Il diritto di nascere ufficialmente

Sovente accade che si possa negare l’esistenza di qualcosa o qualcuno di cui non si ha certezza. Ad esempio si può mettere in dubbio la vita di un Dio, tant’è che molti furono i filosofi ad addurre prove della sua esistenza. Di contro,  sembrerebbe  poco opinabile la venuta al mondo di un bebè, i nove mesi di gestazione ne sono la testimonianza più audace, scientificamente sicura.

Eppure, non di rado capita che i nascituri restino nell’anonimato, esclusi dalla filiera della burocrazia che li dovrebbe vedere iscritti all’anagrafe. Questo esilio dalla vita ufficiale tocca ai figli di genitori stranieri presenti nel territorio italiano in maniera irregolare. Detto altrimenti: la paura di espulsione spinge mamma e papà a non dichiarare il nuovo avvento. Talvolta le liete notizie restano nell’intimità della propria clandestinità. Il silenzio è un grande buco nero della nostra società.

 

Ma cosa ci dice la legge in proposito? Riguardo alle nascite da genitori senza permesso la circolare del Ministero dell’Interno (circolare n. 19 del 7 agosto 2009) stabilisce che il genitore irregolare ha il diritto di dichiarare la propria prole presso le strutture ospedaliere entro tre giorni dal parto oppure entro dieci giorni presso il Comune senza rischiare di essere denunciati alle Autorità.

Nonostante l’articolo 6, comma 2, del Decreto Legislativo n. 286/98, come modificato dall’articolo 1 della Legge n. 94/09 (“pacchetto sicurezza”), dichiari che gli immigrati debbano esibire i documenti  di soggiorno alla pubblica amministrazione, in caso di dichiarazione di nascita sono esenti da tale esposizione.

Dunque, nessuno può denunciarli, almeno per il tempo stabilito dalla circolare ministeriale, semmai l’ammenda spetta solo alla loro coscienza, nonché alla coscienza collettiva che dovrebbe far capo a uno Stato garante di diritti, primo fra tutti quello d’esserci, essere vivi. Essere riconosciuti a prescindere dalle “colpe” dei genitori.

La dichiarazione di nascita è un atto formale più che normale per noi nobili cittadini, tuttavia complesso per chi è ospite inatteso e, inevitabilmente, non è a conoscenza di cavilli di legge. Bisognerebbe forse essere più inclusivi, incentivando l’informazione sulla normativa vigente. La messa in luce su diritti e doveri resta un vincolo sano e inviolabile per tutti.

Infondo, la fenomenologia dell’immigrazione è una realtà innegabile, inevitabile, non trascurabile in questi giorni in cui si discute appunto del diritto di cittadinanza per figli di stranieri nati e cresciuti nella solare penisola. Tema caldo che fa alzare la temperatura a molti politici….

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