Uber- Volvo verso la guida automatica. Accordi e disaccordi

Uber stringe allenza con la svedese Volvo per sviluppo tecnologia macchine con pilota automaticoUber, la start up che ha stravolto e travolto il servizio taxi nel mondo, ha stretto un accordo con la casa automobilistica svedese Volvo, controllata dalla cinese Geely, di 300 milioni di dollari  per sviluppare tecnologia e veicoli a conduzione automatica.

I 300 milioni di dollari saranno investiti soprattutto nella ricerca e nello sviluppo dell’hardware e dei sensori, per rilevare il traffico e gli ostacoli.

La sinergia Uber-Volvo prevede, infatti, che la prima installi i propri sistemi di guida autonoma nei veicoli della seconda, inizialmente nel modello simbolo della casa svedese, il SUV XC90.  Gli accordi fra le due aziende stabiliscono che Uber rimarrà proprietaria delle macchine automatiche che acquisterà dalla Volvo. Quest’ultima userà la medesima macchina base per la futura commercializzazione dei suoi veicoli a guida senza pilota.

Uber e ricercatori per l’auto del futuro

L’alleanza di questi giorni è solo una delle tappe del cammino di Uber verso le macchine senza pilota. Nel 2014, infatti, la start up ha avviato una collaborazione con la Carnegie Mellon University per implementare la tecnologia, i cui frutti si vedranno nelle strade di Pittsburgh (Usa) nel settembre 2016, quando si faranno le prove di queste nuove macchine automatiche a firma Uber.

Mentre il 17 agosto 2016, sempre Uber ha annunciato il suo nuovo acquisto: la start-up “Otto” specializzata in software per la guida autonoma, che sta mettendo a punto un camion senza pilota.
Prima di Uber, Google – pioniere nello studio e nell’investimento sulla self driving car – ha siglato un accordo con la casa automobilistica FCA (Fiat Chrysler Automobiles) e, nel maggio 2016, ha scelto il modello “Pacifica”, come veicolo base per l’installazione del suo programma che permette la guida automatica.

Sono molte le case automobilistiche che si stanno orientando verso questa nuova tecnologia che prevede, al momento, due tipi di funzioni: la driverless car, la macchina senza guidatore e la autonomous driving, il cui il pilota è presente e attivo.  Autentiche supercar.

Testa AutopilotDa registrare  purtroppo, l’incidente mortale avvenuto il 7 maggio 2016, in Florida, di un conducente della Tesla Model S, nel momento in cui aveva inserito il sistema Autopilot (guida semiautomatica) che permette alla macchina di sterzare da sola  per compiere un sorpasso, se il conducente mette la freccia, frena o accelera a secondo delle circostanze del traffico.

Questo tipo di funzioni rappresentano la base della futura guida automatica.

Uber POP: concorrenza leale o sleale?

Uber è una compagnia lanciata a San Francisco nel 2010, fondata da Travis Kalanick – attuale amministratore delegato, che fornisce servizio di taxi attraverso un’applicazione software da cellulare con la quale l’utente si mette direttamente in contatto con l’autista.

Smart phone Uber taxiOffre vari servizi, tra questi il famoso e famigerato UberPOP, vero rivale e, forse, concorrente sleale, dei taxi tradizionali. UberPOP collabora con  privatinon necessariamente autisti di professione –  che possiedono una macchina, ai quali fornisce lo smar phone con l’installazione Uber, l’assicurazione che copre i danni ai terzi, la revisione dell’auto e una percentuale del costo del passaggio.

Questo sistema ha comportato l’abbattimento dei costi, per cui una corsa con UberPOP, al passeggero costa circa un terzo rispetto alle tariffe dei taxi tradizionali Nel maggio 2015 il Tribunale di Milano ha bloccato il blocco dell’App UberPOP in tutta Italia.

Uber è, al momento, la start-up più valutata al mondo – 62,5 miliardi di dollari, con un fatturato lordo 10 miliardi di dollari, opera in 351 città in 64 Paesi del mondo, dispone di 1,1 milioni di autisti, come abbiamo visto non dipendenti ma prestatori d’opera.  Di dipendenti effettivi, nonostante il suo valore, il suo volume d’affari e l’espansione globale ne conta meno di un migliaio. (dati: Sole 24 ore).

I paesi europei, sollecitati dalle compagnie di taxi tradizionali, cercano di contrastare l’ondata Uber. Come l’Italia anche la Germania, la Spagna e la Francia hanno bloccato l’app .

Uber a Bruxelles

Uber si è rivolta all’Europa. La Commissione UE, nel giugno 2016, ha espresso un parere favorevole nei confronti delle piattaforme che offrono servizi online, come appunto Uber, dettando  nuove linee guida in materia di sharing economy (economia condivisa).

La Commissione chiede la linea di demarcazione tra gli occasionali e i professionisti, ossia la distinzione netta tra chi mette a disposizione la propria auto (o altro servizio) per “arrotondare” da chi invece lo fa per professione e a tempo pieno.

Ogni Paese membro dovrà “stabilire soglie minime sotto cui un’attività economica è considerata un attività non professionale tra pari, senza dover rispettare gli stessi requisiti applicabili a un fornitore di servizi che opera su base professionale”.

Il vice presidente della Commissione Jyrki Katainen ha affermato che alle attività come Uber “non si può imporre il divieto totale, se la ragione è proteggere i modelli di business esistenti”. L’importante per la UE è “rispettare i criteri fiscali, sociali e di protezione dei consumatori”.

Travis KalanickGrandi alleanze crescono

Incassato il beneplacito della EU, il futuro, per la start-up statunitense, è più che roseo. Nel maggio scorso la casa automobilistica giapponese Toyota ha annunciato di aver siglato un “alleanza strategica” con Uber: i guidatori che prestano il loro servizio alla start-up potranno acquistare macchine Toyota, favoriti da un programma di leasing apposito.

Un mese dopo è arrivata la notizia che il fondo sovrano dell’Arabia Saudita investirà 3,5 miliardi di dollari in Uber Tecnologies.

Il maggior investimento mai compiuto dal fondo arabo in una società privata. Il maggior investimento, mai avvenuto, in una azienda di noleggio di auto.

Nonostante le direttive europee probabilmente rimangano fumosi i confini tra attività professionale e non, se comunque genera introiti.

La rivoluzione della sharing economy è agli albori così come i diritti e i doveri che ne derivano. La via da percorrere (con guidatori o meno al volante) necessita di veri e propri tavoli multidisciplinari che non precludano nuove opportunità di  ricerca e relativo sviluppo socio-economico, ma che abbraccino diritti e doveri di tutti.

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