Il riso perenne che si pianta ogni cinque anni

Ogni anno nel mondo vengono consumati milioni di tonnellate di riso. È, soprattutto in Asia, una risorsa base per la sopravvivenza dell’umanità – si stima che 3 miliardi di persone consumino questo cereale quotidianamente – ma la sua coltivazione richiede tempo (deve essere piantato di nuovo per ogni raccolto), grande disponibilità idrica e lavoro faticosissimo

Per questo dagli anni Novanta si studiano nuove tecniche per realizzarne varietà più resistenti. Tra le sperimentazioni in corso, sembra aver raggiunto il traguardo prefissato la Perennial Rice 23 (PR23) una varietà ibrida ottenuto dall’innesto di due tipo di riso: uno asiatico (l’Oryza sativa) l’altro africano selvatico perenne africano (Oryza longistaminata) che può essere piantata una volta ogni 5 anni. Ottenuto il risultato nel 2022 la famosa rivista Science ha posto questo rio perenne al secondo posto della lista delle scoperte e avvenimenti più significative per il futuro dell’anno 2022, (al primo troneggia il Webb Telescope).

Come riportato da Nature Sustainability, i benefici di PR23 non si limitato a far lavorare meno gli agricoltori e di farli guadagnare di più, ma mantiene alta la qualità del terreno anche per un minore uso di fertilizzanti e di macchinari, quindi, di combustibili fossili.

La sperimentazione su larga scale

Nel 2018 dopo due decenni di prove, i ricercatori della Yunnan University e di altre istituzioni hanno distribuito  il PR23 agli agricoltori in Cina per un esperimento su larga scala e comprovarne la sua resa.

Per quantità la produzione di PR23 è stata equivalente all’originale. Nel primo anno i costi della semina e della coltivazione hanno uguagliato le spese di. È nel secondo anno che si è constatata la differenza: gli agricoltori non hanno dovuto trapiantare le giovani piantine di riso nelle risaie: un lavoro spesso svolto da donne e bambini.

Saltare questo passaggio, riporta Nature ha “ridotto la quantità di lavoro per ettaro di ben 77 giorni-persona ogni stagione, dimezzando i costi degli agricoltori. Anche i nutrienti del suolo sono aumentati nei campi contenenti riso perenne”.

“Entro il quinto anno i raccolti sono diminuiti così tanto che il riso perenne ha dovuto essere ripiantato. Ma sempre più agricoltori stanno coltivando PR23, grazie all’assistenza tecnica dell’Università dello Yunnan e alla promozione del governo. L’anno scorso sono stati piantati più di 15.000 ettari nel sud della Cina, un aumento di quattro volte rispetto al 2020”. Con la promettente ulteriore prospettiva che il riso perenne potrebbe ridurre l’erosione del suolo negli altopiani terrazzati della sud-est asiatico.

I vantaggi annullati da un effetto collaterale?

Ma non sono solo vantaggi. Non arando ogni anno si sviluppano più facilmente funghi e patogeni: dopo la semina gli insetti potrebbero permanere nella stoppia e trasmettere i virus ai germogli e le erbacce crescono più abbondanti per cui sono necessario uno o due trattamenti di erbicidi in più rispetto alle specie di riso a coltivazione annuale. Ma la perplessità maggiore (e più inquietante) è se il riso perenne emetta più protossido di azoto, un potente gas serra. Visto la diffusione del riso sarebbe una fonte di emissione di CO2 che annullerebbe tutti gli altri vantaggi.

Complessivamente però, Nature, come dicevamo, lo promuove pur specificando che continua la sperimentazione e il monitoraggio della coltivazione, annunciando che il PR23 e varietà simili sono in fase di sperimentazione anche in Africa dove si cerca la specie ideale per resistere al clima secco.

 

Immagine: risaia. Photo by Michael Bayazidi – pexels.com

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