Odissea 2020. Spazio fertile per piante ultraterrene

“L’agricoltura ha permesso alla civiltà di progredire. Senza di essa non andremo da nessuna parte, certamente non come specie interplanetaria. Quando avremo colonie sulla Luna, su Marte e nello spazio profondo avremo bisogno di una solida formazione agricola”.

A parlare è Gioia Massa, scienziata, specializzata in biologia vegetale, biologia spaziale e geoscienza, tra cui i campi di indagine, figura l’agricoltura in ambiente controllato e l’innovazione produttiva alimentare, presso il Kennedy Space Center della NASA e autrice dello studio appena pubblicato sulla rivista Frontiers in Plant Science, che asserisce che la lattuga coltivata in lotto presso la Stazione Spaziale Internazionale (sigla ISS per International Space Station) è sana e nutriente come e quanto (forse di più) di quella coltivata sulla Terra.

Un risultato importante per le ardite missioni future che progettano di raggiungere Marte o come asserisce Gioia Massa “lo spazio profondo”, che richiederanno anni di viaggio e di permanenza ultra – terrestre.

Ad oggi, la maggior parte del cibo di cui si nutrono gli astronauti nell’ISS viene preparato a terra e spedito attraverso dei razzi-cargo. Così i cosmonauti riescono a mangiare anche i freschi. Ma è una procedura inapplicabile per viaggi lunghi anni.  Né la dieta di un’astronauta può fare a meno di determinati alimenti, posto che senza un adeguato apporto vitaminico e proteico, potenzialmente, rischiano di compromettere la propria salute, soprattutto, il sistema cardiovascolare.

La lattuga analizzata da Gioia Massa è stata coltivata in Veggie, una camera per la crescita delle piante installata nella Stazione Spaziale Internazionale nel 2014. Gli esperimenti di coltivazione risalgono agli anni 2014-2015 e gli astronauti non hanno aspettato gli esiti dei test della dottoressa Massa: nel 2015 hanno mangiato parte del raccolto (pulendolo con salviettine igienizzati), continuando a coltivare: oltre all’insalata hanno visto crescere il cavolo cinese e nel, 2016, la zinnia: primo fiore  nato nello spazio grazie all’astronauta statunitense Scott Kelly.

Il punto focale dell’agricoltura “spaziale” (sono decenni che si sta sperimentando in questo settore) è la coltivazione in assenza di gravità. Come apportare l’acqua alle piante, vale a dire farla arrivare alle radici? Una scarsa irrigazione o un’eccessiva irragazione penalizza la crescita delle piante.

All’interno della camera Veggie, la lattuga non cresce nel terreno, ma in un composto di argilla ceramica porosa che grazie alle sue proprietà è in grado di incanalare aria e acqua intorno alle radici (la Dott.ssa Massa spiega al New York Time con un suggestivo paragone che si tratta dello stesso materiale di un campo di baseball); l’illuminazione LED, a sua volta, fornisce la luce e l’assorbe, sfruttando la tensione superficiale dell’acqua, e in questo modo l’acqua è guidata verso le radici, nonostante l’assenza di gravità.

La lattuga,  analizzata dalla Massa e del suo team, è risultata salutare come la lattuga terrestre, persino con livelli più alti di fenolici, noti per la loro azione antiossidante. Le piante, spiega lo studio, producono più fenolici quando sono sotto stress e, dunque, è possibile che sia il risultato degli alti valori il risultato di una crescita in assenza di gravità. Ma sono troppo poche le piante analizzate per giungere a una conclusione certa, ha spiegato Gioia Massa al New York Times: sono necessari “successivi studi” per stabilire “eventuali differenze” tra le piante terrene e quelle ultraterrene.

Certi, invece, i risultati delle analisi del DNA delle piantine, eseguite per rilevare quali microbi  vivono all’interno e intorno alle piantine spaziali. I microbi riscontrati sembrano essere “simili nella diversità a quanto visto sulla Terra; prive di agenti patogeni come la salmonella che, occasionalmente contamina le colture”.

Gli astronauti diretti su Marte non potranno mangiare come contorno soltanto lattuga. E per questo, informa ancora il NYT, la NASA ha selezionato 5 progetti, tra i quali  sceglierà i “2 più promettenti” per sviluppare sistemi migliori e più sofisticati per la coltivazione delle piante da testare nello spazio.

 

Immagini dall’alto: 1) Gioia Massa, ricercatrice di tecnologia alimentare avanzata, presso il Kennedy Space Center della NASA ; 2) da sinistra Scott Kelly, l’astronauta statunitense che ha piantato (con successo) il primo fiore nello spazio in orbita con il collega Mikhail Kornienko

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