Regina Cassolo Bracchi. Regina della scultura

Regina Cassolo Bracchi (1894 – 1974) o soltanto Regina (come si firmava), è stata la prima artista dell’avanguardia italiana a dedicarsi interamente alla scultura.

Importante esponente del secondo Futurismo e del Movimento Arte Concreta (MAC), ancora oggi una delle figure più interessanti ma meno note del panorama artistico europeo del Novecento.

Originaria di Mede Lomellina (Lombardia), figlia di un macellaio morto in giovane età, sarà l’energica e coraggiosa mamma a continuare a gestire il negozio per portare avanti la famiglia, dimostrandosi per Regina un incancellabile esempio di anticonformismo.

Di Regina non si hanno notizie certe sulla sua prima formazione. Forse diplomata all’Accademia di Brera, i biografi la raccontano allieva dello scultore Giovanni Battista Alloati, amico dei futuristi Giacomo Balla e Marinetti e a Milano nel 1921, dove sposa il pittore paesaggista Luigi Bracchi (1892 – 1978).

Sempre agli anni Venti appartengono le prime sculture di Regina nelle quali, di là dall’impianto tradizionale, s’intravede la tendenza verso la semplificazione delle forme con l’introduzione di tratti geometrici che sarà uno dei tratti peculiari della sua arte e che la riportano, già allora, nell’alveo delle avanguardie internazionali.

 

“Sono sempre stata all’avanguardia, almeno come pensiero” dirà, infatti, Regina che si sentiva “una futurista pura e non amava essere inserita nella scuola del MAC” asserisce la storica e critica d’arte, Chiara Gatti.

L’adesione ufficiale dell’artista al futurismo appartiene al giugno del 1933: nella mostra Omaggio futurista a Umberto Boccioni, presso la meneghina Galleria Pesaro, tra le opere esposte, c’è Sofà che Regina ha scolpito usando alluminio e latta, ma che per i critici più che una scultura è “un oggetto decorativo”. Ma non trascorrerà molto tempo dal cambio di prospettiva nei confronti della nostra scultrice e dei suoi “ritratti in alluminio”, che nel 1934 firmerà con l’eclettico Bruno Munari (1907 – 1998) il Manifesto tecnico dell’aeroplastica futurista e parteciperà per la prima volta alla Biennale d’arte di Venezia.

Nel corso della sua lunga carriera che va dagli anni Venti ai Settanta, Regina non ha mai smesso di sperimentare sia l’uso dei materiali sia le forme.

“Analizzava la natura, studiava la geometria dei fiori dai quali traeva le dimensioni dei volumi per approdare a geometrie purissime” che realizzava oltre all’amato alluminio, in stagno, filo di ferro, carta vetrata e poi plexiglas, acetato, rhodoid, materiali allora inediti.

Come inedita è stata la progettazione di alcune sue opere: cartamodelli ritagliati, fissati con spilli, nella sua casa milanese di Via Rossini, dove Regina ha sempre lavorato e dove cadde accidentalmente nel 1974, con conseguenze che ne hanno causato la scomparsa.

Il giusto tributo a quest’artista poco nota al grande pubblico viene dalla retrospettiva in Italia curata dalla citata Chiara Gatti e da Lorenzo Giusti presso la GAMeC di Bergamo e il Centre Pompidou di Parigi con un importante nucleo delle sue opere.

Le retrospettive nascono dall’acquisizione sia del museo italiano sia di quello parigino delle opere di Regina. La mostra italiana, Regina. Della scultura, inaugurata lo scorso aprile terminerà il 28 agosto 2021, mentre il Centre Pompidou le dedica un’ intera sala nell’ambito della mostra Women in Abstraction: Another History of Abstraction in the 20th Century, a cura di Christine Macel e Karolina Lewandowska, fino a 6 settembre 2021.

 

 

Immagini: 1) La scultrice futurista, Regina Cassolo Bracchi: 2-4; alcune delle opere in lamiera di alluminio  di Regina, dall’alto  ‘Aerosensibilità’, 1935, ‘Spiaggia (Al mare)’ 1930, ‘Ritratto di ragazza’, 1935 -1936

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