La scala dalla terra al cielo dello Shanghai Grand Opera House

Shanghai Grand Opera House –   Il 13° Piano Quinquennale della Cina lo definisce come l’iniziativa più importante per rafforzare l’influenza culturale e globale di Shanghai. Si tratta all’edificazione del Shanghai Grand Opera House progettato da Snøhetta, lo studio internazionale di architettura, architettura paesaggistica e design con casa madre a Oslo (dove è nato negli anni Ottanta del ‘900) e succursale a New York.

Snøhetta, collaborando con lo studio ECADI di Shanghai, ha elaborato un progetto in grado di attrarre un pubblico trasversale con un’offerta musicale che va dalla grande tradizione operistica e concertista occidentale e orientale, agli spettacoli rivolti a un pubblico giovane.

L’edificio sta sorgendo nel quartiere Expo Houtan, situato sulla riva convessa del fiume Huangpu. Il luogo è celebre come sede dell’Expo 2010, l’esposizione universale ricordata come l’edizione più costosa ma anche quella con il maggior numero di espositori e partecipanti fino ad oggi: 192 Paesi (con gli USA che tornavano come dopo un lungo periodo di assenza) e 50 organizzazioni internazionali. L’Expo contribuì a risanare e riqualificare il quartiere ex area industriale dismessa e usata come discarica.

L’Opera è adatta sia ai grandi eventi sia ai visitatori, con il suo tetto concepito come palcoscenico accessibile a tutti e in qualsiasi momento della giornata, 24 ore su 24, 365 giorni all’anno affinché sia percepito come luogo di appartenenza pubblica.

Vi si accederà attraverso una scala a chiocciola che “collegherà terra e cielo”, dicono dallo studio Snøhetta, creando al contempo viste sulla città e sulle rive del fiume Huangpu”.

La superficie elicoidale dell’intero complesso rievoca l’elemento d’ispirazione del progetto: un ventaglio pieghevole tradizionale che, aprendosi, cattura il dinamismo della danza e del corpo umano. Principio che creerà una struttura che sarà superficie e spazio: un’identità visiva che richiamerà gli stessi movimenti, con il nuovo logo pulito caratterizzato da un motivo a ventaglio aperto, altamente riconoscibile.

Previsti anche ristoranti, gallerie, mostre, musei, centri educativi, biblioteche e piccoli cinema. Ma il cuore del progetto saranno i 3 auditorium: Il principale da 2.000 posti, finemente calibrato con soluzioni tecniche all’avanguardia e un’acustica superiore; il secondo da 1.200 posti offrirà un ambiente più intimo per produzioni più piccole; infine Il terzo, da 1.000 posti presenterà una disposizione flessibile del palco e dei posti a sedere, offrendo spazio per spettacoli più sperimentali, adatto alle nuove generazioni di appassionati.

Il bianco che contraddistinguerà la parte esterna del complesso entrerà in un voluto contrasto cromatico con la seta utilizzate per il rivestimento interno e il legno rosso scuro della sala principale, così come i principali solai delle gallerie saranno rivestite di legno di quercia per favorire l’acustica.

Le ampie vetrate della sala permetteranno l’illuminazione naturale di giorno mentre di notte le luci esterne modificheranno l’aspetto delle torri sceniche, trasformandole in lanterne luminose che illumineranno il tetto e lo skyline della città.

 

Immagini: rendering dello Shanghai Grand Opera House, progettato dallo studio internazionale transdisciplinare Snøhetta

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