BUM! L’arte nucleare dopo l’atomica in Giappone

A seguito del bombardamento nucleare sul Giappone, gli artisti sentirono la necessità di documentare attraverso l’arte l’atrocità vissute e le sue conseguenze, dando vita al periodo dell’Arte nucleare, durante il quele si svilupparono varie correnti.

Il giorno dopo 

Le autorità di occupazione statunitensi controllavano la diffusione di fotografie e filmati di questi eventi, ma i fotografi e gli artisti continuavano a rappresentarne gli effetti.

Il fotografo Yōsuke Yamahata iniziò a scattare fotografie di Nagasaki il 10 agosto 1945 (il giorno dopo il bombardamento). In dodici ore scattò un centinaio di fotografia componendo l’unica completa documentazione degli effetti immediati del bombardamento atomico. Le sue fotografie furono rese note soltanto nel 1952 pubblicate dalla rivista Asahi Gurafu;  si diffusero rapidamente e approdarono sulle pagine di Life.

Era atomica, 1911

Chiamato anche Era atomica, il tema che ha unito arte, scienza e politica, in realtà affonda le sue radici ben prima del bombardamento giapponese, contemporaneo alla scoperta dell’atomo e della radioattività.

In tal senso si suole menzionare l’opera multiforme La danza del radio del 1911 della poliedrica artista statunitense Loïc Fuller, dedicato agli scienziati Marie Curie e Pierre Curie.

In Italia. Le avanguardia

L’ Eaismo

In Italia il primo rapporto tra l’arte e il nucleare risale al 1948 con il movimento d’avanguardia Eaismo.

Fondato dall’artista toscano Voltolino Fontani (1920 – 1976), il suo nome è un’abbreviazione di Era Atomica- ismo e il manifesto fu elaborato dall’ ideatore con i poeti Marcello Landi e Guido Favati, e i pittori Angelo Sirio Pellegrini e Aldo Neri, il 3 settembre 1948.  Nello stesso anno Fontani raffigurava la poetica della disgregazione e la frammentazione di un atomo, coll’opera Dinamica di assestamento e mancata stasi.

Il manifesto venne pubblicato l’anno seguente sulla rivista Arte contemporanea.

Comprendendo l’espressione poetica e pittorica, l’Eaismo  proponeva di riequilibrare il ruolo dell’umanità in una società sconvolta dall’esperienza atomica e dal pericolo che si ripetesse. Un’umanità che aveva dimostrato inadeguatezza morale di fronte alle possibilità tecnico-scientifiche raggiunte con il nucleare, impiegate in modo devastante e apocalittico in Giappone. Nella consapevolezza generale  della dannosità (che oggi appare perduta), tutti si dovevano porre il dovere di assumere la saggezza necessaria per l’uso positivo del nucleare, anche attraverso l’evoluzione del pensiero “sentimentale e morale”, adeguata al progresso.

Pittura Nucleare. Il Manifesto

Nello stesso ambito, nel 1951 i pittori milanesi Enrico Baj (1924 – 2003) e Sergio Dangelo (1932- 2022) tracciavano una nuova via con il Movimento Arte Nucleare. Dopo lo scandalo atomico proponevano un nuovo modo di essere artista, contestando la sua ripetitività come fenomeno artistico e commerciale.

Le divergenze con l’Eaismo emergono con il Manifeste de la Peinture Nucleaire (Manifesto della Pittura Nucleare (il primo della corrente), che Baj e Dangelo scrissero in francese a Bruxelles, il 1° febbraio 1952, dove si legge:

I NUCLEARI vogliono abbattere tutti gli ismi di una pittura che cade invariabilmente nell’accademismo, qualunque ne sia la sua origine. Vogliono e possono reinventare la pittura.

Le forme si disintegrano: le nuove forme dell’uomo sono quelle dell’universo atomico, le forze sono cariche elettroniche.

La bellezza ideale non appartiene più a una casta di stupidi eroi o di robot. Ma coincide con la rappresentazione dell’uomo nucleare e del suo spazio.

Le nostre coscienze cariche di imprevedibili esplosivi preludono a UN FATTO. Il nucleare vive in questa situazione che gli uomini dagli occhi spenti non riescono ad avvertire.

La verità non vi appartiene più: essa è nell’ATOMO. La pittura nucleare documenta la ricerca di questa verità.

Enrico Baj

Sergio Dangelo

Bruxelles, 1° febbraio 1952.

Le adesioni

Molti gli artisti italiani e non che aderirono alla Pittura Nucleare che ebbe ampia risonanza a Milano e a Napoli con Yves Klein, Asger Jorn, Arman,o Antonio Saura.

Il maggior esponente italiano dell’Arte Atomica fu Piero Manzoni (1933 – 1963), anticipatore dell’arte povera e della concettuale.

Spagna. Il rapporto tra il misticismo cattolico e il nucleare secondo Dalì

Merita di essere ricordato Salvador Dalì che nella sua Spagna pubblicava  parallelamente (1951)  il Manifesto Mistico che combinava i temi nucleari al misticismo cattolico, anticipato nel 1949 dal suo dipinto Leda Atomica.

Energia nucleare al posto dell’elettrica

E  non mancarono artisti, soprattutto nel mondo anglosassone che misero in risalto l’utilità dell’energia nucleare usata come energia elettrica, una modalità sulla quale  gli scienziati lavorano (fusione nucleare), da molti ritenuta l’unica reale possibilità per la transizione ecologica.

Fukushima, 2011

Nel 2011, a un secolo da La danza del radio, l’incidente ai tre reattori nucleari nella centrale nucleare di Fukushima Daiichi in Giappone, risollevò la questione del pericolo atomico, suscitando molte risposte dagli artisti giapponesi contemporanei come Tatsuo Miyajima.

Nel 2015 il collettivo Don’t follow the wind formato da Chim- Pom, Kenji Kubota, Eva e Franco Mattes e Jason Waitenella ha sviluppato un progetto a lungo termine all’interno della zona evacuata di Fukushima: la mostra inaugurata nel 2015, a quattro anni dall’incidente, curata da Kenji Kubota  ha incluso le opere di dodici artisti internazionali.

Oggi

In occasione dell’80esima commemorazione del bombardamento su Hiroshima e Nagasaki, 16 studenti di un liceo di Hiroshima hanno realizzato dipinti sui ricordi dei sopravvissuti agli attacchi nucleari del 6 e 9 agosto 1945 e che saranno esposte presso l’Hiroshima Peace Media Center, il prossimo mese.

 

Immagine: dipinto dell’artista milanese, scelto come locandina della mostra dedicatagli per il centenario della nascita ‘BUM! Enrico Baj e l’arte nucleare a cura di Simona Bartolena a Vimercate – Monza

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