt Brecht le dedicò, infatti, recita “Ora è sparita anche la Rosa rossa./Dov’è sepolta non si sa./Siccome disse ai poveri la verità/i ricchi l’hanno spedita nell’aldilà” (Grabschrift, 1919).

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