Diritto alla cittadinanza. Stranieri nel proprio Paese
Nel bel mezzo del caos/ho scoperto che vi era in me/un’invincibile tranquillità.
Ho compreso, infine,/che nel bel mezzo dell’inverno,/ho scoperto che vi era in me
un’invincibile estate. (Un’invincibile estate di Albert Camus)
“L’Italia è già oggi il paese che ha concesso il maggior numero di cittadinanze in Europa “. Un dato statistico veritiero che spesso si accosta al dibattito socio-istituzionale sull’acquisizione della cittadinanza a persone immigrate. Ed è proprio qui che si origina una fallacia rispetto alla richiesta di cittadinanza italiana da parte dei tanti giovani italiani senza cittadinanza.
Molte delle cittadinanze concesse dall’Italia sono destinate a adulti stranieri che soddisfano i criteri di naturalizzazione o che sposano cittadini italiani, piuttosto che ai bambini o giovani di origine straniera nati o cresciuti in Italia. Questo significa che, nonostante il numero totale di cittadinanze concesse sia alto, la percentuale di bambini o ragazzi di origine non italiana che ottiene la cittadinanza è relativamente bassa.
Dal 2015, un disegno di legge si è arenato in Senato
Il 13 ottobre 2015 la Camera dei Deputati approvò la “Proposta di legge d’iniziativa popolare: “modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, recante nuove norme sulla cittadinanza” E dal 10 febbraio 2016 è rimasta “incagliata” in Senato.
Il dibattito politico e sociale sull’estensione della cittadinanza ai giovani di origine straniera è spesso polarizzato. Alcune forze politiche sostengono l’introduzione di uno ius soli più ampio o di uno ius culturae (dove la cittadinanza viene concessa sulla base della conclusione di un ciclo di studi in Italia), ma queste proposte incontrano spesso resistenza politica e culturale, rallentando così eventuali riforme che potrebbero rendere più facile per i giovani di origine straniera ottenere la cittadinanza.
Ricordiamo, in estrema sintesi che cosa recita il disegno di legge
Ius soli temperato. I bambini nati in Italia diventano italiani per nascita, soltanto se almeno uno dei genitori ha il permesso dell’Ue per soggiornanti di lungo periodo (valido per i cittadini extra Unione Europea) o il diritto di soggiorno permanente’ (per i cittadini Ue).
Dunque la “flotta” di donne incinta che si riversano sul nostro Paese -come scenario prefigurato da alcuni esponenti delle istituzioni, ci sembra alquanto improbabile e di dubbio gusto.
Il genitore o chi ne fa le veci, deve fare una dichiarazione di volontà di cittadinanza del minore all’ufficiale dello stato civile del proprio comune di residenza. In assenza di dichiarazione, l’interessato stesso potrà fare richiesta di cittadinanza entro 2 anni dal raggiungimento della sua maggiore età. Il termine “temperato” indica l’impossibilità di avere la cittadinanza italiana, per il semplice fatto di nascere sul territorio.
Ius culturae. Per i bambini nati o arrivati in Italia entro il compimento del dodicesimo anno di età dovranno obbligatoriamente frequentare uno o più cicli scolastici per almeno 5 anni. Nel caso la frequenza si riferisca alla scuola primaria, è necessario l’esito positivo del completo ciclo di studio.
Anche in questo caso, la richiesta di acquisizione di cittadinanza deve essere espressa dal genitore con residenza legale in Italia o dall’interessato entro i 2 anni dal raggiungimento dalla maggiore età. Tra i 18 e i 20 anni di età, il diretto interessato potrà anche rinunciare alla cittadinanza italiana, purché sia possesso di altra cittadinanza.
Invece i ragazzi arrivati in Italia entro i 18 anni di età potranno diventare italiani dopo sei anni di residenza regolare e dopo aver frequentato e concluso un ciclo scolastico o un percorso d’istruzione e formazione professionale, anche se in questo caso vige la discrezionalità.
Per chi ha superato i 20 anni e ha maturato i requisiti previsti dalla nuova legge, la norma transitoria prevede che possano diventare italiani i nati in Italia o arrivatici entro il compimento del dodicesimo, se hanno frequentato in Italia per almeno cinque anni uno o più cicli scolastici e hanno risieduto “legalmente e ininterrottamente negli ultimi cinque anni nel territorio nazionale”.
Chi possiede i requisiti, avrà solo un anno di tempo dall’entrata in vigore della riforma, per presentare al Comune di residenza, la dichiarazione di volontà. Il Ministero dell’Interno avrà sei mesi di tempo per accettare la richiesta.
Sole agostano e cittadinanza
Nel 2022 proprio nel mese di agosto si riapre la questione della cittadinanza per gli italiani senza cittadinanza, attraverso la ri-presa dello Ius scholae-Un testo che riprendendo i criteri dello ius culturae, testo di riforma prevede la concessione della cittadinanza italiana ai figli di immigrati nati in Italia o giunti sul territorio prima del compimento dei 12 anni, regolarmente residenti nel nostro paese che abbiano frequentato almeno 5 anni di studio in uno o più cicli scolastici.
Qualche mese prima a maggio dello stesso anno, l’assemblea capitolina approvò a larga maggioranza la mozione 137 sulla riforma della cittadinanza, proprio a favore di un’urgente necessità giuridica, sociale e culturale. La mozione prevedeva che il sindaco della capitale e la giunta promuovessero in ambito parlamentare l’approvazione del Disegno di legge sulla cittadinanza entro la fine della legislatura.
Rapporto Save the Children
Nel 2023 Save The Children lancia la petizione Cittadinanza italiana per i bambini nati o cresciuti in Italia. È il momento di riconoscere i loro diritti!
