In nome dell’ingegno, della competenza e della disciplina, due giovani ingegneri ci indicano la via

(Chi smette di migliorarsi, smette di essere capace, Robert Bosch)

Domenico DEL VENTO:  l’ingegno a servizio dell’innovazione sostenibile

Domenico Del Vento, giovane ingegnere meccanico con già una carriera solida alle spalle, un’esperienza importante presso la Bosch e, attualmente, program manager presso la Ferrari, il cui solo nome evoca suggestivi scenari per piccoli e adulti di fascinazione sportiva e perizia meccanica.

L’intervista si svolge, come pandemia impone, on line.  Mentre ascolto Domenico, penso, ancora una volta, che solo l’autentica competenza e l’amore per ciò che si fa, dà la possibilità di immaginare e di realizzare il “migliore dei mondi possibili”.  Non come visione, ma come costruzione.

Il percorso formativo di Domenico è “standard”, come lui stesso lo definisce: liceo scientifico e corso di laurea in ingegneria meccanica. La passione per i motori e per le materie tecnico-scientifiche lo accompagnano fin dalla preadolescenza.

Non ha mai avuto dubbi sul corso accademico a cui iscriversi e si dichiara pienamente soddisfatto e appagato della formazione del Politecnico di Bari.  Unitamente all’interesse per la meccanica, nutre un solido interesse per lo spazio, o meglio per i veicoli spaziali. La tesi triennale che svolge proprio sullo studio di calcolo degli anelli che sostituiscono i serbatoi per i veicoli spaziali.

Una professione quella dell’ingegnere che comprende la capacità di pensare, progettare e mettere in opera quanto ideato, in un determinato contesto, in una determinata cultura in senso lato. Chiedo dunque a Domenico di illustrarmi lo scenario del presene-futuro delle professioni ingegneristiche, in un mondo sempre più declinato verso il recupero energetico e lo studio e l’applicazione di nuove fonti di energia alternativa che coinvolge ogni tipologia di ingegneri, meccanici, elettronici, elettrici e anche aerospaziali.

“Nel settore dell’automotive, senza dubbio il  motore a benzina sta tramontando, così come  l’energia intorno a noi, non tramonta. Per la movimentazione, per i trasporti,  l’ibrido è la strada da perseguire, così come i sistemi di produzione di energia pulita. L’elettrico puro, al momento, è un’utopia. Come sappiamo le energie rinnovabili (sole, vento, geotermia, biomasse- combustione di materiali di origine organica, per esempio alberi, pianti, rifiuti, residui agricoli) non si esauriscono e non hanno un impatto negativo sull’ambiente. Le indicazioni per le aziende sono quelle dell’Agenda Onu 2030 in cui si auspica la sostenibilità in ogni settore”.

Un percorso dunque “ibrido” e sostenibile che inizia dalle materie di studio, in particolare nella laurea magistrale, dove ha avuto la possibilità di approfondire diverse materie relative all’energia rinnovabile, all’ evoluzione di scienze e tecnologie materiale, le biomasse, l’energia solare, eolica. La tendenza del mondo lavorativo è quella di contenere i consumi, potenziando le azioni performanti dei prodotti, infrastrutture, servizi.

Domenico, al temine degli studi, lavora come ricercatore nelle seguenti tematiche: sviluppo di setup ottici per l’ispezione termo-meccanica di componenti elettronici per usi aerospaziali, occupandosi anche della redazione e pubblicazione di articoli scientifici. Lavora successivamente presso la Bombardier, per le forniture di Trenitalia, occupandosi in particolare del riammodernamento estetico delle motrici dei vagoni ferroviari, il cosiddetto revamping ferroviario in conformità alle norme; inoltre partecipa alla scrittura del Car History Boook (CHB) dei veicoli.

Poi dopo una serie di colloqui, il Nostro approda alla Bosch, azienda storica che si occupa da oltre un secolo di tecnologie avanzate nei settori della mobilità, casa, industria e commercio, con sede a Modugno (Puglia), per lavorare sul sistema di iniezioni diesel del motore delle auto in qualità di program manager, figura altamente qualificata che ha una visione a 36o° del prodotto.

Dopo 6 anni alla Bosch, arriva così in modo naturale alla “chiamata” della Ferrari, come F1 Power Unit Program Manager.  Quindi program manager delle macchine da competizioni. Un lavoro di squadra nel senso più ampio del termine. Un traguardo, una meta, verso nuove sfide professionali.

Una carriera, dunque, all’insegna dell’impegno, delle capacità e dell’apertura verso nuovi orizzonti tecnologici ed umani. A proposito di “umanità”, dato che durante la conversazione abbiamo toccato l’argomento dei colloqui di lavoro, mi interessa avere il suo punto di vista sulle modalità di selezione. Sono curiosa di chiedergli che cosa secondo lui è importante valutare  nel corso di una selezione.

