Unione Europea. Prima legge sul ripristino della natura

L’Europarlamento, riunito in sessione plenaria a Strasburgo, il 27 febbraio 2024 ha adottato la prima di  legge dell’Unione sul ripristino della natura, presentata dalla Commissione nel 2022 per la salvaguardia del clima, della biodiversità e per rafforzare la sicurezza alimentare.

Con 329 voti a favore, 275 contrari e 24 astenuti (su 628 votanti) la legge non si limita alle norme sulla protezione delle aree naturali ma ne introduce, se degradate, il ripristino entro un arco di tempo stabilito. Di ogni ecosistema compreso nelle direttive sugli habitat, ne dovrà essere recuperato il 30% entro il 2030, il 60 entra il 2040 e il 90% entro il 2050.

Gli Stati potranno adattare la tabella di marcia alle proprie specificità nazionali. Dovranno individuare le misure necessarie per raggiungere gli obiettivi prefissato nei tempi prefissati e riferire alla Commissione.

Piani di azioni, dunque, inizialmente riferenti al periodo giugno 2032, quando dovranno presentare la pianificazione del ripristino per i 10 anni successi e quindi dei rimanenti fino al 2050.

Ma già nel 2042 ogni Stato membro dovrà aver sviluppato la strategia per il raggiungimento dell’obiettivo fissato al 2050.

La legge stabilisce il ripristino della natura in determinati ecosistemi (27mila che costituiscono la rete Natura 2000), zone terrestri come terreni agricoli e foreste, urbani ed ecosistemi marini e di acqua dolce.

Gli ecosistemi agricoli

Per migliorare la biodiversità negli ecosistemi agricoli, i Paesi dell’Unione dovranno registrare progressi in 2 dei seguenti 3 indicatori: ¹indice delle farfalle comune; ² percentuale di superficie agricola con elementi caratteristici del paesaggio con elevata diversità; stock di carbonio organico nei terrei minerali coltivati e ³ indice dell’avifauna comune, posto che gli uccelli sono un indicatore dello stato di salute generale della biodiversità

Le torbiere 

La tabella di marcia riguarda anche le torbiere (il sistema più economico per ridurre le emissioni nel settore agricolo. Il testo ne prevede il ripristino del 30% di quelle drenate ad uso agricolo entro il 2030, il 40% entro il 2040 e il 50% entro il 2050 (con almeno un terzo riumidificato). Ma ogni Stato gode di maggiore flessibilità: le nazioni particolarmente colpite potranno risolvere una percentuale inferiore.

Il freno di emergenza per la sicurezza alimentare

Nel pieno rispetto della normativa sulla sicurezza alimentare l’accordo finale dei co-legislatori ha stabilito il cosiddetto “freno di emergenza” vale a dire la Commissione rivedrà e valuterà l’applicazione del regolamento e il suo impatto – anche socio economico – dei settori agricolo, della pesca e forestale nel 2033.

Ma è il testo contempla la possibilità di sospendere le norme referenti agli ecosistemi agricoli fino a un anno tramite un atto di esecuzione dinanzi a “eventi imprevedibili ed eccezionali fuori dal controllo dell’Ue e con gravi conseguenze a livello comunitario per la sicurezza alimentare”.

Gli ecosistemi forestali, fluviali e urbani

Ferree invece le misure per migliore le condizioni delle foreste nella quali si dovrà aumentare il numero di specie arboree (si dovranno piantare 3 miliardi di nuovi alberi) e adoperarsi per la loro resilienza ai cambiamenti climatici.

25mila chilometri di fiume dovranno essere ripristinati, trasformandoli in fiumi a scorrimento libero e ogni Stato dovrà garantire il mantenimento nazionale totale degli spazi verdi urbani e della copertura arborea urbana.

note: ¹ European grassland butterfly indicator² Landscape Features and Biodiversity; ³ Agridata Europe.

Immagine by Michael Mcgarry – pexels.com

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