Nascita e morte di Andrea Zanzotto. Solo psiche

Il doppio anniversario di Andrea Zanzotto – cento anni dalla sua nascita e dieci dal suo decesso – ci permette di ricordare questo poeta, fra i maggiori italiani del secondo Novecento.

Nato a Pieve di Soligo (Treviso) il 10 ottobre del 1921 da Giovanni pittore e decoratore, cattolico e socialista che mai volle aderire al fascismo. L’opposizione al regime gli rese difficile accedere a ogni tipo di lavoro, inducendolo, dagli anni Venti, a rifugiarsi, a intermittenza, in Francia e a vivere in ristrettezze economiche,.

Il fascino del suono delle parole

Ciò non impedì al piccolo ma già talentuoso Andrea di studiare. Alla scuola materna aveva già imparato a scrivere e  giunto all’età delle elementari passò direttamente al secondo anno.  Nonostante la sua breve età, aveva già subito il fascino del suono delle parole, come ricorderà nel 1977 nel suo Autoritratto:Provavo qualcosa di infinitamente dolce ascoltando cantilene, filastrocche, strofette (anche quelle del “Corriere dei Piccoli”) non in quanto cantate, ma in quanto pronunciate o anche semplicemente dette, in relazione a un’armonia legata proprio al funzionamento stesso del linguaggio, al suo canto interno“.

La prima antologia e l’esclusione dal gioco della vita

Nel 1936, con l’aiuto della nonna paterna e della zia Maria (che ricorderà in Uno sguardo dalla periferia), Andrea Zanzotto pubblicò un’antologia: versi acerbi, pascoliniani, privi ancora della propria cifra stilistica. In quel tempo l’auto-formazione del poeta si basava sulla Storia Universale della Letteratura (dell’Enciclopedia Giacomo Prampolini) e sui libri del poeta Giovanni Pascoli, ricevuti in dono da un nipote dello stesso autore.

Nel frattempo il padre Giovanni, consapevole che la sua inflessibilità politica nuoceva troppo alla sua famiglia, aveva desistito a ogni esternazione ideologica per lavorare. E Andrea, che aveva scelto le superiori magistrali proprio per non gravare troppo sull’economia familiare, decise di passare al liceo classico.

Fu uno studio “matto e disperato” per citare il grande Leopardi che peggiorò le sue allergie e il conseguente disturbo asmatico; condizioni di salute che influirono “sulla mia infanzia e sull’adolescenza, per l’impossibilità di partecipare attivamente al gioco della vita, in quanto ne sarei stato escluso” ricorderà ancora Zanzotto in Autoritratto.

Nacquero, forse in quegli anni, gli episodi di ansia acuta che lo porteranno nell’età adulta a stati di depressione e alla familiarità con la psicanalisi. Conobbe e fu  seguito dal padre della psicanalisi in Italia, Cesare Musatti. La teoria dell’inconscio diventò uno dei temi della sua poetica.

La Resistenza

Nel 1942 riuscì a laurearsi in Letteratura italiana presso l’Università di Padova. Nel frattempo insegnava nelle scuole come supplente o privatamente, e collaborava con alcune riviste letterarie. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 si unì alla Resistenza veneta nelle Brigate Giustizia e Libertà, occupandosi della stampa e della propaganda.

Terminata la guerra, Zanzotto si dedicò a vari lavori anche umili che non offuscarono il suo tratto poetico, sempre curato e riconosciuto ufficialmente, fin dagli anni Cinquanta (e per il resto della sua carriera), con il Premio San Babila per la Sezione Inediti, assegnato da una giuria di poeti eccellenti quali: Eugenio Montale, Salvatore Quasimodo e Giuseppe Ungaretti.

La stabilità economica gli arriverà con l’insegnamento  e con l’attività artistica e letteraria che porterà avanti senza mai allontanarsi troppo dall’amata Pieve di Soligo.

La poetica

La grandezza della poetica di Zanzotto risiede nella sua continua ricerca e sperimentazione del linguaggio. L’innamoramento infantile per il “suono delle parole” rimase inalterato nel tempo e lo portò a ‘inventare’ una lingua inconfondibile, scaturita dalla fusione fra tradizione e innovazione, che emerge dai suoi versi di matrice spesso autobiografica, rivolti al paesaggio, sia fisico (dove prevale il suo Veneto) sia psicologico che metafisico.

