La email perfetta: breve e diretta

Ebbene sì: abitiamo un mondo iperconnesso. Dove sapersi muovere non sempre è semplice. E dove anche un gesto normale – come scrivere una email – può essere fatto meglio. Ecco che il giornalista del canale americano Atlantic James Hamblin ha pensato bene di metter giù un po’ di regole che utilizza di solito per scrivere le sue email. E che in breve tempo sono diventate un vero e proprio must online, facendo tendenza e venendo dibattute in tutto il mondo connesso ad internet.

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James Hamblin

Anche perché Hamblin sostiene che se tutti si comportassero come lui, un sacco di gente potrebbe ridurre il tempo che passa a leggere e rispondere alle email. Nulla di quello che propone Hamblin è particolarmente rivoluzionario, e molti dei suoi consigli funzionano in particolare per le email di lavoro: ma restano consigli notevoli, soprattutto per chi ha a che fare quotidianamente con una montagna di email da leggere e a cui rispondere. Le regole base sono fondamentalmente due: fregatene se sembri un po’ maleducato, e controlla le email il meno possibile.james-hamblin-3

VIA LE FORMALITÀPer prima cosa vanno eliminati i saluti, sia quelli iniziali sia quelli finali. È un’email: non è una lettera scritta nel 1950. Niente più “Caro Giovanni”, “Gentile Direttore”, “Egregio collega”, eccetera. Scrive Hamblin: “Le formule di saluto e di commiato sono relitti delle lettere scritte a mano, ed esistono solamente per formalità. Lasciarle perdere può sembrare un segno di maleducazione. In realtà è l’opposto: sono le email lunghe e formali a essere scortesi.

Quando scriviamo un SMS o un messaggio su Whatsapp non usiamo queste formalità: perché dovrebbe essere scortese non usarle nelle email? È un modo di pensare che va cambiato da tempo.

Nella mia esperienza, la maggior parte delle persone che ha più di 70 anni è contraria alle email che non arrivano al punto: sono i più giovani che finora sono stati lenti ad adattarsi al cambiamento, e che insistono a concepire ogni email come un testo sulla base del quale saranno giudicati, come loro stessi hanno fatto in passato con le email ricevute”.

Una delle conseguenze naturali dello schema di pensiero “non ce n’è bisogno” è ridurre all’essenziale ogni comunicazione. La email deve andare dritto al punto. Secondo Hamblin, raramente una email dovrebbe contenere più di tre frasi: «Una email obbliga chi la riceve a consumare del tempo. Scrivere a qualcuno è come dirgli “so che hai a disposizione una quantità limitata di tempo e attenzione, e ho deciso che ora te ne ruberò un po’”». Oltretutto, questa regola ha una conseguenza non scontata. Obbliga chi la segue a cercare un’interazione diversa, nel caso debba consegnare un messaggio più lungo: per esempio telefonare al destinatario o parlargli di persona, due interazioni più “sane” di un breve messaggio scritto via schermi.

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POSTA IN ARRIVO (0)Un altro atteggiamento che rende spiacevole il rapporto di molti con le email è l’ossessione per la casella vuota. Zero messaggi da leggere o a cui rispondere: «Il nirvana, per alcuni», spiega Hamblin. Il guaio è che il modo in cui cerchiamo di restare senza email da leggere è dispersivo e controproducente: se leggiamo ogni email che arriva o controlliamo quante ne sono arrivate ogni ora o mezz’ora, sottraiamo tempo e attenzione alle altre attività della giornata. E ogni volta che consultiamo la posta, abbiamo bisogno di almeno 30 secondi per tornare a concentrarci su quello che facevamo.

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La soluzione è imporsi di controllare le email in rari momenti prestabiliti della giornata (se il proprio lavoro lo permette, ovviamente). E in quei momenti, darci dentro e leggere e rispondere a tutte le email in casella. Le comunicazioni davvero importanti e urgenti non arrivano via email, dice Hamblin: ma per SMS o telefonata. Conclude Hamblin che «alla fine di ogni giorno, passerai un sacco di tempo in meno di prima [a leggere e rispondere alle email]. E alla fine della tua vita, avrai settimane o mesi di tempo libero in più».

E per chi volesse leggersi tutte le regole di Hamblin, ecco l’originale.

Una risposta

  1. Paola ha detto:

    Sono d’accordo, perché chi manda e-mail lunghe e articolate, pensa veramente di scrivere una lettera. L’e-mail dovrebbe contenere informazioni essenziali anche se più articolate di un sms, ma anche più brevi di quello che si può fare incontrando una persona. Incontrarsi dovrebbe ritornare ad essere interessante anche perché credo essenziale parlare vis a vis: il messaggio non è solo fatto da parole, ma anche da gesti, inflessioni, ecc…

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