Premio Sakharov 2020 all’opposizione democratica in Bielorussia

Il Parlamento Europeo ha assegnato il Premio Sakharov per la Libertà di Pensiero 2020, all’opposizione democratica in Bielorussia.

L’ha annunciato il presidente David Sassoli, il 22 ottobre 2020, nel corso dell’Assemblea Plenaria, con queste parole: “Desidero congratularmi con i rappresentanti dell’opposizione bielorussa per il loro coraggio, la loro resilienza e la loro determinazione. Si sono dimostrati e continuano a dimostrarsi forti di fronte a un avversario molto più potente. Ma ciò che li sostiene è qualcosa che la forza bruta non potrà mai sconfiggere: la verità. Ecco dunque il mio messaggio per voi, cari vincitori: continuate ad essere forti e non rinunciate alla vostra lotta. Sappiate che siamo con voi”.

La Bielorussia vive una profonda crisi politica dal risultato delle elezioni presidenziali del 9 agosto 2020, esito controverso per via di quel 83,4% dei voti che hanno riconsegnato il Paese ad Aliaksandr Lukashenka, al potere dal 1994. La diffusa idea di manipolazioni della competizione elettorale nel suo complesso – 10 i candidati dell’opposizione esclusi dalla tornata, perché arrestati o costretti a fuggire all’estero – ha generato una rivolta contro il presidente autoritario e la successiva repressione brutale dei manifestanti da parte del suo regime.

Ma ciò non ha fermato, da allora, l’opposizione democratica rappresentata dal Consiglio di coordinamento, un’iniziativa di donne coraggiose e di personalità politiche e della società civile.  I nomi di punta sono del Consiglio sono: Sviatlana Tsikhanouskaya, candidata principale dell’opposizione, Svetlana Alexievich, Premio Nobel, Maryia Kalesnikava, musicista e attivista, Volha Kavalkova e Veranika Tsapkala.

E ancora Siarhei Tsikhanouski, video blogger e prigioniero politico, Ales Bialiatski, fondatore dell’organizzazione per i diritti umani Viasna, Siarhei Dyleuski, Stsiapan Putsila, fondatore del canale Telegram NEXTA e Mikola Statkevich, prigioniero politico e candidato alle presidenziali del 2010.

Dopo la risoluzione di condanna rivolta alle autorità bielorusse nel settembre scorso, Il Parlamento europeo ha appena adottato nuove raccomandazioni, per chiedere la revisione globale delle relazioni dell’UE con la Bielorussia.

La consegna del Premio Sakharov 2020 avverrà il 16 dicembre 2020, presso la sede del Parlamento europeo.

Gli altri finalisti

Gli altri finalisti all’edizione 2020 del Premio Sakharov sono stati: Gli attivisti del Guapinol  e Berta Cáceres  e Monsignor Najeeb Michaeel, Archivescovo di Mosul (Iraq).

Gli attivisti del Guapinol appartengono al Comitato Municipale di Difesa dei Beni Comuni e Pubblici di Tocoa (Honduras), in carcere per la loro partecipazione alla protesta pacifica contro le compagnie minerarie che contaminano i fiumi San Pedro e Guapinol.

Da agosto ad ottobre 2018 i rappresentanti del Comitato hanno occupato pacificamente i bordi di una strada per contestare i lavori compiuti nel marzo precedente per ampliare la sede stradale per uso minerario, provocando sedimenti pesanti che, depositandosi nei fiumi ne  hanno inquinato le acque, rendendole inutilizzabili per le comunità locali che dipendono da esse.

Secondo l’appello lanciato da alcuni membri del Parlamento europeo nell’aprile scorso, i manifestanti sono stati arrestati e detenuti senza “una giustificazione legale solida”, mentre esistono almeno “10 azioni giuridiche ed amministrative contro il processo di concessione della licenza e di esecuzione del progetto, finora rimaste senza risposta”.

Berta Cáceres, ecologista e attivista dei diritti alla terra della comunità indigena Lenka (Honduras) è stata assassinata nella notte tra il 2 e il 3 marzo 2016. L’anno precedente le era stato assegnato il Goldman Priz, il premio più importante per gli attivisti ambientali.

Nel 1993 aveva fondato COPINH (Consiglio delle persone indigene dell’Honduras). Per 20 anni e oltre ha combattuto contro l’accaparramento del suolo, la deforestazione illegale e i progetti che distruggono il suolo e l’ambiente nel suo paese.

L’attento a Berta Cáceres, dapprima derubricato dalla stampa  come omicidio per rapina a mano armata, soltanto nel 2019 la giustizia onduregna ne ha stabilito  la premeditazione, condannando sia i mandanti sia gli autori  materiali riconosciuti colpevoli di aver ucciso l’attivista nel suo appartamento –  dove avevano fatto irruzione – con l’aggravante del ferimento di Gustavo Castro, che si trovava con lei.

Berta è morta per aver contrastato il progetto di costruzione della centrale idroelettrica Aga Zarca della Desa (società locale) sul fiume Gualcarque. La sua protesta ebbe una grande eco internazionale  e ciò aprì la strada al Trattato 169 dell’Ilo, ossia il riconoscimento del diritto della comunità Lenka di essere consultata  prima della realizzazione dei progetti a impatto ambientale,  nel loro territorio indigeno.

Monsignor Mikhael Najeeb, arcivescovo di Mosul, nell’agosto del 2014, quando le milizie di Daesh arrivarono nella città riuscì a far scappare nel Kurdistan iracheno, salvandoli da morte certa, cristiani, siriaci e caldeani.

Nello stesso tempo trovò il modo di conservare dalla furia iconoclasta (o dalle depredazioni per la vendita al mercato nero) degli jihadisti, 800 manoscritti storici relativi al periodo che va dal XIII al XIX secolo, documenti poi giunti in Europa e digitalizzati in Francia e in Italia. Secondo il sito europarl.europa.eu dal 1990, per l’azione e l’impegno di Padre Najeeb, sono stati salvati oltre 8mila manoscritti e 35mila documenti della Chiesa d’Oriente.

 

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