Fase 2. Le mascherine, i guanti e il Mediterraneo

“Quantitativi crescenti di mascherine e di guanti sono avvistatati in mare dove rischiano di diventare letali per tartarughe e pesci che li scambiano per prede di cui nutrirsi”. Ancora una voce lancia l’allarme contro l’uso scorretto dello smaltimento dei dispositivi di protezione individuale (DPI). È  quella del WWF che teme le conseguenze della prossima fine del lockdown.

“Una stima del Politecnico di Torino – c’informa l’organizzazione ambientalista – ha calcolato che per la Fase 2, in cui verranno progressivamente riavviate attività produttive e sociali, serviranno 1 miliardo di mascherine e mezzo miliardo di guanti al mese”. Considerando che ogni mascherina pesa circa 4 grammi,  se anche solo l’1% del totale mensile andasse disperso,  si inquinerebbe la natura  con  40mila chilogrammi di plastica al ritmo di 30 giorni alla volta. E cosa accadrebbe al Mediterraneo  che già annualmente “deve fare i conti con 570mila tonnellate di plastica che finiscono nelle sue acque (è come se 33.800 bottigliette di plastica venissero gettate in mare ogni minuto)?!”

“Uno scenario pericoloso che va disinnescato” incalza  il WWF Il Mediterraneo, che chiede alle istituzioni “di predisporre opportuni raccoglitori per mascherine e guanti nei pressi dei porti dove i lavoratori saranno costretti ad i DPI  per operare in sicurezza. Ma sarebbe opportuno che raccoglitori dedicati ai dispositivi di protezione fossero istallati anche nei parchi, nelle ville e nei pressi dei supermercati: si tratterebbe di un vantaggio per la nostra salute e per quella dell’ambiente”.

Rimane però fondamentale  l’assunzione di responsabilità individuale.  “Ognuno di noi deve fare uno sforzo per far sì che si proceda con uno smaltimento corretto e con il minor impatto possibile sulla natura”.

Certo l’usa e getta non aiuta né l’ambiente né, forse,  le nostre tasche.

La soluzione potrebbe essere nei  dispositivi lavabili. Per il momento ci sono riusciti con le mascherine.  Un’idea realizzata dalla Cooperativa sociale Quid Onlus di Verona,  impegnata nel reinserimento sociale delle persone meno fortunate che attraverso questo tipo di produzione  è riuscita a garantire  l’operatività anche durante il confinamento per la pandemia.

La mascherina della Quid Onlus è in cotone, con trattamento antimicrobico e antigoccia, classificata come  Tipo I (attestazione dell’Istituto Superiore di Sanità del 16 aprile 2020) e riutilizzabile, dopo ogni lavaggio, per 15 volte. Lavarla è semplice: basta immergerla in 1 litro di acqua con 5 grammi di candeggina, sciacquarle con acqua corrente, farla asciugare all’aria e poi stirarla a temperatura massima.

Distribuite nei supermercati, le mascherine lavabili si possono acquistare anche online direttamente  dalla cooperativa sociale,  al sito progettoqui.com.

Condividi:

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.