In 30 minuti è arduo dover dimostrare chi si è che cosa si sa e si sa fare; nei casi di valutazione iniziale di gruppo rientrano anche le capacità trasversali che in quel momento si mettono in atto;  se fossi incaricato alla selezione di nuove risorse, per esempio, non sarei colpito dal comportamento di una persona che in un gruppo tende subito a mettersi in rilievo, senza una pratica riflessiva iniziale, preso dal desiderio di emergere e di mostrarsi. Piuttosto valuterei, la capacità di osservazione, l’approccio nell’affrontare la risoluzione di un problema nell’arco dei 30 minuti a disposizione. Mi soffermerei sul ventaglio di soluzioni che propone, sulle sue modalità di ascolto e su come accoglie le propose altrui. Il lavoro congiunto per noi ingegneri è essenziale, affinché sia innovativo, produttivo, efficace, sostenibile”.

“L’ingegnere nel suo ruolo di program manager deve essere un mediatore e un comunicatore, deve avere capacità di ascolto, saper maturare le decisioni insieme al proprio team, deve essere in grado di comunicare in modo sintetico e chiaro, senza ambiguità progettuali.  Per ogni problema a cui l’ingegnere è chiamato a rispondere, in qualità di program manager, deve essere in grado di ‘acquisire’ il problema ,viscerarlo nelle varie parti che lo compongono, analizzare ogni elemento, considerando tempi e costi”.

Giovanni Clemente: spinta propulsiva al sapere, al sapere fare e al saper essere

Giovanni Clemente, attualmente, Ingegnere di gara di Formula 1 e Formula E e analista di dati di telemetria presso la Brembo, azienda leader nel settore dei dispositivi frenanti, la cui denominazione indica l’acronimo di Breda Emilio Bombassei (fondatori del nucleo originario dell’azienda, Emilio Bombassei e Italo Breda) e, al tempo stesso, fa riferimento al fiume Brembo, vicino alla sede.

Fin dalle prime battute, traspaiono dalle parole di Giovanni un’enorme fiducia nelle capacità umane e nella possibilità di raggiungere i propri obiettivi con determinazione, brillantezza e caparbietà.

Spesso nel suo raccontarsi ricorrono le  espressioni: “mettersi in gioco –  crearsi le opportunità – cercare esperienze formative”.

Come ogni autentico ingegnere meccanico, fin da piccolo ama le costruzioni, è curioso, votato alla ricerca di soluzioni.  Non è un caso che sceglie un liceo scientifico con potenziamento in matematica e informatica. Primo nelle selezioni regionali delle Olimpiadi di matematica, i suoi anni liceali potenziano la sua naturale inclinazione e attitudine per l’universo tecno-scientifico.

L’iscrizione al Politecnico di Bari, dunque, un percorso congenito al suo sapere, saper fare e saper essere: “Volevo apprendere e approfondire la teoria e, allo stesso tempo, metterla in pratica”dichiara con voce sicura e cristallina.

Inevitabile chiedergli, come considera la preparazione accademica nostrana rispetto al famigerato estero. “Noi abbiamo un’ottima preparazione accademica,  un’ampia conoscenza, all’estero puntano a dare nozioni standard dal punto di vista teorico, ma siamo molto forti sulla pratica e le attività laboratoriali”.

Lo sa bene Giovanni, che dopo la triennale in Ingegneria meccanica (110/110 con lode, sui sistemi meccanici di vibrazione), affronta la magistrale (Master, denominazione della magistrale all’estero), con doppio titolo, vale a dire il corso prevede lo studio contemporaneo, in due paesi e si ottiene così il doppio titolo. Nel suo caso, l’altro paese sono stati gli Stati Uniti, nello specifico, l’University of New York e per i due anni di studio si aggiudica una borsa di studio.

Mi viene spontanea l’associazione di idee tra teoria italiana e pratica straniera. Penso a quanto potremmo potenziare le nostre competenze e risultati di produzione nell’integrare i due aspetti,  a livello sistemico, poiché nelle diverse realtà educative, a livello locale,  tanti sono i laboratori ‘accesi’ in tutta Italia. Infatti Giovanni mi parla di un progetto a cui partecipò  a partire dal secondo anno del percorso triennale, rivolto alla progettazione e realizzazione di una vettura da competizione, in veste di responsabile tecnico e poi capo squadra.

Durante il suo soggiorno americano, dopo la laurea, collabora presso la Tandon School of Engineering della University Of New York,  come studente ricercatore (graduate student researcher), nell’équipe del prof. Maurizio Porfiri, (Dynamical Systems Laboratory), conduce ricerche multidisciplinari sulla teoria e l’applicazione dei sistemi dinamici con l’obiettivo di far progredire la scienza ingegneristica e migliorare la società.

Sempre presso la NYU in qualità di  Graduate Assistant for Mechanics of Materials, prende parte all”équipe della Prof. ssa Emilie Dressaire: il gruppo si concentra sulla comprensione e il controllo di sistemi in cui particelle, interfacce e fluidi, mostrano comportamenti complessi a causa di semplici interazioni fisiche tra i componenti.

