Cosmesi. Un mercato sempre in salita che guarda al green

La cosmetica italiana non conosce, né ha conosciuto negli anni scorsi, la crisi economica. Il rapporto del Centro Studi di Cosmetica Italia 2018 lo dice a chiare lettere: i dati di chiusura del 2017 si approssimano ai 10.100 milioni di euro, con un incremento dell’1,7% annuo, che supera i valori pre-crisi del settore.

Dal 2008 – annus horribilis dell’inizio della recessione non ancora superata – la cosmetica non ha mai registrato “andamenti altalenanti” e ha sempre mantenuto “ritmi medi superiori ai settori dei beni di consumo nazionale”. Prodotti di bellezza italiani che piacciono all’estero: più 8% è stato l’incremento dell’export cosmetico, superando i 4.600 milioni di euro d’introiti.

Rientrando nei nostri confini donne e uomini cedono alle lusinghe dei prodotti dedicati allo skincare, vale a dire, la cura della pelle del viso, prima voce dei consumi del comparto cosmetico con 1.435 milioni di euro di spesa, seguito dalla cura del corpo per la quale nel 2017 abbiamo sborsato 1.405 milioni di euro.

In primis, le creme anti-età e antirughe, gli esfolianti e gli scrub, prodotti che compriamo soprattutto nelle farmacie (36%), e i prodotti a basso costo dei super o ipermercati. Per la cura del corpo crediamo nelle creme polivalenti (+7%), ai solari ma molto meno ai prodotti per contrastare la cellulite (contrazione di spesa di -5,1%), delle creme rassodanti o specifiche “per i punti critici” e ci fidiamo delle marche vendute della grande distribuzione (60%).  Non trascuriamo di certo il make up. I prodotti per il trucco mantengono il trend positivo di crescita che si registra dagli ultimi 5 anni:  l’Italia produce il 60% dei prodotti consumati a livello mondiale.

“Il cosmetico in Italia è ormai un consumo quotidiano e irrinunciabile” conclude il Centro Studi, crisi o non crisi. Ma si direbbe che siamo consumatori preparati, diremmo esperti, che dopo aver sperimentato non credono più alla magia delle creme risolutrici di problemi che ormai sappiamo essere più medici che estetici (come dimostra il calo delle creme anticellulite) e cerchiamo fiducia nel punto vendita, nelle farmacie appunto, che dovrebbero garantire “il livello di specializzazione” nel servizio al cliente. Ci rivolgiamo anche ai corner dei mass market o ai negozi monomarca sempre presumendo di trovare addetti preparati, una garanzia che non copre la profumeria tradizionale dove i consumi si contraggono.

Il green e l’e-commerce

Due fenomeni si fanno più rilevanti: le vendite della cosmesi on line che nella chiusura dell’esercizio 2017 presentano un incremento dell’1,7% e l’interesse crescente verso i prodotti di derivazione naturale, come ci dicono recenti rilevazioni.  Il “green” attira ed è in crescita ma si distribuisce in altri canali e qui entriamo in un campo a se stante. Sia perché non tutti i prodotti per la cura della pelle del viso e del corpo (compresi quelli classificati naturali) sono privi di elementi inquinanti nocivi per la nostra epidermide e per l’ambiente, sia perché l’acquisto online, senz’altro comodo e spesso più economico, comporta inevitabilmente il “fai da te”.

Verso l’abolizione delle microplastiche

Il principale “imputato” per  le creme è il polietilene, segue l’etilene e lo stirene – presenti anche in molti prodotti classificati ‘green’.   Non propriamente sani per la nostra pelle, distruttivi per l’ambiente (tra i principali responsabili della presenza delle particelle di micro-plastica nei mari), presenti nelle creme, abbondano negli scrub e negli esfolianti (che abbiamo visto vanno per la maggiore), negli ombretti, soprattutto se laminati, e nei prodotti per l’igiene personale: come ad esempio i dentifrici sbiancanti.

Perché si usano? Perché sono ‘polifacenti’: funzionano come emulsionanti, regolatori di viscosità, agenti filmici o opacizzanti (vedi i fondotinta), per il controllo del rilascio di alcuni ingredienti attivi e per i luccichii.

Alla fine del 2017 l’Italia ha approvato la legge che vieta l’utilizzo delle microplastiche nei cosmetici e nei prodotti per l’igiene personale, ma solo nel 2020 entrerà in vigore il divieto dell’uso delle microplastiche nei cosmetici e nei prodotti per l’igiene personale da risciacquo.
Ottima legge, ma non ad effetto immediato. Nel frattempo possiamo difenderci con tranquillità leggendo l’INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients), ossia l’etichetta della confezione che riporta i componenti dei prodotti, illustrata anche nei siti internet di tutte le aziende cosmetiche serie.

L’attrazione verso il naturale. Leggiamo con attenzione

La lettura dell’INCI è semplice, considerano che l’elenco degli ingredienti del prodotto non è compilato in modo casuale ma l’ordine segue la quantità dell’ingrediente presente e procede in ordine decrescente.

Quando i componenti vengono riportati nella loro definizione latina, significa che non hanno subito modifiche chimiche. Gli ingredienti chimici, invece, sono riportati nella lingua inglese o con codici numerici.

I coloranti artificiali sono indicati secondo la nomenclatura internazionale della lista Color Index, solitamente riportata con la sigla CI che indicano i coloranti artificiali e abitualmente risiedono negli ultimi posti dell’elenco INCI.

Nei prodotti “green” solitamente a base vegetale, i primi ingredienti dell’etichetta dovrebbero essere di origine naturale come olii e burri indicati con il loro termine latino, privi di siliconi (indicati con il suffisso ‘one’: i più comuni Dimethicone o Amodimethicone) e di paraffina (che è un petrolato generalmente riportato sotto il nome di Paraffinum Liquidum, PEG e PPG, Mineral Oil, Petrolatum).

Perché si contrastano i parabeni, nonostante siano essenziali

Da controllare anche la presenza dei conservanti meglio noti come parabeni, inevitabilmente chimici, che da sempre sono stati utilizzati nell’industria cosmetica per prevenire la contaminazione dei prodotti una volta aperti.

Hanno proprietà battericide e fungicide ma dopo aver osservato che provocano reazioni allergiche (solitamente dermatiti di contatto, ma c’è il sospetto che siano la concausa di malattie molto più severe) l’Unione Europea dal 2014 ha vietato l’uso dei seguenti 7:   isopropilparabene, isobutilparabene, fenilparabene, benzilparabene, pentilparabene, propilparabene e butilparabene.

Sempre più aziende cosmetiche li usano in quantità limitata, altre li stanno progressivamente sostituendo con ingredienti più tollerati.  Ma va ricordato che, essendo indispensabili, anche un cosmetico definito naturale non è necessariamente privo di parabeni. Anche in questo caso dunque, occhio all’INCI.

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