Mani che stringono mani. La marcia di Torre Annunziata contro la criminalità organizzata

I cittadini di Torre Annunziata, ancora una volta, sono in marcia per dire “no” alla criminalità organizzata.  Dopo le auto incendiate e il rapido susseguirsi degli ordigni esplosivi collocati davanti ai negozi (alcuni esplosi) con lo scopo di assoggettare il commercio della città – in un momento di crisi – al racket – una delle fonti più lucrose a livello locale della criminalità organizzata – cittadini, scuole e associazioni con l’Osservatorio per la Legalità hanno organizzato la marcia Mani che stringono mani che la mattina del 13 dicembre 2019 è partita dalla Chiesa San Francesco di Paola.

Il punto di avvio è simbolico: la Chiesa sorge vicino al quartier generale del clan Cionta e all’ex Circolo dei pescatori, dove il 26 agosto 1984 per l’irruzione di un commando di sicari morirono 8 persone e 7 rimasero ferite.

Anche la scelta di marciare il 13 dicembre è altamente significativa. Nello stesso giorno, infatti, presso l’Aula Consiliare del Comune è stata conferita la cittadinanza onoraria alla memoria di Giancarlo Siani, il giornalista free-lance per Il Mattino di Napoli aveva condotto un’inchiesta sui boss locali, soffermandosi sulla figura di Angelo Nuvoletta, ed evidenziando le infiltrazioni della camorra nella pubblica amministrazione locale. In seguito pentiti di camorra hanno indicato proprio Nuvoletta come il mandante dei 2 sicari che uccisero il trentenne Giancarlo Siani il 23 settembre 1985.

La marcia Mani che stringono mani ha attraversato le zone più degradate di Torre Annunziata e le più bisognose dell’attenzione e del supporto sia delle forze dell’ordine sia della parte onesta della società civile.

 

Fotografie dall’alto: 1) Torre Annunziata, manifestazione – immagine da archivio; 2) Giancarlo Siani, il giornalista ucciso dalla criminalità organizzata nel 1985  

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