Migrare è un diritto. Lo impariamo a scuola di cucina
Immerso nel quartiere Born di Barcellona, nel cuore della Città Vecchia, un ristorante solidale apre le sue porte agli immigrati, diventando uno dei luoghi più frequentati della città. Un’ambientazione singolare che sembra partorita dalla stessa urbe: il cielo come tetto, animate e floreali decorazioni alle pareti.
Una cucina locale ed etnica dove si cucinano anche opportunità per migranti che attraverso la formazione e i contratti di lavoro, possono essere regolarizzati. Uno dei programmi principali della Fundación Mescladís è Cuinant oportunitats (Cucinando opportunità) che offre formazzine per camerieri, aiutanti di cucina e altri mestieri per favorire l’inserimento lavorativo. Uno sviluppo comunitario per infrangere i confini culturali e diffondere politiche migratorie di inclusione.
La Fondazione si mantiene attraverso le proprie attività economiche: vino, yogurt, gelati, l’acqua non imbottigliata, verdura, succhi di frutta ecologica rappresentano la loro fonte di sussistenza. Laboratori di cucina etnica, basati sulla diversità culturale e geografica costituiscono un ponte tra le culture e un’opportunità di guadagno per la fondazione che ha ricevuto il Premio 8vo dal Consiglio Municipale per il lavoro svolto nell’ambito dell’immigrazione.
Tra gli ex alunni della scuola di Cuinant Oportunitats, Soly Malamine, attuale coordinatore dello spazio “Ristorante-scuola”, afferma che Mescaldis è una porta molto grande attraverso la quale sono passate molte persone e che gli ha cambiato la vita: “da un estueremo all’altro” ma ancora rimane molto cammino da percorrere in questa “catena infinita”.
Idrissa, ex allievo, in un ottimo spagnolo racconta: “In Mescaldis mi hanno dato la volontà di fare formazione, dicendomi che avremmo lavorato insieme affinché tutto andasse nel verso giusto. Ho imparato che nella vita non bisogna mai abbassare le braccia, ma lottare e andare avanti”.
Attualmente lavora in un ristorante a tempo pieno. “Quando arrivai, prosegue, come tutti i migranti ero senza documenti, avevo un amico che insegnava all’università, che mi consiglio dato il mio alto livello di francese di insegnare la lingua come freelance. Per un anno lavorai come autonomo, ma data la difficoltà di reperire allievi mi decisi ad andare alla Caritas per un consiglio; fu lì che mi indirizzarono a Mescaldis”. Migrare è un diritto.
Tre le diverse iniziative, i Dialoghi invisibili, un’opera artistica sociale in cui si rivestono le parte di negozi con immagini del fotografo Joan Tomas raffiguranti dialoghi tra le persone unite per far usciere dall’esclusione il migrante irregolare: a fine mese quest’esperienza si trasformerà in novel-graphic.
Il progetto narra le storie di persone in cerca di una vita migliore. Molti di loro sono scappati dal loro paese per situazioni di miseria, di guerra e persecuzioni. Il supporto della società civile è fondamentale per offrire protezione e promuovere la coesione sociale. La mostra, dal titolo Papel Activo (in spagnolo, il termine papel, indica sia carta che documento, oltre a ruolo) nasce nel 2015 nell’ambito del festival Docfield 15, dedicato alla fotografia documentaria.
Joan Tomas, specializzato in ritratti, dopo essersi dedicato alla fotografia industriale e corporativa, fotografia di moda e pubblicità. Come si legge sulla sua pagina web “Come ritrattista, ama dare un approccio naturale e fresco ai suoi ritratti. Le idee semplici e dirette sono il suo obiettivo. Particolarmente attivo nel sociale, usa la fotografia come strumento di integrazione“.
Oggi, 16 aprile 2017, Pasqua per i cattolici e simbolo di rigenerazione e rinascita per ogni uomo/donna di buona volontà, ci piace farvi gli auguri in nome di una società condivisa, ricordando l’ideogramma giapponese che indica la parola “indaffarato”: perdere e cuore.
Se siamo troppo immersi negli affanni quotidiani, rischiamo di perdere lo spirito e l’anima delle cose. Richiami oltreconfine che ci uniscono e ci lanciano una sfida.
