Adriano Olivetti, Lettera 22 e lo scippo del primato

Il 15 dicembre 2020 Poste Italiane ha annunciato l’emissione di 2 francobolli che il Ministero dello Sviluppo Economico ha dedicato alla storica Lettera 22, in occasione del suo 70° compleanno e ad Adriano Olivetti, suo insuperabile produttore, nel 60° anniversario della scomparsa.

Lettera 22 comparve sul mercato 1950. Progettata dal designer Marcello Nizzoli, con la supervisione dell’ingegner Giuseppe Beccio, era una macchina per scrivere portatile di 3 chili e 700 grammi; posta nell’apposita valigetta, Lettera 22 poteva essere trasportata ovunque.

Altresì presentava interessanti e pratiche novità tecniche: la leva che regolava la posizione del nastro, 2 colori di scrittura, nero e rosso, oltre la funzione di assenza d’inchiostro (per battere le copie con la carta carbone). Prodigio tecnico per l’epoca, con la sua versatilità entrò velocemente nelle case degli italiani e fu compagna fedele di scrittori e giornalisti.

Oggi un esemplare di Lettera 22 è esposto al MoMa di New York e rimane uno di quegli iconici oggetti di design che hanno reso famoso e desiderato il Mady in Italy nel mondo.

Agliè e Lettera 22, binomio inscindibile

Adriano Olivetti, classe 1901 – terminati gli studi al Politecnico di Torino, l’apprendistato all’estero e l’esperienza come operaio,  nel 1932 subentrò al padre Camillo, fondatore dell’Ing.C.Olivetti & C, prima fabbrica italiana di macchine per scrivere.

Volle che Lettera 22 venisse realizzata nello stabilimento di Agliè e non a Ivrea, dove risiedeva la sede generale.

Ciò ha conferito notorietà internazionale al piccolo comune della città metropolitana di Torino e che insieme con Ivrea, ha inaugurato lo scorso settembre – con la presentazione della moneta dedicata alla Lettera 22 coniata per l’occasione dalla Zecca dello Stato – la serie di eventi celebrativi dei 2 anniversari.

I primordi dell’elettronica 

Quando Adriano Olivetti morì il 27 febbraio 1960, lasciò un’azienda con circa 36mila dipendenti, di cui oltre la metà all’estero, presente in molti dei grandi mercati internazionali di allora.

Quando era subentrato al padre Camillo, l’Olivetti era un’azienda di media grandezza. È stata la sua poliedrica mente e personalità, il suo saper trasferire nel lavoro i suoi ideali e la sua capacità di vedere e anticipare il futuro a farne un’impresa leader nel mondo per design e alta tecnologia (tanti ma tanti decenni prima di Steve Job), con una costante attenzione alle condizioni di lavoro dei suoi dipendenti. Impossibile riassumere le sue iniziative e attività in questa sede.

Ma per descrivere la statura del personaggio, basterà ricordare che ogni progetto di Adriano Olivetti si basava sulla sua convinzione che il profitto aziendale dovesse essere a beneficio della comunità lavorativa e locale.

Da qui il contatto continuo con la cultura e la ricerca; l’orario di lavoro dei suoi dipendenti ridotto dalle 48 alle 45 ore a parità di salario ben prima che fosse inserito nei contratti nazionali e i grandi traguardi di produzione: la Divisumma (1945), la prima calcolatrice elettromeccanica al mondo capace di svolgere le 4 operazione e stampare il risultato, l’Elea 9003 (design di Ettore Sottsass) il calcolatore a transistori (1959) progettato da un gruppo di ricercatori guidati dall’ingegnere e informatico Mario Tchou, che morì in un incidente automobilistico nel 1961, e infine il Programma 101 – in collaborazione con l’Università di Pisa – il primo elaboratore personale da cui sono derivati gli attuali personal computer, presentato negli anni Sessanta.

Olivetti e Tchou. Il futuro era già in Italia

La morte di Adriano Olivetti e Mario Tchou, a poco tempo di distanza, segnarono la fine dell’elettronica all’Olivetti. Mario Tchou considerava l’Italia “allo stesso livello dei Paesi più avanzati nel campo delle macchine calcolatrici elettroniche dal punto di vista qualitativo. Gli altri però ricevono aiuti dello Stato. Gli Stati Uniti stanziano somme ingenti, la Gran Bretagna milioni di sterline. Lo sforzo di Olivetti è notevole- continuava Tchou – ma gli altri però hanno un futuro più sicuro del nostro, essendo aiutati dallo Stato”.

Tchou dixit. Alla morte di Adriano Olivetti, l’azienda venne eredità dalla famiglia discorde che presto decise di aprirsi a nuovi soci: una cordata di grandi aziende italiane fra cui la Fiat guidata da Vittorio Valletta che riepilogò in nome di tutti: “La società di Ivrea è strutturalmente solida, potrà superare senza grosse difficoltà il momento critico. Sul suo futuro pende però una minaccia, un neo da estirpare: l’essersi inserita nel settore elettronico, per il quale occorrono investimenti che nessuna azienda italiana può affrontare”.  Nel 1964 la Divisione Elettronica Olivetti cedette il settore alla statunitense General Electric.

Una certezza: il complotto industriale e finanziario

Ne fece le spese proprio il Programma 101, per tutti il primo desktop computer della storia. Progettato da Pier Giorgio Perotto, Giovanni De Sandre e Gastone Garziera, con design di Mario Bellini, pensato esattamente per un consumo personale e di massa, fu presentato – in sordina ma con successo – a New York nel 1965. Ne furono venduti 44mila pezzi.

Tanti per una società come quella di allora, non ancora informatizzata. Ma la storia di Programma 101 fu brevissima: abbiamo visto come l’Olivetti aveva preferito investire sui sistemi di calcolo meccanici che sull’elettronica facendone un settore prettamente nordamericano.

E questo ci riporta al sospetto che l’incidente automobilistico mortale di Mario Tchou non sia stato casuale.

In merito la moglie, la pittrice Elisa Montessori, ha recentemente risposto al Corriere della Sera: “ll lavoro di Mario era sotto gli occhi di molti, e aveva scosso molti equilibri. Ma non esiste nessuna prova che qualcuno lo abbia ucciso. Mario non mi fece mai menzione di minacce o preoccupazioni per la sua incolumità. La sua morte e quella di Adriano portarono, in poco tempo, alla dismissione della Divisione Elettronica di Olivetti, fiore all’occhiello del nostro Paese, che fu venduta in fretta alla General Electric. Quello sì fu un complotto, tutto industriale e finanziario, volto a indebolire l’Olivetti e l’Italia e a fare un favore agli americani”.

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