Congedo paternale obbligatorio. Kramer e Kramer

 

Roma – Nella sala stampa di Montecitorio il 12 gennaio 2022 si è svolta la conferenza stampa sulla proposta di legge di congedo paternità obbligatorio retribuito a tre mesi (PDL 3364): prima firmatario Alessandro Fusacchia seguito dai colleghi deputati Erasmo Palazzotto, Rossella Muroni e Lia Quartapelle.

La proposta si poggia e si sviluppa su 2 principi fondamentali: la dignità paterna e l’equiparazione uomo – donna. Si tratta, dunque, di un’introduzione legislativa che, attraverso un cambiamento di paradigma, diventerebbe patrimonio socio-culturale comune  e che consentirebbe all’uomo di vivere senza stigma la sua condizione di padre, e alla mamma di riprendere la propria dimensione lavorativa e sociale.

Da evidenziare la misura dell’obbligatorietà che si traduce in un acceleratore del cambiamento. Una misura in pieno accordo con i principi del Pilastro europeo dei Diritti Sociali e che farebbe dell’Italia la capofila dell’Unione, in materia. Nei Paesi membri il congedo paternale, laddove è istitutito ha un carattere facoltativo.

Donne più libere. Uomini più felici

“Una visione diversa e progressita della società passa dalla proposta e dall’approvazione di leggi come questa, con cui proponiamo un congedo di paternità obbligatorio di tre mesi (invece dell’attuale di 10 giorni facoltativo, ndr) e una copertura del 100% della retribuzione sia per le mamme sia per i papà. È un modo per rendere gli uomini più felici permettendo loro di fare i padri e per aiutare le donne a essere più libere, a non far diventare la maternità, una gabbia sociale,  restando nel mondo del lavoro e della cittadinanza attiva.

Una proposta su cui ci siamo confrontati con donne, uomini, lavoratrici, lavoratori, aziende, associazioni e amministratori e che è oggi necessaria” affermano i deputati Alessandro Fusacchia ed Erasmo Palazzotto presenti in sala con il direttivo di MOVIMENTA, Valeria Ronzitti, alla quale cedono la parola.

“Oggi parte la campagna di MOVIMENTA per un congedo di paternità retribuito a tre mesi – informa Valeria Ronzitti – con on l’obiettivo, oltre a quello di che accompagnare la calendarizzazione dellla proposta di legge, d’ incoraggiare le nuove generazioni, in primis, i neo e futuri papà, a rivendicare il diritto a un congedo di paternità retribuito. Allo stesso tempo si mostra alle aziende il business case che un tale provvedimento può rappresentare per la loro produttività. Sarà una campagna corale, che affronteremo insieme agli amici di ProgressiveActs e ai ragazzi di PapàPinguino, iniziativa nata da un gruppo di studenti della Scuola di Mobilitazione Politica”.

Sinteticamente la proposta di legge, rivisitando il testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità  istituisce, tra le altre proposte, il congedo di paternità obbligatorio per tutti i papà, indipendentemente dal tipo contratto e di lavoro, siano essi lavoratori del pubblico, del privato, dell’agricoltura e autonomi.

Il congedo si articola in un periodo continuativo di tre mesi, nel primo anno di vita del bambino, con un’indennità pari al 100 per cento della retribuzione. Il testo alza al 100% della retribuzione anche l’indennità di maternità e prevede uno sgravio contributivo per le imprese che assumono personale in sostituzione di lavoratrici e lavoratori in congedo. Inoltre, estende anche ai lavoratori in congedo di paternità il divieto di licenziamento e prevede il diritto al congedo anche ai neogenitori non sposati ma che abbiamo costituito un’unione civile.

Pienamente concorde, Maria Latini, amministratrice delegata della COOP, il cui 70% della forza lavoro è costituito da donne. Plaude, da remoto. Considera tale proposta di legge, un autentico volano, per il necessario cambiamento socio-culturale, e di conseguenza, di mentalità.

