FinalSpark. Il bioprocessore per l’intelligenza artificiale

La start-up svizzera FinalSpark, specializzata in biocomputing, ha sviluppato un biprocessore rivoluzionario utilizzando neuroni umani, in funzione dello sviluppo dell’intelligenza artificiale.

Secondo l’ingegnere Fred Jordan, co- fondatore della startup con Martin Kutter, attualmente il progresso dell’intelligenza artificiale è limitato perché richiede un’incredibile quantità di energia. Da qui il loro interesse verso i processori costituiti da neuroni biologici.

“Le cellule umane si moltiplicano da sole per cui i nostri bioprocessori consumano un milione di volte meno energia degli attuali chip digitali” ha spiegato alla stampa Jordan

Ma un obiettivo “così ambizioso”  richiede “una collaborazione internazionale”, per questo la FinalSpark ha creato una piattaforma online ad accesso libero 24 ore su 24, garantendo la disponibilità di 16 organoidi di cervello umano ai ricercatori di tutto il mondo desiderosi di condurre esperimenti da remoto su neuroni biologici in vitro.

Gli organoidi cerebrali, più mediaticamente detti “mini-cervelli”, sono delle micro versioni del cervello coltivate in laboratorio, spesso per capire nel dettaglio il funzionamento del cervello stesso.

Per creare un mini cervello si parte da cellule staminali embrionali umane, ovvero le cellule di cui è composto l’embrione nei primissimi stadi di sviluppo.

Il cervello umano è una centrale elettrica, che vanta 86 miliardi di neuroni e utilizza solo 20 watt di potenza per un calcolo efficiente”  ma per  Kwabena Boahen, bioingegnere della Stanford University, replicare questo tipo di efficienza con il silicio richiederebbe ben 10 megawatt di potenza.

La soluzione allora, secondo i fondatori della startup svizzera è stato creare reti neurale biologiche; attraverso la coltivazione neuroni in colture cellulari, ottenendo biprocessori in grado di apprendere ed elaborare informazioni.

Secondo il sito hwupgrade.it sarebbero già 3 dozzine le università che hanno mostrato interesse, mentre 5 di esse sono già collaboratrici attive della FinalSpark che ogni istituzione o singolo ricercatore può contattare attraverso il suo sito ufficiale.

La Neuroplatform di FinalSpark è dettagliatamente illustrata nell’articolo Open and remotely accessible Neuroplatform for research in wetware computing, pubblicato dalla rivista Frontiers.

 

 

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