Torna in piazza l’associazione Non una di meno

Sono trascorsi 7 anni dalla prima mobilitazione del movimento contro il femminicidio e la violenza sulle donne Non una di meno che dall’Argentina si è irradiato nel resto del Sud – America e in Europa, ma da allora nulla è cambiato.

Secondo il rapporto appena pubblicato dall’Osservatorio Adriana Marisel Zambrano  de  la Casa del Encuentro (Casa dell’incontro) sono 2041 le donne, le trans e  travestite assassinate dal 2015 a oggi.

Oggi come allora in Argentina la media è di un femmicidio ogni 30 ore, ha dichiarato non celando la sua preoccupazione  Ada Rico, presidente de La Casa del Encuentro a alDiarioAR, convinta che “con la consapevolezza e la molteplicità di fatti che avvengono il fenomeno avrebbe dovuto decrescere”.

I numeri dell’ Osservatorio corrispondono a quelli del rapporto della Corte suprema di giustizia dell’Argentina realizzato con i dati della magistratura: nel 2021 i femmicidi sono stati 251, pari a una media di un omicidio ogni 35 ore, comunque circa il 13% in meno rispetto all’anno precedente, quando si registrarono 287 decessi.

Come si supera la violenza sessista?

L’unica possibilità concreta è l’autonomia economica risponde Luci Caballero sociologa di Non una di meno, forte della sua esperienza. L’associazione allora chiede con forza l’istituzione dello stipendio universale per tutte coloro che hanno un lavoro informale o addirittura non hanno accesso a nessun introito base.

Con questa richiesta di autonomia economica, oltre alla questione storica di sradicare la violenza di genere il 3 giugno 2022, (7° anniversario dalla prima manifestazione) e dopo 2 anni di fermo a causa del Covid-19, l’Associazione Non una di Meno è tornata a manifestare nelle piazze del Paese.

Omaggiando le poetessa messicana Susana Chávez, uccisa nel 2011, e dai cui versi Ni una mujer menos, ni una muerta más (Né una donna in meno, né una morta in più) è stato mutuato il nome del movimento.

In Italia

In Italia dall’inizio dell’anno a fine maggio, le vittime per femmicidio sono già 21. Sul sito femmicidioitalia.info le vittime sono ricorda una ad una, con nome, luogo e data del decesso. Nel 2021 sono state 62 le donne uccise.

Il sito non si limita a riportare i decessi dettagliatamente dal 2018 (dal 1911 i dati più rilevanti) ma affronta e approfondisce i temi della violenza di genere in ogni sua espressione.

Il Violentometro

Tra le sue sezioni è rimarchevole il Violentometro che permette di “misurare il grado di violenza” leggiamo sul sito “attraverso una griglia ordinata in maniera crescente” iniziando dagli insulti, passando per lo stalking, e così via, tenendo bene in mente che “spesso la violenza psicologica è l’anticamera della violenza fisica”.  Utilissimo per assumere autoconsapevolezza della gravità della situazione che si vive e rivolgersi in tempo ai centri antiviolenza – il sito riporta il numero 1522 -.  

Ma strumento che può servire anche per chi è vicino a persone che potrebbero trovarsi in situazioni di pericolo, ricordando che la violenza di genere non ha identità sociale o nazionale: è trasversale e universale, come dimostra la notizia pervenuta mentre scriviamo della morte per mano del marito, inglese, della docente universitaria italiana, in Inghilterra da 25 anni, Antonella Castelvedere, 52enne.

Donna di successo, docente senior in Letteratura Inglese presso l’Università del Suffolk,  autrice di saggi dedicati a Keats, Rilke e Pasolini, è rimasta vittima, sembra dalle prime testimonianze, della gelosia professionale del marito, docente sì ma non bravo quanto lei.

Rimane orfana di madre e con padre omicida una bambina di 12 anni.

Da oggi le italiane vittime di femmicidio salgono a 22.

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