La produzione letteraria e le pubblicazioni di Zanzotto

Anni Cinquanta e Sessanta
Nel 1951 è pubblicato Dietro il paesaggio, la raccolta di poesie che gli valse il menzionato Premio San Babila; nel 1954, Elegia e altri versi; nel 1957 Vocativo; nel 1962 IX Egloghe (ed. Mondadori); 1964 vede le stampe Sull’altopiano. Racconti e prose, primo libro non in versi; nel 1968 la poesia La Beltà – recensita da Eugenio Montale, presentata a Roma da Pier Paolo Pasolini e a Milano da Franco Fortini; 1969 il poemetto polifonico Gli Sguardi, i Fatti e Senhal, ispirato dallo sbarco dell’uomo sulla luna.

Anni Settanta
Il 1973 vede la luce la raccolta Pasque (1973) e l’antologia Poesie, con i poemi che vanno dal 1939 al 1972; Filò, oltre il poemetto omonimo, contiene i testi che Zanzotto compose per il film di Federico Fellini, Casanova; nel 1978 viene pubblicato il primo dei 3 volumi della trilogia Il Galateo in Bosco.

Per la sua produzione letteraria, nel 1977 vince il premio internazionale Etna Taormina e nel 1979 il Premio Viareggio per Il Galateo.

Anni Ottanta
Continua la collaborazione tra Zanzotto e il regista Federico Fellini: nel 1980 il poeta scrive alcuni dialoghi e stralci di sceneggiatura del film La città delle donne e, nel 1983, i Cori per il film E la nave va. Viene pubblicata la raccolta Fosfeni, secondo volume della trilogia; 1986 pubblicazione del terzo volume Idioma.
Nel 1983 vince Premio Librex Montale; nel 1987 il premio Antonio Feltrinelli dell’Accademia dei Lincei.

Anni Novanta
La prima metà degli anni Novanta vede la pubblicazione delle 2 raccolte di scritti critici Fantasie di avvicinamento e Aure e disincanti nel Novecento letterario; nel 1996 la raccolta Meteo, con 20 disegni di Giosetta Fioroni. Nel 1999 Mondadori pubblica nella collana Meridiani il volume Le poesie e prose scelte.

Nel 1995 l’Università di Trento – come negli anni successivi le Università di Bologna e Torino – gli conferisce la laurea honoris causa. Alla fine del secolo, la raccolta Poesie e prose scelte gli vale il Premio Bagutta.

Anni Duemila
Il 2001 vede la luce la raccolta Sovrimpressioni; il 2009 è l’anno di In questo progresso scorsoio, una conversazione col giornalista Marzio Breda, dove emerge l’impegno civile del poeta, e Conglomerati, raccolta poetica di scritti composti negli anni del nuovo secolo.

Nel 2005 la città e l’Università di Tubinga assegnano a Zanzotto il premio Hölderlin.

Gli anniversari

Andrea Zanzotto muore il 18 ottobre 2011, all’età di 90 anni.

Per il centesimo anniversario della sua nascita, il 10 ottobre 2021 il figlio Fabio ha aperto al pubblico la casa natale di Andrea Zanzotto di Pieve di Soligo.

La poesia

abbanews.eu onora il doppio anniversario con la poesia : Esistere psichicamente

Da questa artificiosa terra-carne
esili acuminati sensi
e sussulti e silenzi,
da questa bava di vicende
– soli che urtarono fili di ciglia
ariste appena sfrangiate pei colli –
da questo lungo attimo
inghiottito da nevi, inghiottito dal vento,
da tutto questo che non fu
primavera non luglio non autunno
ma solo egro spiraglio
ma solo psiche,
da tutto questo che non è nulla
ed è tutto ciò ch’io sono:
tale la verità geme a se stessa,
si vuole pomo che gonfia ed infradicia.
Chiarore acido che tessi
i bruciori d’inferno
degli atomi e il conato
torbido d’alghe e vermi,
chiarore-uovo
che nel morente muco fai parole
e amori

Andrea Zanzotto, da Vocativo, 1957

 

 

Immagini: 1) Il poeta Andrea Zanzotto nato il 10 ottobre 1921 e deceduto il 18 dello stesso mese del 2011; 2) il regista cinematografico Federico Fellini: 3) Pieve di Soligo (Treviso), la casa natale del poeta aperta al pubblico in occasione del centenario

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