Papa Francesco resterà a Roma. Che ne sarà della COP28?

Sembrava che l’influenza che lo affligge in questi giorni non avrebbe fermato papa Francesco, che continuava a confermare la sua presenza al prossimo vertice del clima delle Nazioni Unite, COP28. L’1 di dicembre 2023, dunque sarebbe giunto a Dubai, primo pontefice a partecipare alla Conferenza della parte alla Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, in programma dal 30 novembre al 12 dicembre 2023.

Un evento di portata storica sarebbe stato quello del 2 dicembre, quando Francesco sarebbe stato accolto dal segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres, all’ingresso dell’Expo City, il nuovo distretto green della città emiratina, che ospiterà la Cop28.

Sappiamo quanto a papa Francesco siano a cuore il clima, l’ambiente, la madre Terra.  Laudato si’ è stata la sua seconda enciclica del suo pontificato, alla presentazione della quale papa Jorge Bergoglio istituì la giornata mondiale di preghiera per il creato.

Era il 2015 e il pontefice scriveva nell’enciclica di aver scelto come nome pontificale Francesco, in onore del santo d’Assisi “esempio per eccellenza della cura per ciò che e debole di una ecologia integrale, vissuta con gioia e autenticità”.

Il suo impegno sarebbe culminato il prossimo sabato, quando, dopo l’atteso discorso avrebbe affrontato una serie di incontri bilaterali con circa 20 leader mondiali, informava Vatican News, e con altri esponenti di realtà impegnate nel contrasto al riscaldamento globale. Una fitta agenda, dunque preceduta dall’Esortazione apostolica pubblicata lo scorso 4 ottobre scorso Laudate Deum, rivolta a “tutte le persone di buona volontà sulla crisi climatica”.

Dialogo interreligioso per rapide soluzioni

Bergoglio avrebbe approfittato del Vertice per affrontare anche le altre tante tematiche internazionali attuali che, seppur su piani diversi, sono ugualmente urgenti.

Il 3 dicembre poi avrebbe partecipato all’ inaugurazione del Faith Pavillon, Padiglione della Fede, all’interno dell’Expo City, con   Ahmad al-Tayyeb, grande imam di al Azar e Mohammed bin Zayed, presidente degli Emirati.

Istituito dall’Interfaith Center for Sustainable Development insieme al Muslim Council of Elders il Faith Pavillon è il primo padiglione nella storia delle Conferenze COP sul clima, ideato per promuovere il dialogo interreligioso e l’impegno delle religioni nel compimento di azioni efficaci nella mitigazione della crisi climatica. Al termine della cerimonia  Francesco avrebbe siglato la Dichiarazione Confluence of Conscience.

Cosa accadrà?

Invece, esattamente mentre scriviamo, 28 novembre, arriva a fine serata l’annuncio che i medici hanno sconsigliato a papa Francesco il viaggio a Dubai.

E il quesito su cui ci arrovelliamo diventa: gli interventi di Francesco avrebbero portato al necessario cambiamento paradigmatico invocato da tempo dallo stesso vertice delle Nazioni Unite? Senza Francesco i grandi del mondo riusciranno a prendere decisione definitiva da trasformare subito in fatti?

La richiesta dell’Agenzia Internazionale dell’Energia ai settori del petrolio e del gas

Per l’IEA (International Energy Agency – Agenzia Internazionale Energia) il petrolio e il gas sono “all’ultima fermata” al loro “loro momento della verità”. I produttori di tali settori devono seguire piani risolutivi per la riduzione delle emissioni derivanti dalle estrazioni e dalla distribuzione, per investire molto di più nelle energie alternative e smetterla definitivamente di celarsi dietro false iniziative sostenibili.

L’obiettivo principe sarebbe la riduzione dal 40 al 60% delle loro emissioni entro il 2030 e sembrerebbe l’ultima opportunità per i settori di gas e petrolio proprio perché richiesti fermamente dall’Agenzia internazionale che finora li ha appoggiati, fosse altro perché è una creatura dell’OCSE, che la istituì dopo la crisi energetica del 1973 affinché garantisse le forniture di petrolio attraverso il monitoraggio del mercato.

Ombre su Dubai. Più affari che clima

Si vuole mantenere il riscaldamento climatico medio entro l’aumento di 1,5° C, si chiede dagli Accardi di Parigi, decisi ormai quasi 10 anni fa, ottenendo poco di più delle grandi promesse. Accadrà il miracolo proprio in una delle capitali dei maggiori produttori mondiali di gas e petrolio?

La vigilia è tutt’altro che promettente, stando a euronews.com che parla dell’esistenza di un “documento riservato nel quale si parla di incontri con 27 governi stranieri per fare affari su petrolio e gas, prima e durante la COP28”. Documento emerso dall’inchiesta giornalistica dei media britannici BBC e  The Guardian.

Gran cerimoniere degli incontri privati sarebbe proprio il presidente della Conferenza, Sultan Al Jaber, amministratore delegato dell’ADNOC, l’ente statale del petrolio degli Emirati Arabi Uniti. L’avevano detto gli ambientalisti che ci sarebbe stato conflitto d’interessi…

 

Immagini: 1) Papa Francesco; 2) Sultan Al Jaber, amministratore delegato dell’ADNOC, l’ente statale del petrolio degli Emirati Arabi Uniti, e presidente della COP28

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