Ricerca e valore di squadra. Elusioni e delusioni per gli scienziati italiani

Lo studio e la ricerca della verità e della bellezza rappresentano una sfera di attività in cui è permesso di rimanere bambini per tutta la vita.
(Albert Einstein)

Quando ancora la corrente alternata degli umori rispetto al Nobel della Letteratura ad un cantautore, giorno stesso in cui si è congedato dal mondo, un nostro Nobel controverso, Dario Fo, continua a inviare i suoi segnali contradditori, Abbanews si sofferma su un premio mancato, il Nobel alla chimica a  Vincenzo Balzani, nome estremamente noto nell’universo della ricerca internazionale.

Non si mette in dubbio il meritato riconoscimento a Jean-Pierre Sauvage, Fraser Stoddart e Ben Feringa, ma l’inevitabile necessità di una “vittima sacrificale”, in quanto il premio Nobel, per sua natura, non può essere assegnato a più di tre individui.

Ne abbiamo parlato con il Prof. Raffaele Riccio, presidente della Società Chimica Italiana che evidenzia come una forte comunità scientifica a livello nazionale incida sulla credibilità scientifica a livello internazionale.

Vincenzo Balzani in pillole

vincenzo-balzaniBalzani ha contribuito in modo fondamentale non solo alla realizzazione dei primi prototipi di macchine molecolari, in collaborazione con Fraser Stoddart e Jean-Pierre Sauvage, ma anche allo sviluppo e al consolidamento dei concetti alla base di questo campo di ricerca, divenuto negli anni uno dei settori più attivi e stimolanti della chimica moderna.

Balzani e il suo gruppo posero le basi progettuali per la costruzione di macchine molecolari in un articolo del 1987 e in un libro del 1991, scritto da Balzani e Scandola. Anche il termine “molecular machine” venne pienamente discusso per la prima volta in un articolo firmato da Balzani, Stoddart e collaboratori nel 1993, mentre il libro “Molecular devices and machines” di Balzani, Credi e Venturi, primo testo sull’argomento, è uscito nel 2003 in inglese ed è stato tradotto in cinese e in giapponese.

Studi su movimenti molecolari indotti dalla luce sono stati pubblicati in collaborazione tra i gruppi di Balzani e Sauvage negli anni ‘90. Molte delle nanomacchine citate nella motivazione del premio, fra le quali il celebre “ascensore molecolare”, non avrebbero funzionato – forse non avrebbero neppure visto la luce – senza il lavoro del gruppo di Bologna.

Credibilità scientifica e valorizzazione internazionale

“Sono rimasto sbalordito nell’apprendere l’assenza del nome di Balzani tra i vincitori del Nobel per la Chimica, dichiara il prof. Raffaele Riccio. Un’assenza assordante che stride e riecheggia tra gli scienziati e gli accademici nostrani ed oltreconfine.

Un’ulteriore occasione, qualora ce ne fosse bisogno, di riflessione sullo stato denudato della ricerca in Italia.

“Le lobby internazionali giocano un ruolo essenziale nella diffusione e rilevanza scientifica. Da anni, i finanziamenti sia statali che privati in Italia sono particolarmente ridotti. I nostri giovani vanno all’estero e godono di uno straordinario successo, ciò significa che sono validi ed efficaci.

Gli scandali che ogni tanto si ri-velano a livello accademico, non rappresentano il nervo centrale del problema, la questione essenziale è il reclutamento. I giovani non trovano spazio e la credibilità internazionale dell’intera ricerca italiana ne risente”, prosegue Riccio con tono accorato ma fermo e deciso.

ricerca_lavoro-di-squadra

quadro di Terry Matassoni

Quest’ultimo aspetto getta luce su una metodologia fondamentale nella ricerca: il lavoro di squadra. Riccio evidenzia, come ad oggi, non siamo stati capaci di migliorare e incrementare, la collaborazione a livello nazionale ed internazionale, nonostante gli ottimi esempi che esistono e sussistono. Basti pensare ai finanziamenti nazionali per la ricerca di base: PRIN ((Progetti di Rilevante Interesse Nazionale)- assegnazione dei fondi da parte del Miur (Ministero dell’Università e Ricerca)-  tutta la ricerca di base ammonta a 90 milioni di euro, da quella umanistica a quella tecnologica; tradotto in percentuale di richiesta di atti della ricerca: il 4% del totale.

Un grande spreco di risorse sia dei ricercatori che hanno lavorato alla presentazione dei progetti che di coloro che si sono occupati della valutazioni. Vaste potenzialità, rispetto all’effettiva esecuzione.