Il tema dei motori è molto caldo poiché si parla sempre di più di motori elettrici, e le macchine di competizione, mi spiega Giovanni,  anche esse guardano all’elettrico, come dimostra la creazione della Formula E, dove E sta per elettronica. In cui si intravede un diverso approccio, più accessibile a tutti, iniziando dal biglietto per assistere alle gare, dai costi per le macchine elettriche, dalla diminuzione del rumore dei motori, evitando così l’inquinamento acustico. Una mobilità sostenibile mantenendo inalterato lo spirito agonistico e l’eccellenza tecnologica.

Dunque, con il tempo ci potrebbe essere una convergenza tra le due tipologie di competizioni. Tuttavia Giovani ci tiene a sottolineare che ciò che fa la differenza è una  squadra coesa con un obiettivo definito, con una strategia vincente.

Il “pallino”, come lo definisce il nostro giovane ingegnere di migliorarsi e di mettersi in gioco, lo porta a partecipare alla selezione (1500 candidati) del Graduate Program LIFT (LEADERS’ INTERNATIONAL FAST TRACK) di Brembo, un “Leadership Program” di respiro interfunzionale. ​Il programma, della durata di circa due anni, rappresenta l’opportunità per brillanti giovani neolaureati di prendere parte ad una job rotation su tre posizioni appartenenti a differenti aree aziendali ​(stabilimenti produttivi, piattaforme e aree tecniche)​, di cui almeno una all’estero.  Sono solo in 10 a passare la selezione.

L’ingegnere di pista, apprendiamo, ha una funzione ad ampio raggio, dal rapporto con i clienti e le aziende, la gestione interna di sviluppo del prodotto, l’analisi dei dati provenienti dalle vetture per interventi correttivi e migliorativi, relazione con i direttori tecnici; ha inoltre un ruolo tecnico-commerciale.

Durante i test, le sessioni in pista, ha anche il contatto con i piloti. Il pilota deve fidarsi di chi rappresenta l’azienda: professionalità e riservatezza sulle loro informazioni, l’impianto frenante che deve trasmettere fiducia al pilota che può confrontarsi sia con i suoi diretti ingegneri che con l’ingegnere di pista. Il pilota deve sapere quanto può spingere la macchina. Le sue valutazioni sono essenziali.

“Il partecipare a una vittoria, il lavorare tutti insieme per un obiettivo comune, è un privilegio, fa la differenza e rende il lavoro molto bello. Si entra in un’altra dimensione” dichiara Giovanni.

Anche in tempi di  Covid, si è cercato di essere presenti nelle gare, sebbene da remoto.

Imprescindibile dunque l’esperienza in team, un autentico valore aggiunto per il settore del moto sport. L’avere come fine che si rinnova ogni volta quello di migliorarsi nella propria preparazione è fondamentale fin dagli anni universitari, in cui si affina la capacità di studio, si combinano le esperienze tecniche e le abilità trasversali, le cosiddette soft skills, spinti dal volere  fare, e dal voler essere. Un approccio a 360 gradi, in poche parole, bisogna essere/diventare competente.

“Le esperienze all’estero permettono di  mettersi in gioco, fuori dalla propria comfort zone,  si rafforza la conoscenza della lingua, si concretizzano le sfide che il nuovo ambiente ti presenta”. Giovanni, ci ricorda come sia fondamentale la conoscenza dell’inglese, non si ha modo di poter lavorare se non si conosce l’inglese; tante le persone nel team che non sono italiani. In pista si parla solo in inglese. Un’altra lingua “in pista” importante è il tedesco.

Continua il suo percorso formativo-professionale con un Master in Race Engineering, a cui è seguito il Master Lab in Motorsport Eletric Powertrain, presso MotorSportAcademy. Un’esperienza che gli ha permesso di approfondire tutto ciò che un ingegnere di pista deve sapere e deve essere in grado di fare, così come la conoscenza tecnica dei powertrain elettrici, sia allo sviluppo delle abilità trasversali.

Alla luce di quanto esposto risulta evidente come il mondo delle macchine da corsa si stia orientando verso gli obbiettivi di sostenibilità dell’Agenda Onu 2030. Non a caso, Giovanni,  dichiara una grande passione per l’ambiente e  contentissimo della scelta fatta.

Prima di salutarci, mi regala la sua definizione di “ingegnere”: una persona che nutre sempre la curiosità, la voglia di mettersi in gioco, l’attitudine a risolvere problemi applicando lezioni scientifiche, creatività, pensare fuori dagli schemi. Non avere paraocchi, capire la soluzione migliore, se si ha del margine per poterla migliorare, così come essere umili se è il caso di cambiare strada, non fossilizzarsi sulla propria idea“.

Rispetto a questa definizione mi viene da pensare ad un’ingegnerizzazione del lavoro, intesa come metodologia delle professioni, ognuno nel proprio settore, nel proprio campo.

 

 

 

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Una risposta

  1. Avatar Sir Macaco ha detto:

    Complimenti ai nostri ingegneri! La Folletto sicuramente gli farà ponti d’oro, vista la quantità di polvere che negli ultimi anni la Ferrari ha mangiato da Hamilton!

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