Madame Curie, la donna delle prime volte oltre le proprie forze

Marie CurieSono trascorsi 150 anni, da quando vide la luce in questo mondo, una donna fuori dal comune che consacrò la sua vita alla scienza,  conciliandola con l’amore familiare. Ricordarla è evocare la tenacia della volontà del sapere e la lucida intelligenza di una donna, oltre ogni tempo.

Madame Curie, la donna delle prime volte: prima  a insegnare all’Università della Sorbona di Parigi, prima a vincere due premi Nobel. Quest’ultimo primato – nei 116 anni di vita del premio condiviso soltanto con altre 3 persone: Linus Carl Pauling (1954 per la fisica; 1962 per la pace), John Bardeen (1956 e 72 per la fisica) e Frederick Sanger (1958 e 80 per la chimica). Mentre con Luis Pauling, Marie detiene il primato di aver ricevuto l’importante premio per 2 discipline diverse.

Una storia di famiglia, d’altronde, il premio Nobel per i Curie, entrato in casa per ben 5 volte: assegnato nel 1903 a Marie e al marito Pierre Curie per la fisica; a Marie per la chimica nel 1911; alla figlia Iréne Joliot-Curie e al marito, ancora una volta per la chimica, nel 1935.

Un fatto di famiglia

Marie Curie a 16 anni

Marie Curie a 16 anni

La cultura è contagiosa.  D’altronde cultura deriva dal termine latino ‘colere’ che significa coltivare.   La famiglia di origine di Madame Curie è la rappresentazione plastica dell’etimologia del termine.  Maria Skłodowska nasce a Varsavia il 7 novembre del 1867. I genitori sono colti, progressisti e in anticipo sui tempi. Il padre Władysław, figlio di un pedagogo, è docente di matematica e fisica, biologo, zoologo e traduttore (traduce romanzi di scrittori inglesi e russi del valore di Charles Dickens e Ivan Turgeniev); la madre Bronisława Boguska è direttrice di una scuola per ragazze di buona famiglia.  In casa Skłodowski l’istruzione e l’educazione sono perni fondamentali e trascendono il genere.

Le 4 figlie femmine (fra le quali Maria, l’ultima nata) ricevono la stessa educazione del figlio maschio. Terminate le lezioni scolastiche, studiano a casa con genitori.  Maria spicca per intelligenza e capacità memonica; si forma nella scuola diretta dalla madre e, successivamente, presso il ginnasio femminile. Tuttavia, terminati gli studi della scuola secondaria, si trova di fronte ad un ostacolo insormontabile: in Polonia, allora spartita tra Prussia, Russia e Austria (Varsavia, città di residenza della famiglia, era sotto il dominio dell’impero zarista), le donne non possono accedere all’Università. Per continuare a studiare è necessario recarsi all’estero.

Nel 1879  Maria perde la madre a causa della tisi; due prima, per tifo è scomparsa Sofia, la sorella più grande. È profondamente prostata: si riprenderà dopo un soggiorno nella casa di campagna. Al ritorno a Varsavia, impartisce lezioni di matematica, fisica, lingue straniere (russo, tedesco, inglese e francese) e conosce Bronisława Piasecka, docente foriera delle idee del positivismo, convertendosi definitivamente alla fede della scienza.

Marie e BroniaMaria, con l’amata sorella Bronia e il fratello Jozef, iniziano a frequentare  l’Uniwersytet Latający, letteralmente ‘l’Università volante’: cosiddetta per i suoi corsi di alta formazione non istituzionalizzata e invisa al potere zarista, le cui lezioni si svolgono in posti sempre diversi. In quel periodo le condizioni familiari iniziano a cambiare: il padre, in conflitto con le autorità russe, è costretto a lasciare l’insegnamento con notevoli ripercussioni economiche per la famiglia. A 18 anni Maria inizia a lavorare come governante.  Con i soldi guadagnati vuole aiutare la sorella Bronia e il fratello Jozef a continuare gli studi. Bronia, infatti, si reca a Parigi, dove riesce a iscriversi alla facoltà di medicina e dove inizia a lavorare.

Sono anni tristi, anni di umiliazione. La giovane Maria si innamora del figlio dei proprietari, ma soffre il pregiudizio dei genitori che non la considerano all’altezza del figlio. Finalmente torna a Varsavia, dove inizia a mettere a frutto la sua conoscenza in chimica e fisica, nei laboratori del Museo dell’Industria e dell’Agricoltura e a familiarizzare con l’analisi chimica.

Nel 1891 Bronia riesce a contraccambiare i sacrifici di Maria. L’ha ospita a Parigi, dove il futuro premio Nobel s’iscrive alla facoltà di Scienze della Sorbona. Ripresi gli studi a 24 anni, Maria francesizza il suo nome e diventa Marie.

Parigi e l’incontro con Pierre Curie

Pierre CurieMarie si laurea in Fisica con il voto più alto della sua sessione, quindi in Matematica, con il secondo miglior voto del corso.  Come scrivono i biografi, Marie studia con uno sforzo “al di là delle proprie forze”.

C’è l’intelligenza, c’è la preparazione e formazione, ci sono i risultati, ma Marie alla quale urge guadagnare, non riesce a trovare un lavoro pari al suo valore. Uno dei suoi professori,  il fisico Gabriel Lippmann, premio Nobel nel 1908 per le scoperte su cui si basa la fotografia a colori, riesce a trovarle una borsa di studio per investigare il magnetismo dell’acciaio.

