Groenlandia. A qualcuno piace calda

La Groenlandia, amministrata dalla Danimarca, con la sua estensione di 2.130mila chilometri quadrati è l’isola più grande del mondo, il cui territorio è ricoperto per l’81% di ghiaccio perenne: una calotta glaciale di oltre 2 milioni di chilometri cubi, che nella parte centrale arriva a oltre 3mila di spessore.

Ghiaccio perenne? Così si credeva un tempo, ma non è il destino dell’isola, con le temperature che non sono mai state così alte da almeno un millennio: 1,5 gradi in più rispetto al secolo scorso mentre nel periodo 2001-2011 il surriscaldamento globale ha raggiunto anche la parte centrale dell’isola.  Lo afferma il lavoro scientifico guidato dall’Istituto tedesco Alfred-Wegener -pubblicato su Nature – che attraverso lo studio delle carote di ghiaccio ha ricostruito la storia climatica della Groenlandia dall’anno 1000 al 2011.

Pur assistendo al graduale scioglimento dei ghiacci fin dalla seconda metà dell’Ottocento, tali risultati hanno sorpreso  anche i ricercatori che non si aspettavano una differenza di temperatura così grande rispetto al passato, anche nelle zone più interne dell’isola.

Il ruolo della Groenlandia nel sistema climatico globale

La calotta glaciale groenlandese svolge un ruolo basilare nel sistema climatico globale con i suoi circa 3 milioni di chilometri cubi di acqua immagazzinata che se liberata, qualora i tassi delle emissioni di carbonio globali seguiranno il ritmo attuale, innalzerà il livello medio degli oceani fino a circa 50 centimetri entro il 2100.

Ma prima dello studio in questione, il rapporto della NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) del 2022 sostiene che l’innalzamento del livello del mare sta accelerando e raggiungerà i 30 centimetri entro il 2050, anche se le emissioni saranno ridotte tempestivamente e drasticamente.

Bezos & Company, all’arrembaggio delle ricchezze del sottosuolo

Gli Stati Uniti saranno fra le aree del mondo più colpite: le sue città orientali, avvisa ancora la NOAA, subiranno inondazioni costosissime in qualunque stagione dell’anno.

Eppure sono proprio i miliardari americani all’avamposto in Groenlandia per accaparrarsi le ricchezze minerarie ed energetiche del suo sottosuolo, presso accessibili per lo scioglimento dei ghiacci. Prima fra tutte il cobalto, minerale raro, cruciale per la transizione energetica.

Jeff Bezos, Bill Gates, Michael Bloomberg sono fra coloro che finanziano gli Usa per questa caccia al tesoro del XXI secolo. In Groenlandia c’è già una squadra multidisciplinare organizzata dalla Kobold Metals società californiana di esplorazione mineraria con a disposizione 15 milioni di dollari destinati alle ricerche. Che ricerche? “Un giacimento di nichel e cobalto che sarà il primo o il secondo più significativo al mondo” ha spiegato alla Cnn, Kurt House, amministratore delegato della Kobold Metals.

Si tratta di tenere testa alla Cina, la maggiore deterrente delle riserve dei minerali rari per possedere oltre alle proprie le risorse minerarie, quelle del Congo. Per buona pace dell’innalzamento del livello dei mari.

Ma non finiscono mica qui le ricchezze della Groenlandia. Le sue preziose potenzialità fanno prefigurare uranio, rubini, diamanti, oro, zinco e poi gas e petrolio (30% delle risorse mondiali che attraggono nonostante il loro uso sia la prima causa dell’aumento delle emissioni di CO2 e dei gas ad effetto serra).  Valore stimato dai 300 ai 400 miliardi di dollari secondo un rapporto dell’U.S Geological Survey, l’agenzia statale americana che studia il territorio e le dinamiche naturali.

E poi si punta all’apertura di nuove e ambitissime rotte commerciali, per la posizione strategiche dell’isola, al centro di Eurasia e Nord America.

E pensare che finora l’economia della Groenlandia è costituita dall’industria ittica e, soprattutto, dai sussidi della Danimarca.

 

Immagine: Groenlandia – photo by Tony Skerl -pexels.com

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