Joséphine Baker. Scandalosamente gioiosa

Sarà un cenotafio perché le spoglie di Joséphine Baker rimarranno al cimitero di Montecarlo, dove riposano dal 1975. Ma il suo nome al Pantheon di Parigi, dove sono sepolti i grandi della Storia francese, sarà il primo di una donna nera,  la sesta donna dopo le scienziate Marie Curie e Sophie Berthelot, la politica Simone Veil e le promotrici della Resistenza al nazismo Germaine Tillion e Geneviève de Gaulle-Anthonioz.

La cerimonia avverrà il 30 novembre 2021. Nella stesa data ma nel 1937 Baker riceveva la cittadinanza francese. L’onore che le sarà conferito risponde alle varie petizioni raccolte da tempo per l’importanza innegabile che Baker ebbe nell’arte internazionale e nella Storia francese.

Nata Freda Joséphine McDonald, a Saint Louis (Stati Uniti) nel giugno del 1906, è stata la prima grande star nera acclamata a Parigi (e nel resto d’Europa); nella Seconda guerra mondiale combatté il nazi-fascismo collaborando con la Resistenza; alla fine del conflitto, pluridecorata, mise la sua grande popolarità al servizio della lotta al razzismo e dell’emancipazione dei neri negli Stati Uniti, schierandosi a fianco di Martin Luther King. Era accanto a lui nella famosa marcia della pace a Capitol Hill nell’agosto 1963.

Aveva 12 figli, tutti adottati e posto che ognuno era di nazionalità diversa li chiamava “la mia tribù arcobaleno”.

Nonostante fama e denaro, nella maturità si ritrovò senza averi, aveva sperperato una fortuna. Le venne in soccorso Grace Kelly, ex-attrice ormai principessa di Monaco che la accolse con la “tribù” a Montecarlo, dandole, inoltre, la possibilità di tornare sul palco e pagare i suoi debiti.

Gli anni Settanta la rividero sulla cresta dell’onda sia in Europa sia negli Stati Uniti. E proprio dopo la fine di un’esibizione a Parigi, il 12 aprile 1975, fu colpita da un ictus cerebrale. Nella capitale il suo funerale fu solenne, con gli onori militare, e vi parteciparono migliaia di persone. Poi fu seppellita Montecarlo, ormai diventata la sua casa.

Joséphine Baker aveva maturato presto il suo amore per il ballo. Lasciata la casa di origine a 13 anni a 16 era a Broadway nella rivista Shuffle Along, a 19  a Parigi, al Teatro degli Champs-Elysées, dove presto divenne prima ballerina, conquistando la città considerata in quegli anni la capitale culturale e artistica del mondo.

Ballava e cantava quasi nuda (famoso il suo gonnellino di banane) ma il suo senso dell’umorismo e l’autoironia, fecero dire alla pittrice Frida Khalo che Baker nuda “sapeva insegnare il pudore alle ballerine nude”. Per l’innamorato scrittore Georges Simenon era una “sintesi di voluttà animale, giovane e vivace come il jazz, trepidante, ridente brutale e candida, soprattutto gioiosa di una gioia infantile sana ed esuberante”.

Scandalosamente felice, è intitolata, non a caso, la biografia di Gaia de Beaumont (ed. Marsilio), dedicata all’artista statunitense che, ancora Simenon – con la fama di là da venire – lasciò, perché “essere il marito o l’amante di una donna famosa e non essere nessuno non sarebbe la peggiore tortura per l’orgoglio di un uomo?”… .

 

Immagini: 1) Joséphine Baker; 2) Washington, 1963 l’artista alla famosa marcia della pace di Martin Luther King; 3 -4 ) Baker promosse in Europa la musica jazz. Si noti il particolare dei pantaloni stracciati, una tendenza attuale 

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