I PRIN sono finanziamenti minimi rispetto a quelli europei; anche per questo è importante rafforzare lo spirito di squadra nell’affrontare la progettazione europea, così come rafforzare i partenariati con le altre nazioni.

Gli scienziati ed i ricercatori in genere, devono essere supportati dalla comunità nazionale: gli Atenei, i grandi Enti di Ricerca, le Accademie, le Società, i Ministeri per rafforzare la credibilità internazionale.

Una forte strategia di ricerca di base a livello nazionale può costituire un vigoroso traino per il coinvolgimento dei partner europei, strutturando così una rete di relazioni ed ingegno progettuale.

Apprendistato di Alta Formazione e Ricerca: limiti e opportunità

Chiediamo al prof  Riccio se i contratti di apprendistato di alta formazione e ricerca potrebbero contribuire ad attenuare il gap innovativo-tecnologico del nostro tessuto imprenditoriale, fondamentalmente basato sulle micro e medie imprese.

“In questo caso di parla di ricerca applicata (sebbene siano sempre più sfumati i contorni di ricerca teorica e ricerca applicativa) ma in questo caso emergono difficoltà burocratico-amministrative che rendono difficoltosa un’ applicazione fluida del contratto”

Sicuramente, continua Raffaele Riccio, è forte l’esigenza di creare strumenti più adatti e adattivi alla coniugazione tra università e imprese. Nella maggior parte dei casi le pmi sono intente ad affrontare e gestire la quotidianità e, in questa “impresa”, le barriere burocratiche scoraggiano le aziende ad assumere ricercatori con suddetto contratto, considerando inoltre i finanziamenti dilatati che ne derivano per l’impresa.

Ricordiamo che l’Alto Apprendistato nasce come strumento per favorire il legame tra mondo accademico e mondo del lavoro, permettendo di ottenere durante l’esperienza lavorativa come apprendista, diversi titoli accademici: laurea e laurea magistrale; dottorato di ricerca; master di I e II livello e di svolgere il praticantato per le professioni che richiedono l’iscrizione ad un ordine professionale.

Irrobustire la ricerca sia a livello scientifico che umanistico crea un legame forte con la stessa società civile che mediante una divulgazione idonea e un dialogo continuo con il mondo imprenditoriale ed accademico può raffigurare un punto cruciale per la svolta della ricerca, non solo appannaggio di una minoranza, ma protagonista della vita di tutti.

Manifesto da parte della comunità scientifica

Scienziati e ricercatori italiani si sono uniti per riflettere insieme sulla debolezza del sistema di finanziamenti in senso lato alla ricerca italiana che rendono esanime gli sforzi dei ricercatori italiani, così come accade nel 2008 per il Nobel per la Fisica, con l’esclusione di Nicola Cabibbo e Giovanni Jona-Lasino.

Di seguito i nomi dei professori e ricercatori che hanno lanciato la sfida socio-economica e culturale per una ricerca italiana-internazionale:

Alessandro Abbotto – Università di Milano Bicocca
Angela Agostiano – Università di Bari, Presidente Eletto della Società Chimica Italiana
Nicola Armaroli – Consiglio Nazionale delle Ricerche, Bologna
Vincenzo Barone – Direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa
Alberto Bellini – Università di Bologna
Marco Bettinelli – Università di Verona
Carlo Alberto Bignozzi – Università di Ferrara
Sebastiano Campagna – Università di Messina
Paola Ceroni – Università di Bologna
Roberto Cingolani – Direttore Scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia
Alberto Credi – Università di Bologna
Luigi Dei – Rettore dell’Università di Firenze
Maria Cristina Facchini – Consiglio Nazionale delle Ricerche, Bologna
Maurizio Fermeglia – Rettore dell’Università di Trieste
Sandro Fuzzi – Consiglio Nazionale delle Ricerche, Bologna
Elio Giamello – Università di Torino
Massimo Inguscio – Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche
Elisa Molinari – Università di Modena e Reggio Emilia
Luigi Nicolais – Università di Napoli, Presidente Gruppo 2003 per la Ricerca Scientifica
Gianfranco Pacchioni – Pro Rettore alla Ricerca, Università di Milano Bicocca
Claudio Pettinari – Pro Rettore Vicario, Università di Camerino
Maurizio Prato – Università di Trieste
Raffaele  Riccio – Università di Salerno, Presidente della Società Chimica Italiana
Franco Scandola – Università di Ferrara
Leonardo Setti – Università di Bologna
Antonio Sgamellotti – Università di Perugia
Francesco Ubertini – Rettore dell’Università di Bologna
Renato Ugo – Decano Soci Chimici, Accademia Nazionale dei Lincei
Margherita Venturi – Università di Bologna
Adriano Zecchina – Università di Torino

 

 

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