Uganda. Lo sfratto della comunità Batwa per salvare i gorilla di montagna

I Batwa è un’etnia africana che per secoli ha vissuto cacciando e raccogliendo miele  nelle foreste delle regioni montuose ai confini dell’Uganda, del Ruanda e della Repubblica Democratica del Congo.

Ma negli anni Novanta del secolo scorso sono stati sfrattati dalle foreste Bwindi, Mgahinga ed Echuya -nel sud-ovest dell’Ugunda perché destinate ad essere parchi naturali soprattutto per la protezione dei gorilla di montagna, di cui erano rimasti solo rari esemplari.

Per la comunità ha significato la fine della sua civiltà, ormai ridotta a racconto per turisti e povertà. Migliaia di Batwa, riferisce bbc.com, sono stati costretti a trasferirsi nelle aree urbane ugandesi, soprattutto a Kisoro, vicino alla foresta che un tempo era la loro casa, la loro vita, il loro mezzo di sostentamento e che, comprensibilmente, non si sono rassegnano di perdere.  E quei pochi che cercano di adattarsi costruendosi una nuova vita, si dedicano all’agricoltura coltivando patate ma sua una terra la cui locazione è pagata dall ‘organizzazione benefica United Organization for Batwa Development in Uganda (UOBDU). “Ma se mi fosse data l’opportunità di tornare nella foresta, non avrei dubbi a ritornarci – ha raccontato a Allen Musabyi a bbc.com – “ma se non si ha la terra, non si può progredire, non si può mangiare né mandare i figli a scuola”.

Nel 2011 un gruppo della comunità sostenuto da alcune ONG hanno portato il Governo ugandese in tribunale e alla fine del 2021 la Corte costituzionale si è pronunciata a suo favore sentenziando che la “comunità è stata trattata in modo disumano” e ha ordinato “un equo e giusto risarcimento” a suo favore entro 12 mesi. Ma il Governo vuole presentare ricorso.

Una rappresentante dell’UOBDU, Alice Nyamihanda, combatte affinché le persone della sua comunità siano rispettate e non costrette a prendere “gli avanzi di cibo dai bidoni della spazzatura come accade spesso a Kisoro. Gli animali vengono trattati meglio dei Batwa”

L’Uganda si è dedicata ai gorilla di montagna salvandoli dall’estinzione ma sembra l’abbia fatto a spese della comunità. Così sostiene l’associazione, e Alice Nyamihanda chiede come sia possibile che non esista un modo per proteggere la fauna selvatica rispettando comunque i diritti dei Batwa.

L‘Uganda Wildlife Authority ammette che durante il processo di allontanamento della comunità dalla foresta sono stati commessi vari errori.  “Ma l’accusa di non avere terra,  non permettere loro di avere la propria cultura è fuorviante e non corretto” ribatte Sam Mwandha, direttore esecutivo.  E ricorda che alla comunità è consentito di fare da guida ai turisti nel parco naturale e un quinto delle entrate è destinato, attraverso il Governo, alla comunità, pronto a essere utilizzato per buone proposte, “incluso” quelle dei Batwa.

Ma come si  riesce a salvaguardare la propria cultura fortemente connessa con la natura e fatta di usi e costumi ripetuti se si è stati sradicati dal proprio habitat.

I Batwa, infatti,  aspirano a un posto che corrisponda al loro ‘ritorno a casa’ e il riconoscimento di popolo indigeno in via di estinzione (dopo i gorilla, spetta a loro) e ottenere così una protezione migliore come vuole il diritto internazionale.

 

Immagine: Uganda, persone della comunità Batwa, photo  by David Meffe

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