Una misura che va oltre le misure per supportare le donne nella conciliazione casa-lavoro, ma che espande il concetto di genitorialità a livello individuale e sociale, oltre a costituire uno strumento di contrasto “del rischio prospettico della denatalità”. formazione

Le istituzioni sono fondamentali, conclude Latini, ma “le aziende hanno un ruolo altrettanto importante e soltanto la loro sinergia con la società civile può diffondere una cultura diversa”. A tale fine è fondamentale una tipologia di formazione di impresa che diffonda tale cambio di paradigma.

Paola Mascaro, presidente dell’Associazione d’imprese Valore D, che si occupa d’inclusione e parità, conferma come i papà vadano aiutati poiché si sentono sotto pressione, mentre per le donne è necessario rafforzarne la presenza e il ruolo in campo lavorativo. Per questo è necessario “ribilanciare i ruoli”.

In Italia, secondo l’associazione di Valore D, sono oltre 300.000 le donne rimaste senza un’occupazione nella crisi del 2020, un numero tre volte superiore a quello degli uomini, con un gender gap che costa al Paese 88 miliardi di euro.”

Il fondo previsto

Agli oneri derivanti dall’attuazione della proposta – nel limite massimo di spesa pari a 1.500 milioni di euro per l’anno 2023, a 1.900 per gli anni 2024, 2025 e 2026, a 1.950 milioni per l’anno 2027, a 2.050 milioni per gli anni 2028, 2029 e 2030, e a 2.150 milioni annui dal 2031 – si provvede grazie alla quota disponibile delle maggiori entrate derivanti dall’annuale progressiva riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi e grazie alla riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto nell’ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze.

Ma sarebbe veramente una spesa esosa o piuttosto un investimento? Azzurra Rinaldi, direttrice della School of Gender Economics dell’Università Sapienza, da remoto, riferisce il seguente dato: se solo venisse impiegata il 50% delle donne inattive, il PIL nazionale aumenterebbe del 7%. Ma negli ambienti lavorativi una donna, dal momento in cui annuncia la propria maternità, inizia ad essere discriminata, mentre un uomo fatica a vedere riconosciuto il proprio diritto di dedicarsi al bambino.La cultura patriarcale opprime, anche se in forme diverse, sia la donna sia l’uomo.

E i soldi ci sono, ribatte la professoressa e il tema è piuttosto “decidere dove metterli”. E poi segnerebbe un momento di crescita collettiva.

Per Riccarda Zezza autrice di MAAM – La maternità è un master, il congedo obbligatorio di paternità porterebbe gli uomini non solo a diventare padri migliori ma anche ad apprendere il significato di cura. “La cura si esprime attraverso 63 competenze” ci dice Zezza, le cosiddette skills soft. Che emergono “quando il padre viene fuori” e accade, spesso, nelle coppie omogenitoriali o eterogenitoriali separati.

O con una moglie che ha orari lavorativi non tradizionali e pregnanti, com’è accaduto a Silvio Petta, fondatore della seguitissima pagina Facebook Super papà (al quale ha fatto seguito il blog e il podcast), convinto che trovare il proprio spazio genitoriale quando i figli sono piccoli significa avere un rapporto migliore quando saranno adolescenti e, per tutta la vita.

Concludendo, un congedo di paternità obbligatorio per tutti i neo padri costituirebbe una misura a “più livelli:  sostegno alla genitorialità, una più equa condivisione dei compiti nella famiglia e un’opportunità piena all’occupazione femminile. O come afferma Rossella Muroni “pari opportunità all’interno e all’esterno della coppia”.

 

Il testo integrale del PDL 3364 è disponibile al seguente link: Modifiche al testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità

 

 

Immagini. Roma, 12 gennaio 2022, Sala stampa di Montecitorio, presentazione del proposta di legge sul congedo paternale obbligatorio: 1) sinistra e destra i deputati Alessandro Fusacchia  (primo firmatario) e Erasmo Palazzotto (firmatario) con al centro Valeria Ronzitti, direttore di Movimenta, tra le associazioni che hanno contribuito alla stesura del PDL. Tra gli interventi da remoto: 2)Maria Latini, amministratrice delegata della COOP;  3) Azzurra Rinaldi, direttrice della School of Gender Economics dell’Università Sapienza

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