Insieme. Leggere è un viaggio nell’anima

Il sole è ancora dietro alle nuvole, il mattino si presenta timido come può solo esserlo in autunno, un rumore però ti sveglia: è una tapparella che si alza, qualcuno si prepara per andare al lavoro. Provi a goderti qualche minuto di riposo in più, ma ti solletica quella voglia di un caffè e un cornetto che ti spinge ad alzarti.

La caffettiera borbotta, la tazza è pronta ad accogliere quella bevanda il cui aroma ha un effetto magico e ti porta ad aprire gli occhi e a darti il buongiorno. I giorni precedenti ti si erano presentati con avvenimenti di una certa importanza: Le giornate Europee del Patrimonio, Il Bibliopride, La giornata dei Nonni ed Insieme, il festival della lettura e dell’editoria.

Già leggere, perché farlo? Perché leggere è aprire gli occhi sul mondo  reale, personale od immaginario. Un lettore generalmente vuole sapere, facilmente si interroga e diventa una risorsa per tutti. E’ un po’ come sognare perché si entra in una storia della quale, senza esserne i protagonisti, ci sentiamo partecipi in prima persona. Poche sono forse le case dove non vi sono libri, enciclopedie, vocabolari, e se così non fosse vorrebbe dire quanto poveri sono coloro che non hanno un tomo su di uno scaffale!

Lo scrivere è mettersi in azione, avere la volontà di raccontare le realtà più belle e più tristi della vita, guardare e mettere su di un foglio, come in uno specchio, le fragilità di questo mondo per sentirsi parte di esso e far sì che quelle frasi ti aiutino a camminare non più da solo ma avere il coraggio di perdonarsi e guardarsi dentro per tentare di cambiare gli orizzonti di ogni essere umano.

Nell libro di Gaddo Flego Un milione di vite vi sono raggruppate 4 storie di sopravvissuti al genocidio in Rwanda dove non puoi fare a meno di scoprire quella forza che serve per portare verso il viaggio della sopravvivenza tante persone. Il medico genovese ha fatto suo ciò che dice Jean Paul Habimama ” che scrivere è l’arma non violenta per fermare chiunque semina l’odio“. Così è partito per conoscere in prima persona chi ha vissuto quell’esperienza e portando aiuti è riuscito ad entrare nelle descrizioni dei protagonisti che hanno vissuto in un mondo dove le difficoltà sono state tali da interpretarle solo come fossero le uniche speranze possibili. Un libro che ci porta laggiù dove si è perpetrato qualcosa che la storia non riesce ancora a far entrare nei libri e nella memoria di ognuno di noi.

Un altro libro, Quanta vita sotto il baobab scritto da Diego Dighero in collaborazione con l’associazione Medici in Africa è paragonabile ad una carica di emozioni, suggestioni, riflessioni, dialoghi, aspetti culturali e, alla fine della lettura, sei quasi certa di aver fatto parte di un disegno d’amore quasi fosse stato un passaggio assolutamente essenziale della tua stessa vita.

Il ginecologo Dighero, assieme al pneumologo Sergio Adamoli e a Edoardo Berti Riboli presidente dei Medici in Africa hanno fondato una Onlus nel 2003 e, in unione con l’Università di Genova, stanno portando in particolare in Etiopia, attrezzature ed aiuti. Si dice che chi vive per se stesso avrà vissuto invano, ma se vivrà per gli altri rivivrà per sempre (Bob Marley). Dunque, lunga vita a questi medici bravi e coraggiosi.

Un’altra storia da leggere

Quanto è bella la storia che sto per raccontare. Nel 2011 una ragazza si laureò in Medicina e scelse la specializzazione in ginecologia. Al 2° anno di praticantato, in veste di volontaria, partì da Roma per il Guatemala con il gruppo onlus Sulla strada che continua a portare centinai di medici in quello che è il 2° paese più povero del Sud America.

Il suo lavoro si svolse al villaggio Cerro La Granadilla nell’ospedale Liano de la Virgen nel reparto Yatintò. La sua fu un’esperienza fantastica e in virtù della sua professione riuscì a maturare e convivere con la parola solidarietà che la rese meno timida e più ricca e fiduciosa nelle sue capacità. Nel giorno stabilito per il rientro in Italia si presentò all’ospedale una partoriente alla 38esima settimana che aveva la pressione molto alta.

La partenza fu rimandata, la sala operatoria fu riaperta e si programmò subito l’intervento. Ilaria Vasselli, questo è il nome della ginecologa, assistette  ininterrottamente la donna, la consolò e per tutto il tempo le stette vicina come meglio poteva, le diede forza e speranza. Dopo ore di travaglio, ed un parto cesareo, nacque una bimba per la quale furono necessarie manovre per mantenerla ad una temperatura corporea che le consentisse di superare le prime ore. Fu presa la decisione di battezzarla. Al momento di imporle il nome, la neo mamma indicò la dottoressa che l’aveva aiutata nel parto, e così tra pianti ed abbracci, una piccola Ilaria venne al mondo.

Interpretare nel gesto di quella madre la sua riconoscenza è dire poco e sicuramente ha estratto dal suo cuore il suo più grande: grazie. La piccola ora è cresciuta e portando quel nome la cui etimologia vuol dire gaia, lieta, allegra e serena, siamo certi che percorrerà la strada della sua vita sapendo che in un’altra parte del mondo c’è una donna che non la dimenticherà mai e sicuramente sorriderà ancora a quel visino piccolo e piangente che ha stretto tra le braccia.

Scrivere talvolta è come intingere la penna nel cuore, e leggere, certe volte può cambiarti la vita.

 

Immagine: 2) medici volontari in Sudamerica. Foto d’archivio

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