L’eco internazionale di Giulio Regeni

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Cresce l’attenzione e la solidarietà internazionale nei confronti del ricercatore italiano Giulio Regeni, trovato morto il 3 febbraio 2016, in Egitto.
Già Il Parlamento Europeo aveva approvato la risoluzione del 8 marzo 2016,  in seduta plenaria con 588 sì, 10 no e 59 astenuti, con la quale condannava  “fermamente la tortura e l’assassinio in circostanze sospette del cittadino UE Giulio Regeni” aggiungendo che la morte di Regeni “non è un caso isolato,  ma si è verificato in un contesto  di torture e scomparse sospette avvenute in Egitto negli ultimi anni” e sollecitava l’Egitto a fornire alle controparti italiane “tutti i documenti e le informazioni necessarie per consentire una rapida, trasparente e imparziale indagine congiunta” e a compiere ogni sforzo “per consegnare, al più presto possibile, gli autori di questo crimine alla giustizia”.
Il 12 aprile 2016 una delegazione del parlamento egiziano ha incontrato a Strasburgo alcuni deputati europei, per parlare della critica situazione dei diritti umani nel loro paese e del caso Regeni in particolare. Alla delegazione gli esponenti della Ue, hanno chiesto giustizia e chiarezza sulle indagini.
Il 13 aprile 2015 a Strasburgo è stato organizzato un sit- in al quale hanno partecipato numerosi parlamentari europei che mostravano lo striscione giallo di Amnesty International “Verità per Giulio Regeni”, con lo scopo di suscitare l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale.

Il 14 aprile 2016, il presidente egiziano al Sisi, nel corso di un discorso ufficiale, ha parlato anche del caso Regeni, addossando la colpa ai media egiziani di divulgare notizie false e “criptiche” contro gli apparati di sicurezza del paese, indicandoli come i responsabili delle torture e dell’omicidio di Giulio. Ha fatto riferimento a persone “malvage” che hanno l’unica finalità di mettere l’Egitto in cattiva luce in ambito internazionale: “Siamo noi che abbiamo creato il problema dell’omicidio del giovane italiano”. Ha, poi,  confermato che i rapporto con l’Italia “sono unici” che le indagini sono compiute dagli investigatori egiziani nella “totale trasparenza” invitando gli inquirenti italiani ad un nuovo incontro per condividere le informazioni sul caso Regeni.   Secondo gli osservatori, le parole di al Sisi, tese a superare l’impasse internazionale egiziano, non allontanano i dubbi sulla veridicità delle indagini e i depistaggi fin qui compiuti.

Oggi , 15 aprile 2016,  arriva da Bruxelles la notizia   della seconda iniziativa del Parlamento Europeo, il quale ha invitato i genitori di Giulio,  Claudio e Paola Regeni di partecipare a una audizione  del Parlamento Europeo, approvata dalla commissione dei Diritti Umani del Parlamento stesso. Pier Antonio Panzeri, capogruppo S&D  (Socialisti e Democratici) della commissione Diritti Umani al Parlamento europeo, ha dichiarato che l’audizione si pone lo scopo di  “sollevare in modo più forte e accentuato la questione dei diritti umani in Egitto che sono quotidianamente calpestati da parte del governo egiziano”.

 

La Gran Bretagna
Il 12 aprile 2016 il britannico Times,  ha riportato la notizia che il Foreign Office, (ministero degli Esteri di

David Lidington, ministro degli Esteri britannico

David Lidington, ministro degli Esteri britannico

Londra), sotto la pressione della petizione promossa dalle università inglesi, iniziata subito dopo la notizia della morte di Regeni e  che ha raccolto ad oggi 10.000 firme, ha ufficialmente sollecitato l’Egitto a compiere un’investigazione sulla morte di Giulio Regeni  “completa e trasparente”, mentre il ministro al Foreign Office, David Lidington, ha aggiunto che gli inglesi sono in stretto contatto con le autorità italiane.
La Gran Bretagna è particolarmente coinvolta nel caso Regeni, giacché Giulio era al Cairo, per raccogliere  materiale a complemento  della sua tesi di dottorato presso l’Università di Cambridge.  La ricerca che si centrava sullo sviluppo dei sindacati indipendenti egiziani del post-Mubarak e post-Morsi, lo aveva portato ad avere  contatti con gli oppositori del governo.

 

L’articolo del New York Times

Il New York Times, nell’editoriale del 14 aprile 2016, dal titolo “Aumentare le pressioni sull’Egitto” ha scritto : “Le violazioni dei diritti umani in Egitto sotto il presidente Abdel Fattah Al Sisi hanno raggiunto nuovi picchi, ma i governi occidentali che fanno affari e armano l’Egitto hanno proseguito come sempre, con la scusa della sicurezza regionale e degli interessi economici. Ora un’indagine in fase di stallo sul rapimento e l’omicidio di uno studente italiano ha costretto almeno uno di questi paesi, l’Italia, a riconsiderare i propri rapporti con l’Egitto: è tempo che anche le altre democrazie occidentali riconsiderino i loro…”  “ …il peso della repressione di Al Sisi è caduto sugli egiziani, migliaia dei quali sono stati arrestati e molti torturati e uccisi. Tra le vittime c’è Giulio Regeni. Tuttavia i governi occidentali che commerciano con l’Egitto e lo armano, hanno continuato i loro affari come sempre, con la motivazione che la sicurezza regionale e gli interessi economici prevalgono.
Continua il New York Times, criticando aspramente la Francia.  Giudica “vergognosa” la prossima visita del presidente François Holland,  del 18 aprile 2016, quando  si recherà al Cairo, per stringere un accordo da 1,1 miliardi  di dollari in armi.
Polemico anche nei confronti della Gran Bretagna per aver fatto il primo passo ufficiale, solo per la richiesta della firme raccolte.

 

Le iniziative italiane

Sergio Mattarella, presidente della Repubblica

Sergio Mattarella, presidente della Repubblica

L’Italia, a seguito del fallimento del vertice di Roma, dove gli inquirenti egiziani si sono rifiutati di consegnare i dati dell’inchiesta sul caso Regeni alla controparte italiana e il conseguente  richiamo  per consultazioni in Italia dell’Ambasciatore in Egitto, Maurizio Massari,  ha inoltrato un’ulteriore  rogatoria internazionale (la prima risale all’8 febbraio 2016),  per chiedere all’Egitto la consegna dei documenti e degli atti relativi all’indagine di Giulio Regeni.
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella in occasione dell’inaugurazione del Meeting Nazionale delle scuole per la pace ad Assisi ha espresso il suo apprezzamento per la scelta dell’organizzazione di dedicare a Giulio Regeni l’edizione del meeting 2016 aggiungendo che: “Non vogliamo e non possiamo la sua passione e la sua vita orribilmente spezzata”.
Fiumicello, la città natale di Giulio Regeni, ha scelto sabato 17 aprile 2016, come giornata dedicata al ricercatore,  a sostegno della campagna di Amnesty International “Verità per Giulio”.
Mentre dal 23 al 24 aprile le squadre di calcio della  serie A e B, scenderanno in campo con lo striscione giallo  “Verità per Giulio Regeni”

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