ITS. Come promuovere l’istruzione tecnica e la preparazione accademica

Il neo presidente del Consiglio, Mario Draghi, nel corso del suo discorso programmatico alla Camera per ottenere la fiducia, ha sottolineato l’importanza degli Istituti Tecnici Superiori (ITS). Un’opportunità altamente formativa che offre un legame diretto con il mondo del lavoro. Nonostante siano presenti da oltre 10 anni nel nostro territorio non sono ancora molto conosciuti, ma come realtà sono operativi e produttivi.

Vi presentiamo in questa sede la lettera di richiesta al Primo Ministro  relativa alla tipologia di docenti da inserire in questo tipo di percorsi da parte dei professori Michele Ciavarella e Umberto Ruggiero, Politecnico di BARI, del professore Pierangelo Geppetti, Università di Firenze, del professore Vito D’Andrea, Università La Sapienza, Roma e del prof. Donato Malerba, Università di Bari

               “…. Gli ITS sono dal 2010, a fianco dell’Università, il secondo sistema di istruzione terziaria. Il presidente del Consiglio Draghi punta fortemente nel Recovery con un miliardo e mezzo a rafforzarli, per passare dagli attuali 18 mila studenti, ad almeno 150 mila. 

Punto di forza degli ITS è che dopo il diploma i loro diplomati trovano lavoro subito (83 per cento). Al momento ce ne sono 107 e sono divisi in 6 aree per un totale di oltre 700 corsi: efficienza energetica; mobilità sostenibile; nuove tecnologie della vita; nuove tecnologie per il made in Italy (Servizi alle imprese, Sistema agro-alimentare, Sistema casa, Sistema meccanica, Sistema moda); tecnologie dell’informazione e della comunicazione; tecnologie innovative per i beni e le attività culturali e turismo.

Per ora, purtroppo, gli Istituti sono concentrati nel Nord – Lombardia e Emilia Romagna in particolare – e nel Centro Italia, anche se per fortuna Campania e Puglia hanno avviato diversi progetti. Draghi vuole «decuplicarne in 5 anni gli studenti creando anche una maggiore osmosi tra gli ITS e i percorsi universitari», ma come si fa?

Il modello è quello tedesco delle Fachhochschule – e qui emerge una enorme discrepanza, ossia che i tedeschi in quelle scuole hanno circa 800 mila iscritti!

In Italia, gli insegnanti provengono per il 70 per cento dal mondo delle imprese che partecipano anche alla governance degli Istituti grazie a partnership delle associazioni di categoria locali, ma non hanno il dottorato!

In Germania invece i docenti delle Fachhochschule hanno il dottorato, il grado più elevato di istruzione, per legge.

Se vogliamo imitare il modello tedesco, e pensare che funzioni anche in Italia, dobbiamo subito pensare a richiedere questo requisito, e rendere il dottorato  maggiormente richiesto anche da parte dei laureati che vogliano affacciarsi a questa nuova emergente realtà.

Ecco come rafforzare subito il legame tra ITS e Università che vuole Draghi. Speriamo che la proposta arrivi al ministro Bianchi e al presidente del Consiglio Draghi”.

 

 

 

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