Settimana enigmistica. Forse non tutti sanno che …

Buon compleanno alla rivista che vanta molti tentativi di imitazioni! È questo il complimento più sincero e valido che questa pubblicazione si è conquistata nel corso di novantanni.

Quando il 23 gennaio del 1932 uscì il primo numero sembrava  iniziare un’avventura proibitiva; invece con le sue proposte ha conquistato molti lettori che subito le hanno condivise e che, ancora oggi, appaiono di una freschezza rivolta ad una platea piena di curiosità.

Nessuno può negare di aver trascorso le sue vacanze sotto l’ombrellone o seduto sotto un abete, senza avere in mano la Settimana enigmistica, che riempiva quelle ore di riposo nel modo migliore. Le sue parole crociate, le pagine della sfinge, l’edipeo enciclopedico, le barzellettea denti stretti”, le spigolature, le domande “quali delle tre?” erano fonti innovative di conoscenza che  informavano su delle “massime” o “sul vero o falso”. Originalissima era poi le pagina del “strano, ma vero!”, delle domande bizzarre e del forse non tutti sanno che… .

Insomma non bastava una settimana per approfondire tutti i suoi giochi, gli enigmi e, leggendo qua e là, la nostra cultura cresceva di giorno in giorno. Ecco, quella cultura – forse spicciola – ma che ancor oggi ha una sua identità, perché senza saperlo ha fatto aumentare nei lettori la passione di sapere sempre più cose, più storie, più notizie.

I suoi giochi, fondamentali, facili o difficili che fossero, hanno spesso riproposto flash su personaggi, attori, giornalisti, autori di fama mondiale. Chiunque avesse in mano questa rivista settimanale si sentiva preso da una curiosità profonda, quasi fosse una panacea perché, nello sfogliarla, era facile scoprire strade diverse che ci facevano comprendere il valore delle parole,  il loro profondo significato e per tutti era la sfida che ci portava a capire come la nostra conoscenza del passato e del presente fosse limitata.

Non è mancato nella mia vita passata  qualcosa che mi ha fatto sentire importante, legato a questa rivista.

Ero giovane, piena di entusiasmo, ma votata, senza se e senza ma, a voler veder valorizzata la bellezza della natura che mi circondava ed a dar prestigio alla cittadina, Sestri Levante, nella quale vivevo.

Quale migliore occasione (da prendere al volo) se non quella di spedire alla direzione della Settimana enigmistica le foto del mio paese per vederle poi pubblicate nella rubrica, “Una gita a...”

Ciò avvenne negli anni ’60 e la mia gioia raggiunse l’apice quando il giornalaio espose sull’esterno della bacheca del suo negozio, la Settimana enigmistica aperta sulla pagina dove erano pubblicate 5 foto della mia cittadina.

Ancor oggi non ho dimenticato quel giorno e, forse, ogni volta che acquisto questa rivista, il mio sguardo va facilmente alla pagina che presenta il cruciverba che ti fa conoscere uno spicchio della nostra bella Italia.

Tutto ciò fa sì che questo giornale conservi quel timbro di giovinezza che invita a non mollare, che vuole condividere ancora momenti di cultura e di scoperte, perché avere novantanni – e non solo non dimostrarli ma nemmeno sentirli – vuol dire coniugare le aspettative della vita con la volontà di non arrendersi mai.

E le sue pagine non sono – o non saranno mai –  pagine stanche, ma forti della freschezza di un linguaggio curioso e mai banale.

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