Gia per l’anno scolastico 2020-2021 Rapporto annuale di Save the Children, dichiarava che hanno varcato la soglia delle scuole elementari 71mila bambini in meno, rispetto ai 7 anni precedenti. (si far riferimento al calo demografico) riferisce.
Sono 800mila i minori stranieri, pari a oltre 1 su 108 (10,6%) iscritti nelle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie. Si tratta di bambini nati e cresciuti in Italia ma molti sono segnati dal “background migratorio” sostiene il rapporto, che vede un minore ventaglio di opportunità rispetto ai compagni di scuola “autoctoni”.
Una disparità, afferma il rapporto di Save the Children che “si manifesta a partire dall’inserimento alla scuola dell’infanzia, continua con il ritardo scolastico dovuto alla collocazione in classi inferiori a quelle corrispondenti all’età anagrafica o alla mancata ammissione all’anno successivo, fino all’abbandono precoce”.
Il rapporto Il mondo in una classe approfondiva le disuguaglianze educative che colpiscono in particolare i bambini e gli adolescenti figli di genitori stranieri, così come il fenomeno del white flight, ossia la decisione di alcune famiglie italiane di iscrivere i propri figli nelle scuole più centrali della città, provocando un incremento della concentrazione di alunni stranieri nelle scuole periferiche.
Dati statistici. Dalla quantità alla qualità del vivere insieme
Per avere una visione completa della presenza di minori stranieri in Italia, si può far riferimento al rapporto del Ministero dell’Istruzione. Nell’A.S. 2022/2023 si registra un incremento del numero totale di studenti e bambini con cittadinanza non italiana presenti nelle scuole nazionali in linea con quelli registrati nel primo decennio degli anni duemila. Complessivamente, infatti, quest’anno il numero ammonta a 914.860 con un incremento di ben 42.500 unità (+4,9%) rispetto all’anno precedente, che aveva subito, dopo la diminuzione del 2020/2021, un nuovo, seppur lieve, aumento.
Le seconde generazioni rappresentano il 65,4%, registrando, per la prima volta, una diminuzione con oltre due punti percentuali in meno rispetto al 2021/2022 (67,5%). Da evidenziare che il 65% degli studenti sono nati in Italia,
Nella scuola dell’Infanzia gli alunni con cittadinanza non italiana nati in Italia rappresentano l’81% del totale con un picco in Emilia-Romagna dove l’indice raggiunge l’86,3. Per la scuola Primaria la percentuale è compresa tra il 73,5 e il 72,3 nelle regioni Umbria, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana e Piemonte, laddove a livello nazionale il dato è pari al 69,1%. Un quadro differente si prospetta nelle scuole Secondarie di I e II grado, dove l’incidenza degli studenti con cittadinanza non italiana nati in Italia è sensibilmente più bassa rispetto agli altri ordini di scuola con il 63,7% per il I grado e il 50,6% per il II
Il tasso di scolarità degli studenti con cittadinanza non italiana è simile a quello degli italiani. In particolare, nella fascia di età 6-13 anni, tende al 100%; nella fascia 14-16 anni, corrispondente ai primi tre anni di Secondaria di II grado, è in media il 92%; nella fascia 17-18 anni invece (ultimi due anni di Secondaria di II grado) il tasso di scolarità degli studenti con cittadinanza non italiana diminuisce fino al 74,8% rispetto all’81,6% degli studenti italiani.
La statistica, ci permette di riflettere in modo ragionato e consapevole, come afferma il Prof. Enrico Giovannini “consente di capire la realtà, di interpretarla, e rappresenta una sorta di base comune conoscitiva che in teoria tutta la società dovrebbe usare. Proprio per questo, invece di usare la parola statistica, ho coniato la parola: societistica”.
.Cittadinanza, valore individuale e sociale
Se volessimo appropriarci delle parole del famigerato allenatore/coach Julio Velasco il quale afferma che “fare squadra conviene”, potremmo parafrasarlo dicendo che concedere la cittadinanza italiana a giovani italiani che nascono e/o crescono in Italia, al netto di ragioni etiche e civiche, conviene.
Conviene perché siamo un paese in netto calo demografico; conviene perché la linfa vitale e creativa che si origina da giovani menti e anime che lottano per diventare giuridicamente quello che sono per natura e cultura, è infinita e si diffonde in ogni vena della nostra società.
Conviene perché siamo e saremmo sempre più un paese in cui essere italiano/a/* non è dettato da determinati tratti somatici, ma dalla condivisione di norme, saperi, atteggiamenti e dal desiderio di costruire un progetto di vita in un Paese che ci ri-conosce e si arricchisce della nostra presenza.
Conviene perché l’integrazione autentica avviene attraverso il ri-conoscimento di identità individuali che insieme costruiscono una società inclusiva e sostenibile, prevedendo sacche di emarginazione e ghetti esistenziali, arrestando processi antropologici, socio-culturali che aprono scenari di progresso civile.
“Sono in Italia da quando ho 8 anni; ho completato tutti i cicli di studio in Italia, ora mi sto laureando e nel mio passaporto la dicitura è “extra comunitario”. Ora vivo in un altro stato europeo, mi sono sposato, e non so se rientrerò in Italia, ma continuo a predisporre la domanda per la richiesta di cittadinanza”. Ho vissuto la mia condizione di “straniero” sempre con un senso di inferiorità. Chi mi vede (senza vedermi) vede un giovane uomo dal colore mattone della pelle, con gli occhi a mandorla. Uno straniero. (Pietro, nome di fantasia)
Per approfondire: rapporto alunni con cittadinanza non italiana; italiani senza cittadinanza. speranza ponte; italiani senza cittadinanza.

