Aereo? Sì grazie, ma sostenibile

Gli aeri hanno un forte impatto inquinante e la maggiore e sempre più diffusa consapevolezza della gravità della questione climatica porta in tanti a cambiare le proprie abitudini di viaggio: più treno, meno aereo.

 

Il fenomeno si registra nel Nord d’Europa: in Svezia è talmente esteso da meritare il conio di vari neologismi; in Norvegia, dove al vaglio del Parlamento c’è una legge che obblighi le compagnie aeree, che operano nel Paese, ad alimentare i velivoli con una miscela a base di biocarburante dal 2020.
Nel marzo 2019 il traffico aereo locale australiano ha registrato il quinto mese consecutivo di contrazione.  Marzo 2019 ha segnato un meno in molte altre parti del mondo.

Ma è un dato che non spaventa le compagnie aeree, scrive The International Air Transport Association (IATA), perché “le prospettive per i viaggi aerei rimangono solide e la connettività globale non è mai stata migliore” e conclude prevedendo “un raddoppio attuale della domanda entro il 2037”.  E sì, perché per le tratte lunghe sembra quasi impossibile, per motivi di tempo ma anche di mancanza di mezzi alternativi a disposizione, evitare l’aereo.

Guai per l’ambiente, per la salute e per i portafogli

Però un aereo di linea inquina quanto 600 auto non catalizzate (dati EASA, EURCONTROL, EEA), per cui il traffico globale dell’aviazione produce il 5% del totale delle emissioni mondiali.  Per calcolo approssimativo, il trend di crescita del traffico di velivoli nel cielo è, semplicemente, insostenibile.

Guai per l’ambiente, per la nostra salute e per il nostro portafoglio: è miliardaria la spesa annua europea per contrastare gli effetti dannosi provocati dagli aeroporti del Continente. Per questo torna al centro del dibattito della Commissione europea l’introduzione di una tassa comunitaria sul cherosene, sia per compensare i costi dei danni, sia per incentivare le compagnie aeree a investire per le misure alternative eco-sostenibili.
Misure che si studiano e si testano da anni e sono applicabili, come dimostrano le intenzioni della Norvegia e come rilancia la Transport & Environment (T&E), l’associazione che si occupa del trasporto sostenibile: la soluzione c’è, si chiama decarbonizzazione.

Teoria e pratica dei biocarburanti.  Siamo pronti

L’aviazione civile, messi da parte gli aeri elettrici e a energia solare perché irrealizzabili a breve (ma le ricerche continuano), punta sulle miscele di alimentazione biologica. I biocarburanti (di cui l’Italia è leader) che possono essere prodotti dalle piante o dai rifiuti agricoli, commerciali, domestici e industriali, sempre che abbiano un’origine biologica, sono considerati un ottimo carburante per aeri.

Il primo volo con biocarburante miscelato ha avuto luogo nel 2008. Dieci anni dopo, nell’autunno 2018 la compagnia Virgin Atlantic ha compiuto la prima traversata aerea commerciale: un Boeing 747, decollato da Orlando (Usa), è atterrato all’aeroporto di Gatwick di Londra, alimentato con la miscela di carburante ed etanolo proveniente dal riciclo di rifiuti industriali. Più esattamente un bioetanolo ottenuto dai gas di scarico delle acciaierie e prodotto dalla statunitense LanzaTech, specializzata in produzione di energie rinnovabili, con cui la compagnia aerea collabora dal 2011, per perfezionare i processi tecnologici per la raccolta dei gas di scarico industriali e trasformarli, appunto, in etanolo.

La T&E, dicevamo, propone lo studio sull’electrofuel, un nuovo tipo di biofuel che, se prodotto nel rigoroso rispetto dei criteri di sostenibilità, garantisce benefici climatici significativi. Si ottiene combinando idrogeno e diossido di carbonio, utilizzando energia elettrica da fonti rinnovabile e il C02 è catturato direttamente dall’aria. Prodotto in laboratorio grazie alle nuove tecnologie supera i problemi della coltivazione e della trasformazione del carburante biologico, riducendo l’impatto inquinante di tutta la filiera aereonautica.  Già disponibile, sono stati fatti dei test di volo di aerei che hanno utilizzato una miscela composta dall’80% di carburante bio e un 20% di cherosene tradizionale.

Ma un problema c’è. E riguarda tutti

La stessa IATA persegue l’obiettivo di dimezzare le emissioni di CO2 entro il 2050 attraverso l’uso del biocarburante.  Ma la richiesta delle certificazioni per l’aviazione sostenibile e il ritmo di produzione degli stessi biocarburanti sembrano insufficienti per raggiungere tale traguardo.

Perché? Per il costo. L’introduzione dei biocarburanti di nuova generazione potrebbe portare a un aumento dei titoli di viaggio fino al 58% rispetto ai prezzi attuali. Siamo pronti a pagare di più per respirare meglio?

Condividi:

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.