Egitto. Una buona e una (molto) cattiva notizia

Una buona e una cattiva notizia giungono dall’Egitto, a distanza di pochi giorni.

La buona notizia riguarda la liberazione del cittadino irlandese Ibrahim Halawa, dopo 4 anni e un mese di carcere.  Nel 2013 Ibrahim Halawa, allora diciottenne, insieme alle sorelle, da Dublino si era recato in Egitto in visita a dei parenti. Nell’agosto insieme alle sorelle, partecipò alle proteste della Fratellanza Musulmana contro il colpo di stato di Abdel Fattah al-Sisi: una manifestazione, scrive Amnesty International Italia che finì nel sangue. Ibrahim e le sue sorelle furono arresati.

Le sorelle furono rilasciate dopo 3 mesi di carcere ed espulse in Irlanda, da dove denunciarono le torture inflitte al fratello, confermate dal giornalista di al-Jazeera Peter Greste, a suo volta arrestato e che trascorse con Ibrahim un periodo in carcere.

Ibrahim aveva varie accuse a suo carico, fra le quali omicidio e tentato omicidio, ma il 20 ottobre 2017 è stato rilasciato, assolto da ogni reato. Come scrive Amnesty International Italia, Ibrahim in carcere “non avrebbe dovuto trascorrervi neanche un giorno“. Nella foto in alto il giovane è  ritratto al suo arrivo a Dublino mentre, avvolto nella bandiera irlandese, esulta finalmente libero.

La brutta notizia è stata diramata dall’agenzia internazionale Efe in data 19 novembre 2017 e riferisce del progetto di legge che, per la prima volta in Egitto, criminalizza l’omosessualità; depositato in Parlamento è prossimo al dibattito in aula.
Il disegno di legge arriva nel pieno della campagna repressiva contro gli omosessuali, suscitata dalla bandiera arcobaleno aperta e sventolata nel corso del concerto del gruppo libanese Mashrou Leila, famoso per la sua solidarietà verso i diritti LGBT, che si è svolto al Cairo il 22 settembre 2017.

Il primo firmatario della proposta di legge, Riad Abdel Sattar,  del partito liberale Egiziani Liberi, ha dichiarato a Efe che il provvedimento mira “a preservare la morale e i principi della società egiziana” e a contrastare la “diffusione del vizio nella società” egiziana caratterizzata da valori e principi che “non hanno niente a che vedere con i paesi occidentali”. Le autorità egiziane, ha proseguito Abdel Sattar, sono aperte al dialogo con i giovani  “intellettuali, creativi e scienziati, ma non con gli omosessuali”.

In Egitto, al momento, l’omosessualità non è un reato ma esistono le leggi contro il libertinaggio e contro la prostituzione, in nome  delle quali le autorità egiziane hanno arrestato vari membri della comunità LGBT. Secondo i dati diramati dall’Ong Iniziativa Egiziana per i Diritti Personali, ripresa da Amnesty International, da settembre 2017 sono stati arrestati oltre 75 omosessuali con l’accusa di libertinaggio che prevede pene fino a 3 anni di carcere. Tra questi 20 sono stati già giudicati e condannati.

Ma per Abdel Sattar (nella foto a lato) la legge contro il libertinaggio non è sufficiente, perché non criminalizza l’atto e i condannati non sono sanzionati. Il suo disegno di legge stabilisce condanne fino a 3 anni di carcere per 2 persone dello stesso sesso che mantengono una relazione sessuale, 5 anni se sono recidivi.  Previste pene di 3 anni di prigione anche per le persone che organizzano o pubblicizzano eventi o riunioni omosessuali, attraverso qualsiasi mezzo di comunicazione.

Il progetto di legge è stato criticato dalle organizzazioni dei diritti umani per la sua portata “profondamente discriminatoria”. L’Alliance of Queer Egyptian Organizations (acronimo AQEO – Alleanza delle Organizzazioni di Omosessuali Egiziani) afferma che il disegno di legge prevede la pubblicazione dei nomi dei condannati, con l’intenzione di metterli alla pubblica gogna: una violazione della privacy delle vittime, rileva l’AQEO e un incitamento “all’odio contro una determinata comunità”.

Nel frattempo il promotore della legge Riad Abdel Sattar dichiara di poter contare sull’appoggio di 450 dei 596 deputati del Parlamento egiziano.

 

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