Marie accetta, ma non è sufficiente e proprio quando pensa di lasciare la Francia per tornare in Polonia, conosce il fisico Pierre Curie (nella foto a lato), che con il fratello Jacques  si era occupato degli studi di Lippmann, già noto per le sue ricerche sulla piezoelettricità, simmetria e magnetismo. Pierre è colpito dalla personalità di Marie, “diversa da tutte le altre, devota alla scienza”.

Marie e Pierre si sposano il 26 luglio del 1895. Nasce la prima figlia Iréne  e nel 1897 Marie inizia la tesi di dottorato sui ‘raggi uranici’ scoperti da Henri Becquerel.

Verso il Nobel

Piere e Marie Curie 800 x 586Pierre ha messo a punto il metodo quantitativo che stabilisce il carattere atomico delle radiazioni di uranio: metodo che permette a Marie di ampliare la sua ricerca di dottorato e che la porta a stabilire che alcuni minerali di uranio contengono elementi sconosciuti. Da questo momento Pierre e Marie lavorano insieme (nella foto a lato). Nel 1898 scoprono che sono 2 gli elementi: il polonio e il radio. Scrivono i biografi: “la radiazione di questi elementi, la loro radioattività, secondo il termine introdotto da Marie è milioni di volte più potente di quella dell’uranio”.  Si è appena aperta la via che porterà i coniugi Curie insieme a Henri Becquerel a ottenere il premio Nobel nel 1903. La vita cambia.

Nello stesso anno del prestigioso riconoscimento Marie discute la sua tesi di dottorato. Nel 1904 Pierre ottiene la cattedra di fisica alla Sorbona e  Marie, finalmente, un incarico nel solco delle sue ricerche; dulcis in fundo nasce la loro secondogenita, Eva. Ma nell’aprile del 1906 Pierre è vittima di un incidente stradale. La Facoltà di Scienze della Sorbona decide, allora, di affidare la cattedra a Marie. Il 5 novembre del 1906, per la prima volta nell’ateneo francese, è una donna a tenere una lezione: un evento storico.

Avanti, nonostante tutto

Scrivono i biografi che Marie non si riprenderà più dall’improvvisa morte del marito. Ma non perde la sua forza.  Riesce a riorganizzare la sua vita come capofamiglia e a continuare i suoi studi.  Nel 1909 fonda l’Institut du radium, oggi Istitutut Curie.

L’anno successivo riesce  isolare il radio sotto forma di metallo, rendendolo più accessibile all’utilizzo, un lavoro che le conferisce nel 1911  il suo secondo premio Nobel, questa volta per la chimica.

Marie Curie maturaGià nel 1903, nel ricevere il Nobel Pierre Curie aveva affermato “Si può ritenere che, in mani criminali, il radio possa diventare molto pericoloso; ci si può chiedere se l’umanità saprà trarre vantaggi dalla conoscenza dei segreti della natura, se è matura per approfittarne o se questa conoscenza potrà invece essere nociva”. Giacché scienziati, sia Pierre sia Marie sonno focalizzati sui benefici. Per entrambi ogni scoperta scientifica appartiene a tutta l’umanità e deve essere usata per il suo  progresso. Infatti Maria nella prima guerra mondiale è al fronte a curare i soldati.

Subito dopo, negli anni 20 del Novecento, Marie si dedica alla raccolta fondi per continuare le ricerche sul radio, ma anche per trovare gli impieghi utili della radioattività  nel campo sanitario, soprattutto nel campo diagnostico e, ricordiamo, ancora oggi alcune forme tumorali sono curate con le radiazioni.

Quel che non accade con Marie che lavora senza le adeguate protezioni e, forse, per questo nel 1933 si ammala di una grave forma di anemia, dalla quale non si riprende. Il 4 luglio 1934 muore nell’ospedale di Sancellemoz, nelle Alpi francesi.

Di generazione in generazione

Curie e Joliot al NobelNel 1935 la figlia Iréne con il marito Frédéric Joliot Curie (foto a lato) ricevono il Nobel per la chimica. Anche Iréne morirà, nel 1956, di leucemia a causa dell’esposizione alle radiazioni.

Oggi la loro figlia  Hélène Langevin-Joliot (nella foto in basso) è professoressa di fisica nucleare all’Università di Parigi, oltre ad essere  famosa per il sostegno al lavoro femminile in ambito scientifico. Fedele alla mamma e alla nonna Marie che, come riportano i biografi “era consapevole del valore simbolico che lei stessa rappresentava per le donne”.

Hélène Langevin-JoliotUna donna che per tutta la vita ha dovuto lottare con il mondo maschile e dall’altra parte, incredibilmente chiusa in se stessa, come dichiara Małgorzata Sobieszczak-Marciniak, profonda conoscitrice di Madame Curie, al punto che chiese alla sua amica americana Meloney di distruggere tutte le sue lettere. Una donna di sangue e ossa, con una vasta gamma di emozioni e contraddizioni.

Il cinema ce l’ha avvicinata fin dal secolo scorso, rendendola una figura familiare non solo al mondo scientifico; ricordiamo “Madame Curie” del 1943 interpretato da Greer Garson e Walter Pidgeon, alla cui sceneggiatura partecipò anche il romanziere Aldous Huxley; a marzo del 2017, la Polonia, la ricorda con il film Maria Skłodowska-Curie, regia della francese Marie Noelle, interpretata da Karolina Gruszka, arrivando alla mente e al cuore di migliaia di spettatori.

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