Salvatore Quasimodo. Il dovere di raccontare il tempo imperfetto del presente

Come ogni anno, le fatidiche tracce dell’esame di maturità sono uscite e per l’Analisi del testo (tipologia A) troviamo “Alla nuova luna” di Salvatore Quasimodo e Alberto Moravia con un brano tratto da “Gli Indifferenti”

Intelligenza laica e divina a confronto, un poeta che ri-trova il colloquio con gli uomini, dopo la parabola del Ventennio. Una ricerca accurata della parola che si fa universale.

Chi era Salvatore Quasimodo? Un poeta, un letterato, un geometra? Sicuramente un intellettuale di grande attualità la cui voce echeggia ancora nei meandri del nostro frastagliato presente. Uomo poco avvezzo a relazioni stabili; piuttosto irrequieto dal punto di vista sentimentale, irregolare del resto come tanti. Addirittura sembra che, a detta del poeta, la promiscuità sessuale dovesse andare di pari passo con lo sviluppo della sua lirica. Perché, in fondo, la poesia doveva essere espressione alta della libertà, libertà anche di di-spiegare la realtà attraverso una visione lucida di ogni sua nervatura.

In quest’ottica di forte realismo epico si inserisce il discorso Il poeta e il politico che Salvatore Quasimodo pronunciò a Stoccolma durante la cerimonia di consegna del Premio Nobel per la Letteratura. Testo con irrinunciabili richiami alla situazione odierna che stiamo vivendo come cittadini, come elettori.

Nelle sue parole, il poeta siciliano fa una netta distinzione fra il poeta e il letterato: il primo è svincolato dal potere, nasce e cresce nella solitudine della sua esistenza. L’ altro, invece,  è immesso in un sistema di relazioni e viene continuamente soggiogato dal potere. Continua Quasimodo spiegando come la sua poesia abbia mosso  i primi passi sotto la dittatura, costretta a rinunciare a un’espressione limpida e cristallina che gli avrebbe consentito di descrivere liberamente la contemporaneità, le sfaccettature del suo tempo.

Sono gli anni dell’ermetismo, movimento lirico che diede voce a un linguaggio teso a celare un messaggio sempre  da ri-costruire. Tuttavia dopo l’esperienza della seconda guerra mondiale, la poetica di Quasimodo volge verso il dato di realtà.

Il poeta, dunque, sceglie una linea diretta con i propri fruitori; senza cesure egli può dedicarsi finalmente alle problematiche sociali. L’impegno, la realtà diviene la sua passione. Nessuna astrazione, il poeta ha il dovere di raccontare l’attualità, il tempo imperfetto del presente.

Eccola la modernità del discorso di Quasimodo: il poeta, l’intellettuale deve saper raccontare il quotidiano, affinché  l’uomo sia finalmente padrone del suo destino, svincolato dai poteri di sempre che ancora oggi, attraverso forme improprie di intrattenimento, mirano ad annebbiare la mente dell’umanità. Distolgono.

Ricordando le celebrazioni

Il 6 maggio 2018  si diede avvio alle Celebrazioni per il 50° Anniversario della morte di Salvatore Quasimodo (avvenuta a Napoli  il 14 giugno 1968). Fino al 30 giugno 2018, una serie di eventi per rendere omaggio al grande poeta siciliano (nato a Modica il 20 agosto 1901), premio Nobel per la letteratura nel 1959. Sono seguite a partire da luglio altre iniziative di grande rilievo, sempre a cura del Comitato organizzatore per le celebrazioni quasimodiane.

Le iniziative in memoria del grande intellettuale sono state a cura del Comitato Organizzatore di cui fanno parte oltre la Città Metropolitana di Messina, Ente promotore, l’ Università degli Studi di Messina, il Teatro Vittorio Emanuele di Messina, il Parco Letterario Salvatore Quasimodo di Roccalumera, l’Associazione Club Amici di Salvatore Quasimodo, la Fondazione Famiglia Piccolo di Capo d’Orlando, il Conservatorio Arcangelo Corelli, l’ Istituto A.M. Jaci e l’ Istituto S. Quasimodo di Messina.

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