Un giorno di Natale Charlie Chaplin si accomiatò, lasciandoci in compagnia del suo omino senza tempo
In una fredda mattina di Natale di 40 anni fa, lasciava questo mondo Charles Chaplin (1889-1977), genio cinematografico: attore, sceneggiatore, regista e produttore britannico. Aveva 88 anni e morì nella sua casa svizzera di Corsier-sur-Vevey, dove viveva da oltre 20 anni. Da quando, all’inizio degli anni ’50 del secolo scorso fu costretto a lasciare gli Stati Uniti, dove aveva raggiunto il grande successo, perché accusato di filo comunismo e, quindi, antiamericanismo.
Charlie Chaplin ottenne successo attraverso le interpretazioni del personaggio da lui ideato: Charlot per noi europei, The Tramp in lingua anglosassone, universalmente conosciuto. L’omino indimenticabile con la giacchetta troppo stretta, i pantaloni e le scarpe troppo grandi, la bombetta e il bastone in bambù. L’esordio cinematografico risale al 1914 con il cortometraggio Charlot giornalista e da allora la sua fortuna non è mai venuta meno. Come dimostrano tra i tanti, i festeggiamenti del film Tempi moderni per i suoi ottant’anni compiuti nel 2016, dove Charlot, esprimeva una chiara denuncia sociale mostrando la disumanizzazione delle macchine industriali. E ancora più vicino a noi, la trasposizione teatrale italiana (prima in assoluto) del film Luci della ribalta avvenuta grazie ad Antonio Saline nel febbraio 2017.
Charlie Chaplin, d’altronde, fu autore prolifico: scrisse più di 90 sceneggiature con le quali affrontò, con la vis comica che lo contraddistingueva, oltre all’alienazione dell’uomo moderno, la realtà dei poveri e degli emarginati fino ad arrivare alla sagace satira politica. In piena seconda guerra mondiale (1940) realizzò il film Il grande dittatore, una netta derisione del nazi-fascismo. Nel film i nomi delle nazioni e dei personaggi sono inventati, ma le sembianze del Grande dittatore, così come gli atteggiamenti, ricalcano inequivocabilmente il Führer del Terzo Reich: Adolf Hitler, nel film Adenoid Hynkel capo indiscusso della Tomania, alleato di Benzino Napoloni (Benito Mussolini) dittatore della Betalia (in originale Bacteria). Il film, la cui lucida e comica imitazione dei personaggi e del periodo storico non subiscono l’usura del tempo, è stato restaurato nella versione integrale nel 2016.
E sempre nel 2016 l’ultima dimora di Charlie Chaplin di Corsier-sur-Vevey, per volontà della famiglia, si è convertita nel Museo Chaplin’s World By Grévin (foto in basso). Sempre gli eredi del grande artista tentano di salvare il cinema di Londra che rischia la chiusura, dove Chaplin iniziò la sua carriera.
Riguardo al Natale, fatalmente giorno della sua dipartita, si diceva che Charlie Chaplin non amasse la festività. In un’intervista rilasciata a La Stampa il figlio Eugene Chaplin precisa che il padre non odiava il Natale “ma si rifiutava di viverlo come facciamo tutti. Non solo per i ricordi della sua difficile (e povera ndr) infanzia. Considerava le abitudini natalizie come un segno di profonda disuguaglianza sociale. Viveva con fastidio le spese folli delle feste”.
Il messaggio espresso in molti film di Charlie Chaplin è un richiamo alla solidarietà e alla difesa della dignità umana. Le parole del figlio testimoniano che il messaggio era sincero, autentico, profondamente sentito dall’autore. Forse per questo Charlie Chaplin, oltre per la sua arte senza tempo, è un uomo dal ricordo inalienabile.
